Kverneland @ Eima 2018

La follia dell’aratore: distruggere la fertilità dei terreni con costi enormi

La follia dell’aratore: distruggere la fertilità dei terreni con costi enormi

Era il 1943 e non si parlava ancora di minima lavorazione e di sodo, ma Edward H. Faulkner in un suo mitico libretto (dal titolo originale Ploughman’s Folly) sosteneva che l’uso universale dell’aratro è stato responsabile del tasso di erosione del suolo che l’America in quegli anni stava vivendo. «Nessuno – scriveva Faulkner – ha mai avanzato una ragione scientifica per l’aratura».

In effetti questo è vero, anzi tutti gli studi agronomici degli ultimi decenni, nonché le pratiche quotidiane delle migliaia di agricoltori in Italia e dei milioni nel mondo che hanno messo l’aratro in soffitta, confermano che arare in profondità (45-50 cm e oltre) – come testimoniato dalle foto che pubblichiamo scattate in Emilia – fanno molto male al terreno.

Zolle grandi come frigoriferi prodotte da un aratro trainato da un Caterpillar nella prima collina emiliana.

Questa lavorazione profonda è devastante per la fertilità e ha un costo elevatissimo, anche per le successive operazioni di affinamento.

Guardate le dimensioni di queste zolle prodotte dal “folle aratore emiliano”, che poi dovranno essere sminuzzate con passaggi e passaggi di erpice rotante: ciò comporta tanto gasolio e notevoli emissioni in atmosfera, e l’addio alla fauna terricola distrutta da questo passaggio devastante dell’aratro. E tutta la sostanza organica? Svanita nel nulla, anno dopo anno.

Ma a questo agricoltore, come a tanti altri convinti aratori, di ciò non importa nulla. I nonni e i padri aravano e quindi anche loro l’aratro non lo abbandonano. Si è sempre fatto così… Guai a cambiare, anche se ci si lamenta che con i prezzi attuali non si guadagna nulla!

Ma i conti, cari aratori, li avete fatti? Di certo non come si dovrebbero fare.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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18 commenti

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  1. Claudino
    Claudino 31 agosto, 2018, 20:01

    Io folle aratore ho raccolto 104 q/ha di sorgo, il mio confinante vs seguace 68 q/ ha, stessa qualità e concimazioni simili…….abbiamo gli aratri gia ammortizzati da anni e nei ns terreni se non facciamo una ripuntatura a 60-70 cm e una aratura di 30-35 cm questi sono i risultati. Meglio qualche litro di gasolio che una stupenda attrezzatura che non ammortizzeremo mai……noi folli i conti li facciamo così

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    • Ugo bertuzzi
      Ugo bertuzzi 18 ottobre, 2018, 12:40

      Hai ragione, io sono di Brescia quelli che 5 anni fa hanno messo l arato in soffitta, sono andati a riprenderlo altrimenti non producono più

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  2. Siro
    Siro 3 settembre, 2018, 21:10

    Certamente che non bisogna laureati per sapere queste cose, da anni gli agricoltori lo sanno , ma forse studiando il professore non ha capito che lavorare la terra non servono i libri ma l’olio di gomito e conoscenza della terra forse entrando in un centro studi per laurearsi ha messo pure i paraocchi per non accorgersi che l’acqua calda la avevano già inventata prima che lui nascesse…..

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  3. Antonio
    Antonio 7 settembre, 2018, 05:58

    Caro dottore in agraria che tecnica di lavorazione è dovremmo attuare? Anche fresa re ogni anno fa male al terrene… Ma in un terreno duro come posso coltivare carciofi? Ps le piantatrici per i carciofi non funzionano si pianta a mano e la terra vuole lavorata… Dietro una scrivania non si può capire le esigenze di chi si sporca le mani

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  4. Mario
    Mario 7 settembre, 2018, 15:26

    Cari dottori in agraria,voi che secondo voi avete molta esperienza,il vostro paragone non è del tutto ammissibile ,nel quanto nella diversità dei terreni è clima.
    È facile seminare sul sodo buttandoci tanta di quella merda di diserbi nocivi cancerogini ecc,ecc.
    Il fato sta che voi con il vostro studio avete rovinato totalmente il pianeta modificando i sementi è altro,è poi venite a dire che gli aratori non capiscono un cazzo.

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  5. Jd6420
    Jd6420 7 ottobre, 2018, 08:25

    Cari professoroni rimanete nelle vostre aule….come pensate di poter produrre senza lavorarla la terra????ho visto medicai impiantati col ripper durare 3 anni egli stessi con arature a 50 cm produrre al 7 anno 60 q.li di fieno di 2’taglio…per non parlare del grano duro…qui suamo arrivati a50 q.li l’ettaro in collina con pendenze da brividi….ed il problema è l’erosione….non le navi che arrivano dal Canada cariche di schifezza…salite con noi sui nostri trattori e imparerete qualcosa e ve lo dice un quasi agronomo….

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  6. Alieno77
    Alieno77 9 ottobre, 2018, 00:34

    Ma l’autore dell’articolo perché non risponde mai commenti?

