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Alimentazione vacche: no al silomais, sì al pastone integrale di mais

Alimentazione vacche: no al silomais, sì al pastone integrale di mais

Negli ultimi anni sono aumentati in maniera esponenziale i fabbisogni nutrizionali in energia e proteine delle vacche da latte, a causa del costante aumento della produttività per vacca. Ma per soddisfare le esigenze di animali a così alta produttività i costi dell’alimentazione sono raddoppiati, quindi è necessario introdurre colture foraggere proteiche che sostituiscano almeno parzialmente il silomais, per ottenere foraggi che siano ricchi di energia e di proteina.

Solo i foraggi aziendali possono essere di alta qualità

Il “Forage Team” del dipartimento di scienze agrarie dell’Università di Torino, sulla rivista L’Informatore Agrario, ha sottolineato come solo la coltivazione in azienda consente di produrre foraggi prativi di altissima qualità, la cui produzione non può essere demandata a terzi. Foraggi che, tra l’altro, possono contribuire a ridurre in maniera molto significativa i costi dell’alimentazione delle vacche.

Un esempio pratico aziendale

Ecco l’esempio pratico: un foraggio di medica tagliato presto, allo stadio dei “bottoni fiorali”, e insilato ha un costo di produzione di 160-180 euro/t di sostanza secca, paragonabile al costo di mercato del fieno di medica (120-160 euro/t di sostanza secca). Questo foraggio, inserito in misura elevata nella razione, consente di risparmiare elevati quantitativi di farina di estrazione di soia, che hanno un costo di mercato pari a 270 euro/t.

Puntare su fibra più digeribile di quella del silomais

La mossa vincente sta nell’eliminare parte della fibra apportata in razione con il silomais, per far posto a quella più nobile e più digeribile apportata da foraggere prative aziendali di altissima qualità. Quindi il potenziale produttivo delle vacche da latte può essere sfruttato in pieno se si opera un cambio di alimentazione, sia in qualità sia in composizione.

Chi non produce foraggi di qualità, spende di più

Ma le aziende da latte che non producono sui propri terreni foraggi di alto valore nutrizionale e che il mercato non può offrire, sono obbligate ad aumentare la quota di concentrati come farina di mais, farina di estrazione di soia, polpe, eccetera, diminuendo la quota foraggera. Questa strategia porta a somministrare razioni con una quota di amidi più elevata e a una diminuzione del rapporto foraggi/concentrati.

Perché sostituire il silomais

Il silomais è caratterizzato da una concentrazione di proteina molto scarsa, anche se ha una quota energetica medio-alta, in parte ridotta dalla presenza dello stocco che ha una qualità nutrizionale scadente a qualsiasi stadio di maturazione. Inoltre il kg di sostanza secca del silomais contiene una quota indigeribile elevata, che obbliga ad addizionare le farine di estrazione.

Quindi il consiglio operativo è:

  • destinare il mais aziendale alla produzione di pastone integrale;
  • sostituire lo stocco con foraggere di alta qualità come insilati di loglio e medica raccolti precocemente.
Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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