Con il piano “Biotecnologie sostenibili” l’Italia torna a occuparsi di miglioramento genetico

Con il piano “Biotecnologie sostenibili” l’Italia torna a occuparsi di miglioramento genetico

Si chiama “Cisgenesi”, che vuol dire introduzione di geni della stessa specie (per esempio da un vitigno a un altro vitigno) per trasmettere fonti di resistenza alle principali avversità oppure caratteristiche nuove dal punto di vista organolettico o nutrizionale. La Cisgenesi è la nuova frontiera delle biotecnologie sostenibili, che si differenzia dalla Transgenesi che prevede invece l’introduzione in una pianta di geni, con determinati caratteri, provenienti in questo caso da batteri e che ha caratterizzato le biotecnologie verso le quali l’Italia ha sempre espresso un netto divieto.

Un nuovo piano da 21 milioni di euro per la vite

Il nostro Ministero delle politiche agricole ha stanziato, con l’ultima Legge di Stabilità, 21 milioni di euro per varare un piano di ricerca che partirà dalla vite, al fine di individuare fonti di resistenza a oidio e peronospora in specie americane e asiatiche e trasferirle ai nostri vitigni, così da rendere ancora più competitiva la nostra viticoltura, limitando notevolmente i costi per la difesa fitosanitaria e sfruttando il nuovo modo di coltivare anche dal punto di vista del marketing.

In futuro si penserà anche ai cereali?

Per il momento pare dunque che ci si occuperà solo di vite e di vino, ma dato che il Piano del Mipaaf si chiama “Piano di ricerca straordinario sul miglioramento genetico attraverso le biotecnologie sostenibili”, non è detto che in futuro non si prendano in considerazione anche altre colture, magari più “povere” della vite come per esempio i cereali, che tuttavia hanno una maggiore necessità di “attenzioni genetiche” per dare al nostro agricoltore, finalmente, l’occasione di lavorare ad armi pari con altri agricoltori del pianeta, che da anni seminano mais e soia biotech con costi di coltivazione molti inferiori dei nostri.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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