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Agricoltura, nove ibridi di colza che garantiscono buone rese

Agricoltura, nove ibridi di colza che garantiscono buone rese

Gli ibridi di colza che seminiamo in Italia provengono tutti dall’estero, quindi sono molto importanti i dati – pubblicati di recente dall’Informatore Agrario – sulle prove realizzate dal CREA di Ersa del Friuli in tre regioni: Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Marche.

Il differente comportamento degli ibridi di colza in uno stesso ambiente porta a scarti anche del 40%, e da questo ben si comprende che, se si sceglie l’ibrido sbagliato, reddito non se ne fa.

I migliori ibridi di colza

Tra tutti i tredici ibridi di colza messi a confronto, due si sono rivelati i migliori su tutti, indipendentemente dalla località di prova. Si tratta di Traviata (Kws) e di DK Exkio (Monsanto).

Altri ibridi di colza buoni e affidabili sono inoltre Kodiak (Kws), DK Sensei (Monsanto), Loki (Maisadour), Galia (Maisadour), Gordon (Kws) e DC 2015 (Maisadour).

Vediamo ora una sintesi del comportamento nei tre ambienti.

Semina nelle Marche

Se si semina nelle Marche, vincono quattro ibridi su tutti: Traviata e Kodiak con produzioni di oltre 4 t/ha e DK Sensei e Miranda con 3,90 t/ha. Il contenuto in olio più elevato è stato registrato da Miranda con oltre il 46%.

Semina in Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna, record produttivo per cinque ibridi di colza oltre 5 t/ha: DK Exkio, Menphis, Galia, Traviata, DK Sensei. Il più alto tenore in olio è stato ottenuto da Traviata con il 46,55%

Semina in Friuli Venezia Giulia

DK Exkio è stato l’ibrido migliore in Friuli Venezia Giulia, con 4,24 t/ha di granella e 1,62 t/ha di olio.

Come coltivare il colza

Per coltivare il colza, il terreno deve essere molto ben affinato e omogeneo. L’interfila occorre di 45-50 cm se si usa una seminatrice da soia oppure di 30 cm se si usa la seminatrice da grano. La profondità di semina è di 2,5 cm e la densità è variabile da 3,6 a 4,3 kg/ha di seme. Per quanto riguarda l’epoca di semina, occorre agire entro il 20 settembre, almeno al Nord Italia.

Due sono gli interventi da fare con l’azoto: a marzo con solfato ammonico da 2-3 ql/ha e ad aprile in levata con Urea a 2 ql/ha o nitrato ammonico a 3 ql/ha. Se ad aprile ai bottoni fiorali si riscontra il meligete o punteruolo, è bene un ulteriore intervento con piretroidi.

Infine, la raccolta va effettuata entro la prima decade di giugno, quando pianta e bacello virano dal verde al bruno-nero.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all’Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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