Il nuovo “corso verde” europeo è una grande opportunità per gli agricoltori

Il nuovo “corso verde” europeo è una grande opportunità per gli agricoltori

L’Unione europea ha lanciato la sua sfida al clima e all’ambiente con il programma chiamato “Green Deal” (che tradotto significa “percorso verde”) da qui al 2050. L’obiettivo del progetto è che l’Europa diventi il primo continente a emissioni zero entro il 2050, con un programma di investimenti per modificare il nostro modo di vivere e di produrre che partirà già da quest’anno e che coinvolgerà tutti i settori dell’economia, compresa l’agricoltura.

Occorre cambiare i modelli produttivi

La produzione alimentare preoccupa molto l’Unione europea, perché provoca un notevole inquinamento dell’aria e dell’acqua e un impoverimento dei suoli agricoli, con evidenti perdite di biodiversità e un consumo troppo elevato di risorse naturali. Dunque fare agricoltura e produrre cibo verranno messi attentamente sotto la lente degli esperti per individuare tutte le azioni necessarie a migliorare le cose, andando nella direzione indicata al Green Deal.

Teniamo presente che nei prossimi dieci anni l’Unione europea mobiliterà oltre 1000 miliardi di euro per gli investimenti sostenibili, che riguarderanno anche l’agricoltura.

Gli agricoltori devono voltare pagina

Ma i nostri agricoltori cosa ne pensano? Da quello che possiamo osservare frequentandoli da vicino ogni settimana, notiamo tra gli agricoltori posizioni per lo più molto critiche verso una presunta “ossessione ambientalista” dell’Europa e dei consumatori che non porterebbe alcun beneficio alle imprese agricole, ma anzi aumenterebbe i costi e farebbe diminuire rese e redditività.

Invece, le cose stanno molto diversamente. La futura Pac, che partirà dal 2022 e che destinerà il 40% delle risorse totali al sostegno di percorsi produttivi sostenibili, vincolerà l’erogazione di tutti i pagamenti diretti a requisiti ambientali e climatici molto più rigorosi degli attuali: riduzione significativa di concimi e agrofarmaci attraverso l’impiego di innovazione e dell’agricoltura di precisione, riduzione degli antibiotici, aumento delle superfici a biologico, sostegno a tutte le pratiche agronomiche che possano difendere i suoli dal degrado e via dicendo. Pertanto i nostri agricoltori se ne devono fare una ragione: il Green Deal europeo appena varato è una strada già segnata e senza ritorno, con un unico percorso di sola andata ben individuato e senza possibilità di scelta: si deve imboccare e basta, altrimenti l’attività agricola chiuderà, prima o poi.

Una grande opportunità per chi crede al progresso

Il Green Deal, per coloro che vorranno uscire dall’immobilismo e dal tormentone agricolo “ho sempre fatto così!”, è una straordinaria opportunità da cogliere per una ragione molto semplice: i cittadini, che sono quelli che fanno la spesa e comprano i prodotti che provengono dalle terre degli agricoltori, chiedono a gran voce attenzione al clima e all’ambiente e premiano, con acquisti sempre più mirati e consapevoli, i prodotti a basso impatto e made in Italy. Ecco dunque la seconda grande opportunità: differenziare i nostri prodotti agricoli dalle commodities del resto del mondo.

Il marchio Italia sul cibo viene percepito come un plus di enorme valore in tutto il mondo, e finalmente anche in Italia, perché è considerato il più sicuro, nutriente, di alta qualità e sostenibile. Dunque da ora in avanti deve essere un impegno di tutti, istituzioni pubbliche e private e singoli operatori di ogni ordine e grado, convincere a voltare pagina quella schiera di fautori del “ho sempre fatto così” che continuano a difendere un modello agricolo senza futuro, perché completamente slegato dalle richieste del mercato e dalle politiche agricole di sostegno al reddito che verranno adottate nei prossimi mesi.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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1 commento

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  1. Ana p
    Ana p 28 Febbraio, 2020, 10:13

    Ma quelli che ci provano vengono messe leggi che non danno una prospettiva di futuro. La canapa non è nociva come fumo e alcool e l’unica che porta solo benessere anche ai terreni, ma in Italia si fa del tutto x bloccare ogni sviluppo sano!!

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