Roberto Bartolini4 Febbraio 20224min10010

Sos mais italiano: una soluzione per non abbandonarlo nel 2023

mais

Il piano italiano per la nuova Pac presentato a Bruxelles si compone di oltre 1500 pagine, piene zeppe di puro burocratese. Nonostante questo, ci sono ancora tanti punti che lasciano aperti parecchi interrogativi ai quali si dovrà dare risposta nei prossimi mesi, ma la cosa che fa saltare sulla sedia è che in tutto questo gigantesco piano sono stati dimenticati il mais e il frumento tenero.

Il mais non è più una coltura strategica?

Ora, il fatto che queste due colture non vengano ritenute degne di sostegni come succede a tutti gli altri comparti, non si capisce se sia frutto di una strategia suicida o di una banale sottovalutazione della portata di questa infausta decisione. Nei giorni scorsi, durante un webinar di Nomisma, il presidente di Ismea Angelo Frascarelli, commentando la situazione del mais che, a fronte del taglio del 50% del pagamento di base + greening 2022, non può compensare questa perdita secca con nessun altro sostegno (tranne il pagamento redistributivo per un’azienda sino a 50 ettari), ha detto che i maiscoltori devono essere soddisfatti del forte sostegno che è stato assicurato alla zootecnia. Come dire: “avete sbocchi di mercato garantiti!”. Meglio di niente, ma non può bastare per sedare le proteste dei nostri maiscoltori.

Il piano può essere integrato con alcuni aggiustamenti

L’europarlamentare Paolo De Castro nel medesimo webinar, forse rendendosi conto della decisione italiana scellerata sul mais, ha detto che l’impianto Pac presentato a Bruxelles può essere sempre modificato in qualche sua parte. A questo punto ci sono due strade: o definire anche per il mais un aiuto accoppiato oppure una misura specifica nei Psr.

Per questa seconda opzione, che riteniamo più percorribile della prima, si potrebbe legare l’aiuto alla produzione del mais con la messa in campo di tecniche agronomiche a favore dell’impatto ambientale quali:

  • Applicazione dell’agricoltura di precisione
  • Minime lavorazioni o strip till
  • Fertilizzazione a rateo variabile sulla base di una mappatura del suolo
  • Utilizzo delle cover crop per tentare di ridurre gradualmente i diserbi
  • Interramento sottosuperficiale di liquami e digestati

Anche in questo caso si segue la filosofia di Bruxelles: “Caro agricoltore, ti sostengo con aiuti economici se dimostri che, oltre a produrre, lavori per migliorare terra, acqua e aria”.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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