Roberto Bartolini15 Novembre 20236min35571

Pac, pagamento base tagliato: come limitare il danno

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La somma tra pagamento di base e greening sino al 2022 assorbiva l’85% del budget Pac, mentre dal 2023 il greening è stato soppresso e il sostegno di base assorbe solo il 48% del budget totale. È la scelta fatta dall’Italia, che ha tagliato la cosiddetta “rendita di posizione”, cioè il pagamento di base (in sostanza, ti pago perché sei agricoltore attivo), facendo sobbalzare sulla sedia tutti gli agricoltori. Ma il legislatore ha previsto una serie di misure ad adesione volontaria (gli eco-schemi), che obbligano però l’agricoltore ad adottare comportamenti sostenibili se vuole recuperare, almeno in parte, quanto ha perso con il taglio del pagamento di base.

Per far capire meglio come muoversi nell’ambito di una Pac certamente troppo complicata, riportiamo tre esempi aziendali illustrati in un recente incontro da Luca Palazzoni, che fa parte del team di Angelo Frascarelli dell’Università di Perugia.

Azienda zootecnica da latte

L’azienda presa in considerazione è di 200 ettari, con 400 bovini e un valore dei titoli di 350 euro/ha.

La Sau nel primo anno è suddivisa tra le colture riportate in verde, mentre nella zona arancione della tabella qui sopra sono elencati i pagamenti accessibili oltre a quello di base, cioè eco-schema 1, eco-schema 4 e i sostegni accoppiati previsti per soia e bovini da latte.

In questo altro schema vediamo gli importi dei pagamenti ammissibili e nella parte verde sottostante come dovrà cambiare il riparto colturale nel secondo anno rispetto al primo, con le motivazioni che consentono di rispettare le regole della Pac.

Rispetto alla situazione di partenza 2022, è significativa la diminuzione in valore del pagamento di base (barra grigia), che viene in parte attutita grazie all’adesione agli eco-schemi (barra verde) e agli aiuti accoppiati (barra arancione).

Azienda suinicola

L’azienda ha una superficie di 200 ettari, 500 scrofe e 4500 suini e un valore dei titoli di 250 euro/ha.

Anche in questo caso è riportata la suddivisione della SAU tra le diverse colture nel primo anno e in basso i pagamenti accessibili.

Nella tabella qui sopra sono indicati gli importi degli eco-schemi ammissibili e degli aiuti accoppiati per la soia, mentre nella parte sottostante viene indicato il riparto colturale del primo e del secondo anno per cercare di limitare la diminuzione del mais a causa della BCAA 7.

Il grafico qui sopra rende evidente il fatto che, grazie soprattutto all’eco-schema 1, questa azienda suinicola migliora il valore dei suoi pagamenti Pac rispetto al 2022, mantenendoli invariati sino al 2027. Dunque anche il comparto suinicolo, che apparentemente è il più penalizzato dalla BCAA 7 (vincolo di rotazione), con i dovuti aggiustamenti può ribaltare a suo favore la situazione, evitando di rinunciare alla Pac che, come si vede dall’immagine, risulterebbe una decisione nefasta.

Azienda cerealicola

L’azienda ha una superficie di 182 ha, con un valore dei titoli di 253,65 euro/ha, e coltiva mais, soia e pomodoro.

Nella parte rosa dell’immagine qui sopra sono riassunti i valori dei pagamenti che l’azienda può intercettare: eco-schema 4, eco-schema 5 destinando una parte di ettari alle mellifere, e i sostegni accoppiati a soia e pomodoro. Nella parte verde della tabella sono indicate le colture da praticare nel primo e secondo anno, per poter incassare tutti i pagamenti ammissibili.

Questa terza azienda, nonostante abbia sfruttato al meglio tutti i pagamenti ammissibili, rispetto al 2022 con la nuova Pac subisce una perdita graduale anno dopo anno, che arriva a meno 200 euro/ha nel 2027.

Conclusioni operative

Dai tre esempi riportati emerge una considerazione di fondo: anche nella situazione peggiore dell’azienda cerealicola senza allevamento, la rinuncia alla Pac comporterebbe un danno economico notevole. Inoltre va detto che grazie agli eco-schemi e ai pagamenti accoppiati si riesce sempre ad attutire la perdita di valore del pagamento di base.

Terza considerazione: questa Pac obbliga a un cambiamento radicale delle abitudini dei nostri agricoltori, ed è per questo che non viene accettata. Infine, non c’è dubbio che il Ministero dell’agricoltura dovrà modificare alcune norme troppo restrittive e una moltitudine di incongruenze che si sarebbero potute evitare.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


Un commento

  • CARLO BRUNINI

    28 Novembre 2023 at 8:52 am

    ASSOCIAZIONI AGRICOLE E POLITICA AGRICOLA COMUNITARIA SONO LA TOMBA DELL’AGRICOLTURA ITALIANA.

    Rispondi

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