Non si può stabilire per legge che l’agricoltura biologica è migliore della convenzionale

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Era ora che qualcuno prendesse carta e penna per denunciare pubblicamente la partigianeria sfacciata di alcuni articoli presenti nel nuovo disegno di legge sul biologico che si appresta a essere discusso dal Senato. La levata di scudi è partita dal mondo scientifico agrario con una serrata discussione, che si può consultare su Agrarian Science, dove si legge tra l’altro che «decretare per legge che dei fondi di Cnr e Crea siano obbligatoriamente dedicati all’agricoltura biologica (alla quale il ddl in questione equipara l’agricoltura biodinamica, una pratica senza basi scientifiche) significa condizionare fortemente la ricerca scientifica con un atteggiamento ingiustificato che va evitato nei luoghi in sui si formano ai massimi livelli le future generazioni di imprenditori agricoli e di ricercatori».

Un sostegno incondizionato che non trova riscontro della realtà

Ma forse l’aspetto più scandaloso si trova nell’articolo 1 del disegno di legge, dove il sostegno incondizionato alla produzione biologica finisce per screditare in maniera evidente tutta la produzione convenzionale con la quale si dà da mangiare alla stragrande maggioranza dei cittadini italiani. Infatti si legge testualmente:

La produzione biologica è attività di interesse nazionale con funzione sociale e ambientale, in quanto settore economicamente basato prioritariamente sulla qualità dei prodotti, sulla sicurezza alimentare, sul benessere animale, sullo sviluppo rurale, sulla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema e sulla salvaguardia della biodiversità che concorre alla tutela della salute e al raggiungimento degli obiettivi di riduzione dell’intensità delle emissioni di gas a effetto serra.

Come mai al legislatore, prima di apporre questa etichetta esclusiva, non è venuto in mente che forse tutti questi “plus” non sono affatto prerogativa solo del biologico, ma anche di tutta la moderna ed efficiente agricoltura convenzionale? Possibile che nessuno, tra tutti coloro che hanno visionato il testo, abbia sollevato la questione, considerando che la presunta eccellenza della produzione biologica è messa in forte dubbio da moltissimi studi e rilievi che quotidiamente vengono svolti da molti anni?

La produzione biologica sta crescendo, dà da mangiare a centinaia di migliaia di persone, è ricercata dal consumatore, va certamente considerata una produzione alternativa importante, ma da qui a dire che solo lei è buona e tutto il resto è cattivo, è solo frutto di una incommensurabile ignoranza di legislatori che sarebbe bene spostare ad altri incarichi.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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