Roberto Bartolini18 Luglio 20222min5900

Sementi e Tea, la nuova genetica testata in campo anche in Italia

DNA molecules design with female hand holding pincers. Mixed media

Siamo a corto di cereali e oleaginose e manca l’acqua per irrigare i campi, le colture estensive seminate in primavera soffrono, ma per fortuna arriva una buona notizia dalla politica: «È stata incardinata nelle commissioni congiunte Affari sociali e Agricoltura la proposta di legge con cui intendiamo permettere la ricerca in campo aperto sugli organismi prodotti con tecniche di genome editing (mutagenesi sitodiretta) e cisgenesi (le cosiddette Tea, “Tecniche di evoluzione assistita”) per fini sperimentali e scientifici sotto l’egida della ricerca pubblica. Si tratta di una proposta di legge che ha già avuto il vaglio della Società italiana di genetica agraria (Siga), che raggruppa oltre 300 ricercatori, per la gran parte del settore pubblico». Ad annunciarlo è stato il deputato Filippo Gallinella (IpF), presidente della commissione Agricoltura e primo firmatario della proposta di legge sulle Tea.

Le Tea non sono Ogm

Le Tea sono mutazioni realizzate con le nuove tecniche di precisione che modificano il dna, ma che sono equiparabili con quelle tradizionali e con quelle che avvengono in natura. Proprio per questo è assurdo applicare alle piante ottenute con queste nuove tecniche la normativa in vigore per gli ogm, come invece accade tuttora.

Ma perché questi nuovi ritrovati genetici sono importanti, soprattutto oggi, alla luce delle emergenze che stiamo vivendo? Per esempio, nel caso del mais, si tratta di piante capaci di resistere meglio di tutti gli ibridi attuali alla carenza idrica, alle avversità biotiche e a quelle abiotiche, e che manifestano un più completo assorbimento di nutrienti grazie ad apparati radicali più estesi e ramificati. Senza considerare poi la possibilità di ottenere granelle con una composizione di sostanze più favorevoli e consone ai nostri bisogni di alimentazione e di trasformazione.

Dunque si tratta di una rivoluzione genetica già a nostra disposizione, che porterebbe benefici economici non indifferenti ai nostri agricoltori, ma che rimane ferma nel cassetto per veti ideologici oggi anacronistici e per la solita ignavia dei burocrati, europei e nostrani.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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