Agricoltura: dopo un’annata buona per tutti, non fermate la corsa all’innovazione

Agricoltura: dopo un’annata buona per tutti, non fermate la corsa all’innovazione

Attraverso ogni giorno le campagne italiane, visito le aziende agricole dal 1978 e so bene che dopo un’annata come il 2020, mediamente ottima per i prezzi e la qualità dei raccolti e buona per le produzioni, in molti diranno: «Altro che spendere in innovazione. Senza satellitare, senza sistemi di precisione e con il buon aratro del papà, ho fatto produzioni record!».

Invece le buone annate per i seminativi, come appunto il 2020, nascondono sempre un’insidia: quella di rallentare la corsa all’innovazione, che accelera il passo quando il bilancio si fa rosso ma tende a rallentare quando il portafogli è pieno.

Quest’anno, diciamolo chiaro, anche i tradizionalisti e coloro che hanno commesso errori marchiani in campo dalla semina alla raccolta, se la sono cavata più o meno bene, e così si fa forte la tentazione a «dimostrarsi più furbi del vicino che ha speso soldi in macchine, attrezzature e sistemi satellitari e alla fine non è che ha prodotto molto di più».

Lo abbiamo detto tante volte: la singola annata non dice nulla, sia in termini agronomici che in termini di mercato. In agricoltura, se si fanno bene i conti, ciò che indica la strada da percorrere è solo la media di quello che è successo ai costi e ai ricavi negli ultimi 6-7 anni. Non si può ragionare su un tempo più ristretto, perché sono troppe le variabili in gioco da un’annata all’altra.

Dunque, amici agricoltori, il nostro messaggio è forte e chiaro: le lavorazioni conservative, la digitalizzazione, l’utilizzo di sistemi intelligenti capaci di razionalizzare l’uso dei mezzi tecnici, la tracciabilità totale di quello che si fa in campo, i contratti di coltivazione, le rotazioni ampie e supportate dalle cover crops, non vanno abbandonati perché sono le chiavi indispensabili per dare un futuro economico all’azienda agricola. E non da ultimo, indispensabili anche se si vorranno ottenere i contributi della nuova Pac, che finalmente misurerà il tasso di innovazione presente nelle aziende, per valutare se queste meritano davvero i contributi europei.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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