Nel piano di rilancio dell’Italia non si parla di agricoltura: lo dice anche Rizzo su Repubblica

Nel piano di rilancio dell’Italia non si parla di agricoltura: lo dice anche Rizzo su Repubblica

Almeno uno, tra le firme autorevoli del giornalismo italiano, c’è che deplora insieme a noi il totale disinteresse del mondo politico per l’agricoltura di casa nostra: «Colpisce come nei vari piani di rilancio visti in questi mesi, dal famoso piano Colao finito chissà in quale cassetto alle alte riflessioni scaturite dagli Stati generali dell’economia, non sia stata spesa una sola parola per l’agricoltura», scrive Sergio Rizzo sul supplemento “Affari e Finanza” del quotidiano Repubblica, rimarcando come scuola, territorio e terra devono essere le tre priorità per rilanciare l’Italia post-covid, utilizzando al meglio i denari che arriveranno prima o poi dall’Europa.

Arrivato a Roma, qualsiasi politico perde il senso della realtà

Una classe dirigente presente a se stessa e al proprio ruolo, senza bisogno di task force né di commissioni, non avrebbe dubbi sul fatto che l’agricoltura deve essere al centro dell’interesse nazionale. Invece a noi pare che in generale il politico, di qualsiasi colore sia, quando si sposta a Roma nei palazzi del potere, perda di colpo il contatto con la realtà e con i problemi veri della gente. Tant’è che lo scollamento tra chi dirige il nostro paese e chi lavora tutti i giorni nei vari settori produttivi e non, è sempre maggiore e sempre più preoccupante, soprattutto oggi che si deve scrivere il “Progetto Italia” da presentare entro il prossimo ottobre a Bruxelles, con il cronoprogramma delle cose da fare.

Non è possibile che l’attuale ministro dell’agricoltura, così come tanti suoi predecessori, viva nella stratosfera solo del nauseante dibattito politico fondato su chiacchiericcio, colpi bassi e manovre di potere. Così facendo si perde il contatto con la realtà e con le necessità dei cittadini, e si finisce per legiferare senza centrare gli obiettivi. Se questo modo di fare politica è dannoso per qualsiasi comparto, lo è ancora di più per l’agricoltura, dato che nessuno di coloro che siedono nelle stanze romane (e non solo) può dire di conoscere a fondo il settore.

Nei campi molte nubi grigie, ma anche tante cose ben fatte

Sergio Rizzo nel suo articolo, se fa bene a cogliere in fallo il governo per la mancata attenzione rivolta all’agricoltura, non manca di stigmatizzare problemi ben conosciuti, come la cementificazione che continua a sottrarre ettari di buona terra, la perdita di redditività degli agricoltori, le eccessive importazioni di materie prime, la frammentazione poderale in presenza di filiere troppo allungate e prepotenti verso l’agricoltore, il lavoro nero, le truffe all’Inps. L’unica cosa positiva che Rizzo vede è il ritorno dei giovani in campagna: 55 mila solo nel 2017 e ancora di più gli anni successivi.

Dunque, purtroppo anche Rizzo dimostra alla fine di non aver approfondito molto l’argomento, perché l’agricoltura italiana di aspetti positivi ne ha ben di più, primo tra tutti l’impegno incessante e crescente verso un sistema produttivo a basso impatto e sostenibile, che punta alla eccellenza qualitativa e alla tracciabilità totale dal campo alla tavola puntando sulla digitalizzazione e sull’agricoltura di precisione. Invitiamo dunque ancora una volta i colleghi dei quotidiani e delle televisioni ad andare di persona nelle aziende agricole e a spendere un po’ di tempo per intervistare i nostri produttori e i nostri contoterzisti. Uscirebbero dei servizi molto utili, non solo per i cittadini che di campagna non sanno nulla, ma anche per i nostri governanti, altrettanto digiuni, se non di più.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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