Roberto Bartolini18 Maggio 20203min8806

Per De Cecco non basta il grano italiano per fare una pasta eccellente

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Quando si dice il tempismo! Col coronavirus il governo si è accorto finalmente che è strategico produrre più grano, più mais, più soia, più carne made in Italy. E cosa fa De Cecco? Pubblica una pagina intera su un quotidiano nazionale dove afferma che per fare una grande pasta non basta il grano italiano.

Complimenti! Proprio in questo momento che dobbiamo fare squadra e restituire valore alle nostre produzioni, De Cecco è orgogliosa di affermare che «la nostra semola ideale si ottiene tramite una miscela di diversi grani che non crescono tutti nello stesso posto. Noi li troviamo non solo in Italia, ma anche in Arizona e in California». Brava De Cecco, alla faccia del “fondo filiere” appena varato dal governo e della assoluta necessità di limitare le nostre importazioni!

Ma non finisce qui, perché De Cecco aggiunge: «Selezioniamo il grano italiano per il sapore, il grano californiano e dell’Arizona per la quantità e la qualità delle proteine». Quindi si deduce che gli agricoltori italiani non sanno produrre grano duro con tenore proteico adatto alla pasta di qualità. Un’affermazione del tutto gratuita che si scontra con il successo crescente decretato dai consumatori per i marchi di pasta prodotta con grano italiano 100%.

In Italia se si fanno le cose per bene in campo, a cominciare dalla scelta di varietà di grano duro giuste e certificate, si ottengono tenori proteici del tutto simili ai grani esteri, ma occorre creare una filiera assicurando agli agricoltori assistenza tecnica e giuste remunerazioni.
Gli esempi di filiere vincenti grano duro italiano-pasta di alta qualità sono ormai tantissimi e dovremo tutti darci da fare per incrementarli, dal momento che il consumatore è disposto a pagare qualità e italianità. È evidente che in Italia il grano duro che produciamo non basta e quindi De Cecco e altri grandi marchi devono importare… ma almeno evitate di farne un vanto, con tanto di pubblicità sui giornali.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


6 commenti

  • Numanese

    18 Maggio 2020 at 9:16 pm

    E quindi la De Cecco non dovrebbe produrre questa pasta, ma attendere che la filiera italiana produca il grano che serve alla De Cecco????

    A casa mia è la domanda che muove la richiesta…

    Questa pretesa autartica fa ridere, siamo nel libero mercato….

    Che i produttori si adattino e si sveglino…

    Il made in Italy è basato sulle materie prime ESTERE, SVEGLIA!!!

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    • Campitelli 1

      20 Maggio 2020 at 4:38 pm

      Pagate il giusto il grano e vedete che tanti terreni lasciati all’abbandono verrebbero recuperati e seminati.
      E poi quanto costa un kg di pasta, oppure un kg di pane, a MOMENTI sono alla pari di un q.le di grano.

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      • Nunzio

        25 Maggio 2020 at 11:39 am

        Ben detto.
        Parole sante.
        Nunzio da Matera Basilicata (produttore di cereali).

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  • Davide

    19 Maggio 2020 at 5:47 pm

    Sarebbe da bandire De Cecco per sempre infatti è in cerca di quantità non di qualità, sono un agricoltore in provincia di Piacenza produco anche grano duro da almeno 15 anni, ottimo grano duro sia a livello proteico che di sanità ma purtroppo il prezzo è basso e il grano duro produce anche meno del tenero, in ogni caso ho mangiato la pasta prodotta con il nostro grano fatta fare dal nostro consorzio agrario per Natale come regalo e devo dire che non era buona era ECCEZIONALE vorrei proprio farla assaggiare ai dirigenti di De Cecco poi probabilmente non faranno più pubblicità comiche come questa, ringrazio Roberto Bartolini per l’ottimo lavoro

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  • Antonio

    20 Maggio 2020 at 8:59 am

    Intanto è stata onesta.
    Poi, come si dovrebbe sapere, proprio questo brand è uno tra i più sani e meglio lavorati, cosa che altri brand in giro in Italia non sono.
    La invito ad indagare a proposito, cordiali saluti.

    Un consumatore.

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    • Thel

      22 Ottobre 2020 at 7:51 am

      Non è onesta, è stata solo obbligata dall’Antitrust. Fa parte delle misure scaturite da un accordo preso per non pagare una mega multa proprio per la mancanza di onestà e trasparenza!

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