PSR, l’Italia rischia di perdere 1,5 miliardi di euro per l’agricoltura

PSR, l’Italia rischia di perdere 1,5 miliardi di euro per l’agricoltura

L’ultimo report della Rete Rurale Nazionale suona un allarme che sarebbe doveroso raccogliere da parte dei nostri organismi nazionali: l’Italia rischia di perdere a dicembre 2019 ben 1,5 miliardi di euro, a causa di un avanzamento molto lento della spesa prevista per i Piani di sviluppo rurale regionali (PSR).

Dall’inizio della programmazione di spesa 2014-2020, ad oggi le Regioni hanno speso tra fondi comunitari e cofinanziamento nazionale solo il 30,38% dei fondi disponibili.

Le regioni virtuose e quelle indisciplinate

Come sempre la differenziazione di comportamento a livello regionale è notevole. Partiamo dai “virtuosi”: in testa alla classifica delle Regioni che sanno spendere meglio e di più, oltre cioè il fatidico 30%, troviamo in ordine la Provincia autonoma di Bolzano, il Veneto, la provincia autonoma di Trento, la Sardegna, la Calabria e il Molise.

Le Regioni che hanno speso dal 2014 ad oggi circa il 30% delle risorse disponibili, ovvero quelle “nella media” sono Emilia-Romagna, Piemonte, Umbria, Valle d’Aosta, Toscana, Friuli-Venezia Giulia e Lombardia.

Infine, appena un quarto dei fondi sono stati spesi da Sicilia, Campania, Lazio e Basilicata, mentre in fondo alla classifica la maglia nera spetta a Liguria, Abruzzo, Puglia e Marche.

Le misure più gettonate e quelle andate deserte

Se analizziamo come si dividono gli impegni di spesa tra le varie misure dei PSR regionali, abbiamo un quadro abbastanza chiaro di come questo meccanismo di aiuto, pur a fronte di una montagna di euro non irrilevante, non sia in grado di finanziare in pieno ciò che ha più necessità di incentivi. Infatti la spesa prevista è ferma al palo per misure come la 9 su “Costituzione di associazioni e organizzazioni di produttori”, la 2 su “Servizi di consulenza e assistenza alle aziende agricole” e la 16 su “Cooperazione per l’innovazione”.

Le misure del PSR andate per il momento deserte sono proprio quelle che avevano il compito di dare un nuovo impulso al nostro sistema agricolo, che ha assoluta necessità di aggregazione, formazione degli addetti e forte iniezione di innovazione. I dati di spesa irrisori relativi a queste tre misure strategiche per la nostra agricoltura sono lo specchio del fallimento di una politica che non si preoccupa di indirizzare i nostri agricoltori verso le strategie che permettono di rimanere competitivi e di fare reddito.

Organizzazioni professionali e organismi regionali e nazionali continuano, tranne rare eccezioni, a fare una politica di mero assistenzialismo burocratico, anziché essere per primi i promotori di un cambiamento che tutti ritengono necessario ma che poi nessuno si impegna a sostenere con i fatti.

Occorre indirizzare e affiancare gli agricoltori

Le tre misure dei PSR che sono al palo della spesa prevista, per funzionare e ricevere per consenso, debbono essere spiegate e sostenute da chi ha in mano le redini della politica agricola regionale e nazionale. Si tratta di percorsi che sì offrono incentivi interessanti, ma che non possono essere messi in moto dagli agricoltori per moto spontaneo. Ci deve essere qualcuno del pubblico o del privato che prenda per mano e che spieghi agli imprenditori agricoli la necessità di percorrere nuove strade, pena la chiusura delle aziende. Sappiamo che è un compito difficile e faticoso, e proprio per questo ben pochi si impegnano a imboccarlo.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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PSR 2015-2020

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