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Coltivare l’erba medica, un prodotto dai numerosi vantaggi

Coltivare l’erba medica, un prodotto dai numerosi vantaggi

Oltre alla soia, le nuove regole della Pac 2015-2020 spingeranno ancora più in alto l’erba medica, un prodotto aziendale di alto pregio che è fondamentale non solo per chi alleva vacche da latte, ma anche per agricoltori senza stalla.

L’erba medica, inserita per interrompere la monosuccessione di mais (per rispettare le regole del greening che prevedono l’avvicendamento per chi coltiva seminativi) – affermano Ernesto Tabacco e Giorgio Borreani dell’Università di Torino – porta con sé una serie di vantaggi agronomici molto interessanti. Grazie ai suoi tagli frequenti e alla persistenza per 4-5 anni, riduce drasticamente il numero di infestanti normalmente presenti in un terreno coltivato a cereali con una significativa riduzione dell’uso di diserbanti. In più interrompe i cicli riproduttivi di alcuni insetti dannosi al mais come la piralide e la diabotrica, e anche in questo caso riduce il ricorso a trattamenti insetticidi indispensabili con cadenza annuale quando si coltiva mais in monosuccessione.

Contro l’erosione e a favore dei microrganismi

L’apparato radicale della medica si sviluppa fino a 2 metri di profondità e, rigenerandosi per più anni senza essere disturbato dalle lavorazioni meccaniche, crea una struttura canalicolare e un reticolo nel suolo che favoriscono l’infiltrazione di acqua e stabilizzano gli aggregati. La copertura vegetale riduce i fenomeni erosivi superficiali del terreno sia di origine idrica sia di origine eolica.

La presenza di essudati radicali e la grande quantità di azoto e carbonio che si sviluppa a seguito della degradazione delle radici della medica, anno dopo anno sviluppano l’attività microbica del suolo sino a oltre 100 volte rispetto a quella osservata nei terreni a monosuccessione di mais.

In tre anni l’erba medica è capace di produrre circa 400 ql/ha di sostanza secca, fornendo oltre 800 kg di azoto fissato a ettaro, pari a circa 5000 kg di proteina grezza contenuta in un foraggio a elevato contenuto nutritivo. Un ettaro di medica fornisce, attraverso il raccolto, l’equivalente di 115 quintali di farina di estrazione di soia. Ma di azoto ne rimane parecchio anche nel terreno per la coltura che segue la medica, tant’è che il mais da trinciato o da pastone coltivato dopo la medica produce mediamente dal 4 all’8% in più del mais in monosuccessione.

Inoltre il risparmio è anche in energia, poiché grazie agli anni di medica si riduce sul mais l’uso di concimi e di agrofarmaci.

Quanto rende coltivare l’erba medica?

I costi di impianto per l’erba medica, secondo un’indagine svolta da Gabriele Chiodini dell’Università di Perugia, sono pari a 630 euro/ha, ai quali si devono aggiungere i costi per i tre tagli che comprendono le operazioni di sfalcio, rivoltatura, ranghinatura, pressatura in rotoballe, carico e trasporto per raggiungere i 940 euro totali all’anno.

Al primo anno dai tre tagli si ricavano mediamente (al prezzo di 12 euro/ql) 525 euro/ha, quindi al primo anno il saldo è negativo per oltre 400 euro. Ma dal secondo anno crescono le rese dei vari tagli e cominciano i risultati positivi, con un reddito lordo che sale a 530 euro/ha, mentre nel corso del terzo e quarto anno si raggiungono i 620 euro/ha. In media dunque in 4 anni la medica può assicurare un reddito netto di circa 340 euro/ha, che si può incrementare se si vende il fieno nei periodi in cui il prezzo si alza, cioè a fine autunno-inizio primavera. In questo periodo il prezzo della medica può arrivare a 20-27 euro/ql, portando la redditività della medica ad oltre 500 euro/ha con punte di 800 euro/ha al terzo e quarto anno.

Interessante anche la produzione di seme di medica dal secondo sfalcio, con un ricavo di 650 euro/ha che migliorano la gestione finanziaria dell’impresa.

Dove si può coltivare bene l’erba medica

Il terreno che accoglie la medica è bene che sia profondo e non soffra di ristagni idrici. Il pH ottimale è attorno al 7, perché la medica non sopporta i terreni acidi.

Attenzione alla dotazione minerale del terreno, perché la medica è molto avida di fosforo e potassio assimilabile che devono essere presenti nel suolo con valori elevati.

Quando si deve tagliare l’erba medica

Dipende dall’obiettivo che ha l’agricoltore. Se si taglia in piena fioritura, la produzione di sostanza secca è massima. Se si taglia in pre-fioritura, si ha una elevata concentrazione di sostanze nutritive, ma la produzione è inferiore e cala la digeribilità della fibra. Le rese più elevate di sostanze digeribili si ottengono se si taglia nel periodo in cui la fioritura è al 10% del totale, sostengono Alberto Polmonari e Mattia Fustini dell’Università di Bologna.

Fondamentale nel corso del taglio e delle successive operazioni di raccolta è la salvaguardia della maggior quantità possibile di foglie, che sono quelle che contengono quantitativi maggiori di nutrienti come le proteine, rispetto agli steli.

Dunque la qualità del fieno, cioè la sua resa in stalla e il suo prezzo di mercato, dipendono da come è stato trattato il prodotto in campo.

Obiettivo stalla

Gli steli della medica stimolano la masticazione, mentre le foglie sono il vero e proprio “mangime” ricco di proteine solubili. Se la pianta non è ancora in fioritura, la parte fibrosa è ancora ben digeribile e la masticazione anche delle foglie risulta più agevole. Con queste caratteristiche la medica assume il ruolo di un vero e proprio concentrato. Man mano che la medica avanza nella sua maturazione solidifica i fusti, e questo si traduce in una perdita di valore nutritivo e disponibilità proteica.

Dunque occorre mettere in campo un cantiere di raccolta che permetta di preservare al massimo grado l’integrità sia delle foglie sia dei fusti.

Le varietà di erba medica si differenziano soprattutto per la loro diversa adattabilità agli areali di coltivazione.

Le varietà di erba medica si differenziano soprattutto per la loro diversa adattabilità agli areali di coltivazione.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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4 commenti

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  1. luca
    luca 24 agosto, 2016, 16:42

    Buongiorno Dott.Bartolini, in termini di metodo di conservazione del prodotto finito, qual’è quello che esalta di più il mantenimento massimo di proteina e dunque la massima qualità? insilamento, balle fasciate o essicazione artificiale? grazie e cordiali saluti

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  2. Elmi Alessandro
    Elmi Alessandro 29 luglio, 2017, 17:10

    In quanto letto sopra credo manchi uno zero alla produzione di sostanza secca, Infatti 40 ql./ha mi sembrano pochi. Inoltre si afferma che il taglio anticipato abbia si una elevata concentrazione di sostanze nutritive , ma la produzione è inferiore e cala la digeribilità della fibra “. Forse ho letto male? pensavo che la digeribilità diminuisse con l’avanzare della fioritura, per via della lignificazione degli steli. Grazie

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    • Roberto Bartolini
      Roberto Bartolini Autore 7 agosto, 2017, 14:50

      Gentile Alessandro, nell’articolo abbiamo riportato i dati dello studio citato, e in effetti crediamo che lei abbia ragione: mancava uno zero al dato, abbiamo provveduto a correggere.
      Per quanto riguarda il taglio anticipato, come è scritto, se si taglia al 10% di fioritura si ottiene la massima digeribilità della fibra.
      Grazie per il suo commento.

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