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Trinciato di mais: le regole d’oro per un insilamento che garantisca un prodotto di alta qualità

Trinciato di mais: le regole d’oro per un insilamento che garantisca un prodotto di alta qualità

Come e quanto insilare? La domanda non è nuova tra gli agricoltori, ma basta conoscere poche e semplici regole per ottenere un prodotto di alta qualità.

Il primo passo importante è decidere quando si deve raccogliere il mais da insilato. Tutti concordano che corrisponda alla maturazione cerosa della granella, che vuol dire con percentuali di sostanza secca comprese tra il 32 e il 35%.

Come individuare il momento giusto per raccogliere

In questo stadio la granella di mais, se la incidiamo con l’unghia, si presenta di una consistenza ceroso-farinosa , con un colore lucido e una dentatura ben pronunciata. La pianta in generale ha le brattee sotto la spiga già ingiallite e le foglie sottostanti sono in parte secche e in parte ancora verdi.

Cosa succede se si raccoglie più tardi? Un trinciato per esempio con il 35% di sostanza secca offre maggiore resistenza quando lo si comprime nel silo, e quindi rimanendo più aria al suo interno si degraderà più rapidamente a causa delle fermentazioni negative che partiranno immediatamente. Se addirittura si dovesse raccogliere un insilato con valori di sostanza secca intorno al 40%, risulta fondamentale regolare bene il rompigranella della falciatrinciacaricatrice.

La lunghezza ideale del trinciato

Un insilato di alta qualità deve avere una lunghezza teorica di taglio maggiore di 19 mm, un grado di rottura della granella non inferiore al 50% e valori ottimali attorno al 70%. L’aumento della lunghezza di taglio in combinazione con l’attività del rompigranella sembra aumentare le prestazioni dell’animale rispetto all’assenza di rompigranella. In particolare, l’introduzione di un dispositivo come il rompigranella aumenta la qualità dell’insilato perché ottimizza la fermentazione dell’amido nel silo e riduce le perdite di sostanza secca durante il processo di conservazione.

La lunghezza di trinciatura è bene sia molto ridotta, cioè intorno a 0,95 cm. Tagliando le piante di mais a un’altezza di 45 cm da terra significa avere qualità nutrizionali superiori, perché la parte fibrosa meno digeribile non viene raccolta. Inoltre non si rischia di avere residui di nitrati che rimangono nella porzione di stocco più vicina a terra.

Una trinciatura troppo vigorosa non permette la giusta stimolazione meccanica del rumine. Lo spaccagranella è un mezzo utile perché aumenta la digeribilità della sostanza secca e dell’energia netta della dieta.

La lunghezza ideale di trinciatura deve essere attorno a 0,95 cm.

La lunghezza ideale di trinciatura deve essere attorno a 0,95 cm.

Il segreto è insilare molto rapidamente e pressare bene

Altro segreto è quello di insilare il più rapidamente possibile per evitare la perdita di sostanza secca a contatto con l’aria. Man mano che si riempie, il silo va compattato con molta attenzione e cura per togliere tutto l’ossigeno e così favorire le fermentazioni anaerobiche che permettono la buona riuscita dell’insilato.

Alla fine il silo va coperto con un telo o un doppio telo di fogli dello spessore di almeno 4-6 mm, facendo aderire bene la pellicola alla massa vegetale ed evitando insaccature che potrebbero raccogliere acqua piovana con rottura del telo.

Una volta coperta, la massa va caricata con un peso pari a 1 ql/metro quadro con sacchi di sabbia, ghiaia, copertoni o mattonelle. Per quanto riguarda il desilamento, il fronte ideale di avanzamento deve essere di almeno 10-15 cm in inverno e di 20-25 cm d’estate per evitare che i micorganismi mangino gli zuccheri del silomais riducendone il valore nutrizionale.

Il fronte ideale di avanzamento nel corso del desilamento deve essere di almeno di 20-25 nel periodo estivo.

Il fronte ideale di avanzamento nel corso del desilamento deve essere di almeno di 20-25 cm nel periodo estivo.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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