Nuova genetica e digitale, le basi per l’agricoltura di domani

Nuova genetica e digitale, le basi per l’agricoltura di domani

Si parla tanto di sostenibilità e di competitività in agricoltura, ma occorre che i governi europei, e naturalmente anche il nostro, diano finalmente concretezza a questi due concetti, che vanno applicati e non solo evocati. Se guardiamo alla nostra agricoltura, non c’è dubbio che il futuro dei produttori si gioca sue due fronti ben precisi: la genetica vegetale e l’agricoltura di precisione, che nella accezione più ampia si può definire digitalizzazione.

Tecnologie per l’evoluzione assistita

La nuova frontiera della genetica si chiama TEA, che vuol dire “Tecnologie per l’Evoluzione Assistita”. Mario Enrico Pè, presidente della Società italiana di genetica agraria, di recente sull’Informatore Agrario ha spiegato molto bene di che cosa si tratta.

Le TEA, da non confondere con le ben note tecniche che producono gli OGM, consentono di introdurre miglioramenti sostanziali nelle piante (per esempio la resistenza ad attacchi parassitari, il maggior contenuto di un elemento nutritivo, la tolleranza alla siccità e così via) come quelli che sarebbero potuti capitare casualmente in natura, per opera di un evento naturale fortunato. Queste nuove tecniche portano a mutazioni e scambio di geni tra individui della stessa specie, facendo mantenere l’identità genetica, cioè le caratteristiche distintive, di ogni varietà.

Il miglioramento genetico diventa molto più veloce e meno costoso, dando la possibilità alla nostra filiera nazionale delle sementi di acquisire maggiore competitività, valorizzando la agrobiodiversità nazionale.

Ottusi burocrati europei mettono i bastoni tra le ruote

Purtroppo la Corte di giustizia europea assimila le varietà ottenute con le TEA agli OGM, impedendo così di utilizzarle. I soliti ottusi burocrati, pur avendo contro tutta la comunità scientifica, impediscono ai nostri agricoltori di adoperare un’innovazione fondamentale, proprio per poter essere sostenibili e competitivi, come chiede l’Europa stessa. Ecco il paradosso! Così ci diamo ancora una volta la zappa sui piedi.

Se potessimo da un lato seminare varietà che resistono agli attacchi parassitari, che sopportano siccità o ritorni di freddo, che portano in tavola alimenti più sani e più idonei a determinate esigenze alimentari, e dall’altro i sistemi digitali, che ci permettono di razionalizzare gli input dei mezzi tecnici, potremmo cambiare davvero i connotati economici della nostra agricoltura. Abbiamo tutto a portata di mano: dobbiamo solo chiedere a gran voce che ci permettano di agire in libertà.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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