Quando l’agricoltore diventa protagonista sulle etichette alimentari

Quando l’agricoltore diventa protagonista sulle etichette alimentari

Sta avvenendo un mezzo miracolo nel mondo della comunicazione sulle etichette dei prodotti alimentari di massa.

  • “Grano tenero prodotto in Italia da agricoltura sostenibile”
  • “Farina di frumento ottenuta nel rispetto della Carta del Mulino”
  • “Pasta Sapori e Dintorni ottenuta solo con grano 100% italiano”
  • “La valorizzazione dei produttori italiani è una delle tante azioni concrete del progetto di sostenibilità ambientale, sociale ed economica di Conad”

Sono quattro diciture (ma avremmo potuto elencarne molte altre) riportate sull’etichetta di prodotti alimentari di grande successo come i biscotti e gli snack di Mulino Bianco Barilla e della pasta della linea top di gamma Sapori&Dintorni di Conad.

Tutto il retro della confezione dei biscotti Mulino Bianco è dedicata a descrivere cosa significa farina da grano tenero da agricoltura sostenibile, indicando chiaramente la comunità di agricoltori che si impegnano a proteggere la biodiversità.
È chiara l’indicazione al consumatore che il frumento tenero è coltivato nel rispetto di un disciplinare di produzione chiamato “La carta del Mulino”.

Un segnale importante e un’occasione da cogliere

Agricoltori, fermate il trattore e domandatevi come mai solo qualche anno fa una cosa simile non sarebbe stata nemmeno immaginabile. Oggi sulle etichette di tantissimi prodotti si parla di voi e dei vostri raccolti, di come vengono prodotti nel rispetto della natura e dell’ambiente.

Anche la farina degli snack Fiori d’Acqua proviene da frumento “sostenibile”.

Non è forse un segnale epocale, importantissimo, positivo per il futuro delle imprese, indice inequivocabile che è il consumatore che comanda e che oggi chiede sostenibilità, salubrità, qualità e made in Italy? E voi agricoltori allora non siete forse coinvolti in questa rivoluzione? Certo che lo siete e lo siete tutti, ma troppi di voi ancora fanno orecchie da mercante obbedendo a modi obsoleti di produrre e di gestire l’azienda.

Per fortuna, nonostante tanta “ritrosia agricola”, i marchi grandi e piccoli vanno avanti e così, in barba ai disfattisti, ogni anno cresce il numero degli agricoltori che si affezionano alla filiera perché ne comprendono l’importanza.

La pagina pubblicitaria su un quotidiano di Sapori&Dintorni di Conad per specificare che questa catena di supermarket sostiene il grano duro 100% italiano, valorizzando i produttori agricoli di casa nostra.

La filiera è l’unico futuro possibile per le estensive

“Filiera” è un nome un po’ ostico che indica però la strada, l’unica, capace di dare futuro alle colture estensive, collegando con un rapporto stretto e duraturo agricoltore-trasformatore-consumatore. L’ultimo della catena chiede, e il primo e il secondo devono rispondere, altrimenti chiudono.

Finalmente le cosiddette commodities (cereali, leguminose, eccetera) diventano specialità perché sono coltivate secondo la “Carta del Mulino”, secondo disciplinari agronomici scrupolosi che offrono tutte le garanzie richieste da chi acquista. Succede con i grani, il mais, l’orzo, la soia e via dicendo: ogni coltura ha la sua filiera, anche piccola e locale, va solo cercata e servita a dovere da parte dell’imprenditore agricolo.

Guardiamoci allo specchio prima di dire che non c’è futuro

Quante piccole o medie realtà locali si sono messe in filiera per valorizzare i raccolti locali e organizzare anche punti di vendita diretta? Le occasioni in giro per il nostro Belpaese sono tantissime; occorre però che l’agricoltore si fermi per analizzare criticamente quello che fa. Se l’analisi è obiettiva e corretta e se l’agricoltore ha voglia di impegnarsi e aprirsi alle innovazioni (tecniche, economiche, gestionali, commerciali), l’opportunità per fare meglio si trova sempre.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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