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    • Roberto Bartolini
      Roberto Bartolini Autore 15 ottobre, 2018, 07:21

      Buongiorno, rispondiamo a tutti i commenti che ci pongono domande di taglio generale su quanto scriviamo. Non possiamo rispondere a ogni osservazione che viene fatta ai nostri articoli, soprattutto quando si tratta solo di opinioni e non di quesiti. Cordiali saluti.

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      • Shio Inoue
        Shio Inoue 15 ottobre, 2018, 15:05

        Mi chiamo Shio Inoue e sono una regista della TV di Stato giapponese, NHK, che mi occupo di un programma sugli animali dal titolo, “Wildlife”, un programma di 60 minuti che va in onda ogni lunedi dalle 20.00 alle 21.00 (http://www4.nhk.or.jp/wildlife/) .
        E’ un programma che tratta tutta la varietà della fauna selvatica, da quella che che si trova nei nostri cortili fino agli animali sconosciuti che stanno nei posti più lontani del pianeta.

        Vorremmo realizzare una prossima puntata sulla fauna nella zona agricola dove gli agricoltori sono più sensibile per l’ambiente e prendono l’iniziative per incoraggiare
        l’attività degli animali per sostenere l’agricoltura.

        Le contatto perchè ho letto il suo articolo sul PSR Piemonte.
        Secondo Lei questo PSR 2014-2020 sta migliorando la biodiversità nella zona agricola specialmente nel risaia?

        Per caso conosce qualche altro organizzazione che attivamente migliora il suo campo per richiamare gli animali e utilizza l’attività degli animali per il merito del lavoro dei campi?

        RingraziandoLe anticipatamente per il Suo prezioso aiuto, resto in attesa della Sua risposta.

        Cordialmente,
        Shio Inoue

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        • Leonardo
          Leonardo 18 ottobre, 2018, 18:21

          Salve, sono Leonardo e vi scrivo dalla Puglia, abbiamo una masseria che utilizza animali da cortile per l’agric Ecosostenibile e la musicoterapia nei campi e fra gli animali da cortile.

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  7. Amedeo
    Amedeo 12 ottobre, 2018, 23:13

    Se penso alla aratura incrociata con l’ aratro a chiodo che ha permesso un balzo in avanti delle rese mi viene da sorridere. Qui non si può fare di tutta un erba un fascio In Emilia la terra non è paragonabile a quella del sud Milano , li se non la ari in autunno col cavolo che ci tiri fuori qualcosa.Direi che ad ogni areale corrisponde un tipo di lavorazione ma seminari l orzo tra sugli sticchio di mais non credo che sia una cosa saggia peggio non parlare delle micotossine che essi stessi potrebbero sviluppare sulla cotturatore che segue.

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  8. francesco1989
    francesco1989 16 ottobre, 2018, 13:45

    Salve dottore sono un giovane imprenditore insediato quest’anno per la prima volta vorrei sapere quando saranno erogati i premi del anno 2018
    grazie cordiali saluti

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    • Roberto Bartolini
      Roberto Bartolini Autore 22 ottobre, 2018, 08:40

      Buongiorno Francesco. I tempi di erogazione di Agea non si conoscono, anche perché ogni anno si accumulano ritardi anche di mesi. È purtroppo una prassi consolidata e che mette in difficoltà tutto il settore agricolo italiano. Cordialità

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  9. marina
    marina 18 ottobre, 2018, 09:33

    Sono un agricoltore anche io e coltivo cereali su sodo in consociazione con leguminose. Non aro, nond iserbo, non concimo e non irrigo nemmeno. Il mio terreno, che era morto dopo anni di aratura profonda, superconcimazioni e diserbi fatti da qualcun altro, ha smesso di scivolare a valle ed è tornato fertile. Per le poche lavorazioni che faccio spendo molto meno, compensando la minore resa: in cambio ho un terreno sano e dell’humus che non andrà perso per il vento e la pioggia. Mi pare che abbia senso, e lo stesso pare a molti grossi agricoltori in altri paesi e continenti, più che in Italia.

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  10. massimo spina
    massimo spina 18 ottobre, 2018, 17:58

    dal dire al fare c’è di mezzo il mare teorie..teorie…mai qualcuno che si spacca le mani da calli-che parli-

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  11. Daniela
    Daniela 19 ottobre, 2018, 09:39

    Salve , sono una giovane impreditrice insediata quest’anno che ha fatto richiesta di titoli pac alla riserva nazionale? Desideravo sapere quando si avrà risposta e in quale percentuale verranno assegnati .Se nel frattempo compro dei titoli pac da un privato avendo aggiunto dei terreni al fascicolo dopo la presentazione della richiesta alla riserva nazionale è compatibile con la suddetta richiesta? Grazie

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  12. Alfio
    Alfio 22 ottobre, 2018, 11:12

    Io coltivo su sodo da almeno 5 anni e debbo dire che nonostante le perplessità iniziali il raccolto di grano duro è paragonabile se non superiore al tradizionale, diverso il discorso per le leguminose e colza, che hanno problemi di nascita

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