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Semina su sodo e divieto di usare diserbanti: ecco i motivi di una decisione sbagliata

Semina su sodo e divieto di usare diserbanti: ecco i motivi di una decisione sbagliata

La scelta della Regione Molise di vietare l’uso del diserbo agli agricoltori che aderiranno alla nuova misura 10 del PSR 2015/2020 (vedi articolo precedente), che prevede l’esclusiva adozione della semina su sodo, ha sollevato critiche non solo da parte dei nostri lettori, ma anche del mondo scientifico e tecnico che ora sollecita una pronta revisione della norma.

Uno dei massimi esperti italiani di semina su sodo, Michele Pisante dell’Università di Teramo, presidente di Aigacos (Associazione italiana per la gestione conservativa del suolo) e commissario del Cra, sollecita con una lettera direttamente l’assessore regionale all’agricoltura Vittorino Facciolla a modificare la decisione presa dai suoi funzionari con una serie di motivazioni tecniche inoppugnabili che cerchiamo di riassumere.

Sodo: ecco perché, almeno all’inizio, non si può fare a meno del diserbo

«L’obbligo di rispettare il divieto di “non impiegare alcun tipo di fango sulle superfici ad impegno, né di diserbanti” non è supportato da nessun principio agronomico e predispone gli agricoltori verso un sicuro insuccesso», afferma Pisante. «Il “divieto d’impiego di diserbanti” per la gestione delle malerbe infestanti diviene molto problematico durante la fase di transizione dall’agricoltura convenzionale all’agricoltura conservativa, soprattutto nelle zone in asciutto, perché risulta accentuato l’accumulo dei semi nei primi strati superficiali dalle tecniche di non lavorazione. In queste condizioni, esclusivamente il ricorso al diserbo in pre-semina rappresenta l’unica soluzione agronomica e sostenibile al problema, non essendosi ancora generati gli effetti benefici delle rotazioni colturali e/o dei residui colturali in superficie e/o gli effetti allelopatici delle colture di copertura, che concorrono significativamente a ridurre la pressione delle specie infestanti, ostacolandone la nascita e lo sviluppo di alcune specie, riducendo la capacità competitiva, evitando la selezione della flora di sostituzione».

Una limitazione che può allontanare gli agricoltori dal sodo

Pertanto, il previsto “divieto d’impiego di diserbanti” rappresenta una grande limitazione per gli agricoltori nella Regione Molise, durante i primi anni della fase di transizione – compresa tra cinque e sette anni dall’introduzione del sistema conservativo – in cui è dimostrata la riduzione della produttività nel tempo:

  • Prima fase (1-2 anni): perfezionamento della pratica agronomica;
  • Seconda fase (1-2 anni): miglioramento delle condizioni del suolo e della fertilità;
  • Terza fase (1-2 anni): diversificazione dello schema colturale;
  • Quarta fase (1-2 anni): buon funzionamento del sistema produttivo integrato

(fonte: FAO, 2004)

In conclusione può anche essere che dopo i primi cinque o sei anni, una volta che il suolo ha trovato un nuovo equilibrio grazie al sodo, la pressione delle infestanti possa essere tenuta a freno anche senza l’uso dei diserbanti, ma certamente nella prima fase della conversione dall’aratura tradizionale al sodo, il diserbo va praticato.

Altri aspetti agronomici essenziali per avere successo con il sodo non vengono invece minimamente tenuti in considerazione nella misura M 10 dei PSR Molise e Pisante ne sottolinea alcuni.

Buona sistemazione del suolo e scelta della seminatrice giusta

«L’adattabilità delle colture erbacee alle tecniche conservative – prosegue l’agronomo – può trovare altri limiti in alcuni aspetti della gestione del sistema colturale: l’irregolare sistemazione del letto di semina che può comportare un investimento non ottimale di piante, una scarsa produzione di residui o di dimensioni eccessive può determinare uno scarso contatto del seme con il terreno, una minore temperatura del suolo durante le prime fasi di sviluppo e una maggiore pressione delle erbe infestanti e di qualche parassita. Per limitare tali inconvenienti è importante la giusta scelta delle macchine seminatrici e la tempestività di esecuzione con terreno in tempera, utilizzando seminatrici sufficientemente in grado di porre il seme alla giusta profondità e di coprire il seme in modo ottimale, senza creare soluzioni di continuità sui residui superficiali. La minore temperatura del suolo, limitante soprattutto per le colture autunno-vernine (tutte quelle previste nella misura), è associata a un maggior contenuto idrico per la presenza dei residui superficiali. Cruciale è quindi la presenza di un efficiente sistemazione idraulico-agraria dei suoli al fine di far defluire velocemente le acque in eccesso e riportare i primi strato di suolo a contenuti idrici più bassi e quindi a livelli termici più elevati».

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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