Non c’è traccia dell’agricoltura nei progetti per far ripartire l’Italia post-covid

Non c’è traccia dell’agricoltura nei progetti per far ripartire l’Italia post-covid

Centinaia di esperti che si spremono le meningi da mesi sulle cose che occorre fare per rimettere in moto l’Italia, vertici, incontri, riunioni, summit di ogni genere riempiono migliaia di pagine, mettendo insieme dossier da enciclopedia Treccani, eppure… da nessuna parte c’è traccia dell’agricoltura.

Ancora una volta le menti più raffinate dell’Italia, che pensano e che progettano il domani, non riescono a farsi venire in mente che anche loro, bene o male, si siedono a tavola almeno due o tre volte al giorno. Dovrebbe quindi essere naturale domandarsi se per caso quel milione circa di uomini e donne che nelle aziende agricole tutti i giorni pestano terra per farci sedere a tavola, non abbiano davvero alcun bisogno di attenzione.

Siete così sicuri che va tutto bene in campagn,a al punto da non menzionarla neppure per sbaglio nei progetti della nuova Italia? Siete così sicuri che non ci sia bisogno di spendere per le nostre campagne almeno un pochino della montagna di miliardi di euro che arriveranno per istruzione, aggiornamento professionale, innovazione, digitalizzazione, infrastrutture, nuovi modelli di gestione e di vendita, maggior accesso ai giovani, contoterzismo, filiere, accorpamento fondiario e via dicendo? Ma sì, dicono i nostri capi politici, tanto i contadini continuano a lavorare zitti zitti, senza protestare, tranne quando c’è di mezzo il prezzo del latte, quindi…

Che l’agricoltura dai tempi del post ministro Marcora sia stata sempre considerata dall’intero arco parlamentare una Cenerentola da privare di qualsiasi attenzione è ben noto, ma che in questo particolare momento storico dove stiamo per riprogettare il paese non ci sia qualcuno che conta che alzi la mano per perorare la necessità di mettere anche l’agricoltura al centro del progetto Italia, è una ignominia che investe tutti coloro che reggono le sorti di questo paese.

E le nostre organizzazioni professionali, che hanno sfilato nei giorni dei colloqui a Villa Pamphili, quale traccia hanno lasciato nei progetti futuri per la ripartenza dell’Italia? Ben poco cosa ci pare, da quello che leggiamo tutti i giorni sui giornali o ascoltiamo alla televisione: altre pietre dello scandalo, dal momento che non c’è un solo giornalista che ponga la “questione agricoltura” all’attenzione dei suoi interlocutori.
Tutti zitti e intanto tutti si siedono a tavola, con gusto e con appetito. Viva l’Italia!

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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1 comment

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  1. Emma
    Emma 31 Luglio, 2020, 13:46

    si erogano aiuti a casaccio, dopo il lockdown si sono concentrati sul vino invenduto che può benissimo stare nelle bottiglie qualche mese in più.Hanno pensato alla distillazione utile a svuotare a pagamento cisterne di schifezze e nessun ristoro per l’imminente vendemmia, costata agli agricoltori fior di quattrini senza nessuna prospettiva di vendita delle uve. Le cantine piene di bottiglie non compreranno l’uva (già arrivano le prime comunicazioni) e l’uva prodotta dovrà essere lasciata a marcire sulle piante. Chi ripagherà il contadino delle spese “inevitabilmente” sostenute?

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