Grano Cappelli, una battaglia inutile che danneggia agricoltori e consumatori

Grano Cappelli, una battaglia inutile che danneggia agricoltori e consumatori

Troppo spesso in Italia, quando scopriamo qualcosa che può far bene alla comunità, finiamo per litigare e mandare tutto all’aria. È il caso del famoso grano Senatore Cappelli, che in una recente puntata la trasmissione Report ha ricordato essere capace, una volta trasformato in pasta, di virtù salutistiche straordinarie e documentate da una sperimentazione del Policlinico Gemelli.

La ricerca infatti dimostra che, se si mangia la pasta fatta con il grano Senatore Cappelli, i sintomi quali dolori addominali o gonfiore intestinale si abbattono di colpo, con benefici sulla salute dell’organismo. Dunque un grano con eccezionali qualità nutrizionali e di digeribilità!

Sis imposta il mercato del Grano Cappelli in una logica di filiera

Nel 2016 il Crea, costitutore e responsabile di oltre 500 varietà di vegetali, ha indetto un bando per aggiudicare una nuova licenza unica ed esclusiva della durata di 15 anni per la riproduzione del seme Senatore Cappelli, vinto dalla società sementiera Sis. La quale ha pensato, a ragione, di gestire commercialmente il seme Cappelli in una logica di filiera: cioè di vendere ogni anno il seme certificato agli agricoltori interessati con il vincolo di ritirare tutto il raccolto, per poi rivenderlo a mulini e pastifici.

Gli agricoltori hanno dimostrato di essere ben contenti della proposta, dal momento che hanno la certezza di conferire quello che producono a prezzi per loro convenienti tra 60 e 80 euro/ql, un prezzo elevato dal momento che Cappelli produce molto meno delle altre varietà di grano. Sta di fatto che la superficie coltivata a Senatore Cappelli è passata in poco tempo da 800 a 5500 ettari.

Il successo di Sis alimenta malumori e invidie

Ma il diavolo ci mette sempre lo zampino: il successo perentorio decretato da agricoltori e consumatori ha destato crescenti malumori e invidie da parte di chi non sta dalla parte “politica” di Sis. Confagricoltura infatti ha denunciato all’Antitrust che Sis impone la stipula del contratto di coltivazione, cioè oltre a vendere le sementi impone la consegna di tutto il raccolto Cappelli, negando poi nella campagna successiva all’agricoltore il “privilegio” di reimpiegare parte del seme raccolto come nuova semente. Infine, secondo Confagricoltura Sis non sta sul mercato, ma è il mercato stesso, violando le regole della concorrenza.

Una denuncia che contrasta con le strategie europee

Ma non siamo forse tutti d’accordo (Unione europea, esperti di mercato, organizzazioni agricole, industria, eccetera) sul fatto che, soprattutto per le colture a seminativo, l’unica via da percorrere è quella della filiera, di fare squadra e di produrre solo ciò che vuole il consumatore? E che ci si batte da anni per eliminare il vizietto italico di riseminare il seme autoprodotto nell’azienda agricola, onde evitare danni di varia natura molto ben documentati?

La filiera Cappelli impostata da Sis viene ritenuta un monopolio imposto? Ma stiamo scherzando? A questo punto siamo davvero alla commedia dell’arte e ci rammarichiamo davvero di come sia finita, con l’Antitrust che ha sanzionato con 150 mila euro la Sis per avere imposto pratiche commerciali sleali creando una filiera chiusa da vero monopolista. E Sis ha incrociato le braccia, dando avvio a una difesa legale che chissà quando e come finirà, visto come è messa la giustizia del nostro Paese. Intanto, gli agricoltori che seminano e raccolgono Cappelli sono sempre di meno!

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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