Roberto Bartolini20 Ottobre 20233min22563

Pac e coltura secondaria, il Ministero non può imporre l’obbligo di raccolta

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L’interpretazione del Ministero dell’agricoltura, che sostiene la necessità di portare a frutto – quindi di arrivare al raccolto e non sovesciare – la coltura secondaria nell’ambito della BCAA 7, è da considerare non corretta. Lo afferma Ermanno Comegna in un articolo pubblicato sull’Informatore Agrario n. 34/2023, che adduce argomentazioni del tutto condivisibili, delle quali il Masaf dovrà tenere conto.

Sono mesi che si dibatte sulle modalità di gestione agronomica della coltura secondaria, che potrebbe interrompere la monosuccessione, riuscendo così a soddisfare la necessità di molti agricoltori di riseminare la stessa coltura sulle medesima parcella nella campagna successiva. L’obbligo di rotazione imposto dalla BCAA 7, infatti, contempla la possibilità di seminare una coltura secondaria, che rimanga sul terreno per almeno novanta giorni e completi il ciclo produttivo. Ma recentemente il Ministero dell’agricoltura, in una FAQ comparsa su Rete Rurale, ha inserito anche l’obbligo di portare a frutto la coltura secondaria e di raccoglierla.

Perché il Ministero ha sbagliato

Ermanno Comegna ritiene che la pretesa, da parte dell’autorità di gestione italiana, di imporre l’operazione di raccolta di una coltura vegetale all’interno delle regole della condizionalità risulti incompatibile con la normativa comunitaria. La condizionalità rafforzata, osserva infatti Comegna, è un dispositivo che dovrebbe limitarsi a definire le norme minime di natura ambientale, di sicurezza alimentare e di salute delle piante e degli animali affiché l’azienda agricola possa accedere ai pagamenti diretti e ad alcuni pagamenti del secondo pilastro. Inoltre, fa notare Comegna, lo stesso regime degli aiuti accoppiati al reddito non prevede che sia soddisfatto il requisito della raccolta, essendo sufficiente raggiungere la maturazione piena delle cariossidi.

A questo punto sarebbe ora di fare chiarezza una volte per tutte, perché gli agricoltori hanno il sacrosanto diritto di pianificare sulla base di certezze normative le loro colture per gli anni 2024-2027.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


3 commenti

  • Giuliano

    20 Ottobre 2023 at 2:41 pm

    Mah! Chi lavora la terra? Il contadino o la Ue? A me non interessa il sussidio se devo sottostare a regole assurde che nemmeno le autorità del mio Paese comprendono!! Tiro avanti e coltivo quel che la mia terra riesce a produrre, perdo la pac? Pazienza, ricordo che comunque è un cappio al collo per la nostra agricoltura!

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  • Luca Prada

    21 Ottobre 2023 at 8:43 pm

    Buongiorno, se non sbaglio diceva : “90 giorni o completare il ciclo”
    Anche perchè se la seconda coltura secondaria è una foraggera da affienare non arriverà mai a ciclo completo..

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  • Corrado

    25 Ottobre 2023 at 4:09 pm

    … E se la coltura viene raccolta prima di 90 giorni? (Il grano saraceno qua si raccoglie entro 60 giorni dalla semina, per esempio) …

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