Peruzzi: “Il successo del biologico parte dalla gestione del terreno”

Peruzzi: “Il successo del biologico parte dalla gestione del terreno”

«Sono rimasto fermamente contrario all’agricoltura biologica sino a quando mia figlia Martina ha indirizzato la sua tesi di laurea sulla propensione agli acquisti alimentari degli italiani, che premiano i prodotti biologici. Da qual momento mi si è accesa una lampadina! Avevamo appena convertito l’azienda tabacchicola in viticola e preso in gestione altri terreni per produrre pomodoro e seminativi; ho iniziato dalla conduzione biologica della vigna e visti i risultati molto positivi, l’ho estesa oggi alle altre colture per un totale di circa 200 ettari». Antonio Peruzzi (nella foto), titolare insieme moglie Sonia e ai due figli Martina e Marco dell’azienda La Comuna a Megliadino San Vitale (Padova), ha sempre guardato avanti con un occhio di riguardo alle innovazioni e alle nuove prospettive dei mercati, che da qualche tempo sono diventati molto dinamici.

Da sinistra Martina Peruzzi, Marco Peruzzi, Sandro Battini (direttore commerciale Kverneland Group Italia), Antonio Peruzzi e Sonia Peruzzi.

I primi della zona ad applicare la guida satellitare

«Siamo stati i primi in zona ad acquistare una guida satellitare nel 2014 – racconta Peruzzi – e abbiamo visto immediatamente i risultati: nessuna sovrapposizione, precisione estrema in tutte le operazioni colturali, maggiore serenità degli operatori al termine di una intera giornata di lavoro. Grazie al satellite lavorare sul trattore è molto meno stancante, tant’è che abbiamo avuto la fila di contoterzisti in azienda per ascoltare le nostre opinioni».

Rispettare il terreno abbandonando le lavorazioni profonde

Peruzzi, d’accordo il vigneto biologico, ma come si fa a produrre applicando i criteri e i vincoli del percorso biologico su frumento e mais?

«Il segreto numero uno sta nella corretta gestione del terreno, a partire dai livellamenti, che devono essere effettuati con estrema precisione per evitare ristagni di acqua. Poi bisogna lavorare la terra rispettando al massimo la sostanza organica e la biofauna, intervenendo solo sui primi 20-25 cm di suolo. Gli interventi sul terreno non devono essere mai invasivi».

Quindi addio alle arature?

«Non proprio. Dipende da che aratro si usa e a quale profondità. Noi l’aratro classico lo abbiamo sostituito con un aratro Isobus Kverneland 2500 S i-Plough e con un erpice Qualidisc Pro 4000 F».

L’erpice a dischi Kverneland Qualidisc Pro 4000 F per effettuare la minima lavorazione per la preparazione del letto di semina sui terreni meno tenaci e non costipati.

Come mai un aratro e un erpice a dischi insieme?

«Dobbiamo essere in grado di lavorare bene il terreno e preparare un ottimo letto di semina in qualsiasi condizione, quindi a mio avviso occorrono tutti e due gli attrezzi. Aratro ed erpice a dischi vengono usati su tipologie di terreni differenti come tessitura e anche in base allo stato del suolo in seguito agli andamenti climatici, che sono sempre più imprevedibili. In ogni caso l’aratro non supera mai i 25 cm di profondità di lavoro. Si può fare minima lavorazione anche con l’aratro, basta avere quello giusto!».

Le produzioni 2021: mais 168 quintali, frumento 70 quintali

Quali sono le produzioni di frumento tenero e mais biologici?

«Quest’anno con il mais abbiamo prodotto in media 168 ql/ha al 25% di umidità con l’irrigazione a manichetta e circa 70 ql/ha di frumento tenero con la varietà Rubisco».

Qual è il segreto di produzioni così elevate?

«Ogni anno dedichiamo parte dell’azienda ai campi sperimentali dei confronti varietali, perché il progresso genetico è continuo. Infatti il primo segreto sta nella scelta di varietà e ibridi adatti al biologico, cioè meno suscettibili agli attacchi parassitari. Poi è fondamentale che la coltura non entri mai in stress idrico, e questo è il fattore chiave per il mais. Da cinque anni, grazie alla perfetta conduzione agronomica dei terreni e della coltura, la piralide è sparita dai nostri campi».

L’erpice rotante Kverneland NG F 35 pieghevole, per l’affinamento del letto di semina dopo aratura.
Il rullo Actiroll 630 per rifinire come si deve la preparazione di un perfetto letto di semina.

Martina e Marco: ufficio e campo

Martina Peruzzi si occupa a tempo pieno della parte amministrativa e burocratica dell’azienda, dei contatti con fornitori e con i clienti, delle pratiche Pac e Psr. Marco Peruzzi invece dà il suo contributo quotidiano sul campo ed è lui che insieme a papà Antonio sceglie le attrezzature innovative, puntando sul marchio Kverneland: «Oltre all’aratro e all’erpice – dice Marco – abbiamo acquistato un erpice rotante NG-S 101 F35, un rullo Actiroll 630 e il sistema di monitoraggio Farm Centre, che ci ha aperto le porte per poter utilizzare il credito di imposta 4.0. Farm Centre permette di avere sotto controllo sempre tutti i cantieri, oltre a garantirci la tracciabilità di tutto quello che produciamo in campo. L’aspetto che più mi ha impressionato è che le attrezzature e i sistemi Kverneland risultano all’atto pratico molto semplici e intuitivi, e questo è molto importante».

L’aratro più innovativo sul mercato

Quali le sue impressioni sull’aratro i-Plough, il più innovativo sul mercato?

«Niente a che fare con gli aratri che avevamo. Tutto un altro mondo! Tutte le operazioni e le regolazioni sono effettuate dal terminale IsoMatch Tellus in cabina ed effettuiamo il tracciamento automatico: in poche parole, il sistema raddrizza il lavoro nei campi irregolari e mantiene parallela la linea di entrata e di uscita dell’aratro in cappezzagna. Grazie al Variomat, poi, dalla cabina si regola la larghezza di lavoro con l’aggiustamento automatico della posizione di traino. Infine ma non meno importante, l’aratro richiede una bassa potenza di traino».

La famiglia Peruzzi è una squadra vincente

In pochi anni i Peruzzi hanno fatto tanti investimenti anche sulle strutture aziendali, ma stanno raccogliendone i frutti. Ci sono ancora tante idee dietro l’angolo e tanti progetti da realizzare nei prossimi anni, anche grazie all’energia e all’entusiasmo delle nuove generazioni. Una famiglia, la Peruzzi, che è una squadra: il segreto parte da qui.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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