Pac e giovani, flop del primo insediamento: ora si cambia

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La misura 6 dei Psr regionali, che riguarda lo sviluppo delle imprese agricole e che comprende aiuti per il primo insediamento dei giovani, si è rivelata un vero flop. Su oltre 18 milioni di euro stanziati per tutte le Regioni, in media si è speso solo il 7% del totale. Poi come sempre ci sono differenze regionali molto rilevanti, ma quello che conta è che una delle misure strategiche per il rinnovamento della nostra agricoltura non ha funzionato.

Le barriere da superare

La Corte dei conti europea, che ha analizzato la questione, è arrivata alla conclusione che la misura 6 non è riuscita a superare le barriere che tengono ancora lontani i giovani dalla terra e che sono:

  • il prezzo elevato dei terreni e la riluttanza degli anziani a farsi da parte;
  • l’accesso ai capitali;
  • l’accesso alla conoscenza;
  • i sostegni inadeguati e assai poco mirati.

Le raccomandazioni per cambiare passo

A fronte di tutto ciò, le raccomandazioni della Corte europea a coloro che scriveranno i nuovi Psr, e in particolare le nuove misure di primo insediamento, sono le seguenti:

  1. Migliorare la logica dell’intervento con una attenta valutazione, non solo formale e superficiale, delle esigenze reali del giovane che si vuole insediare.
  2. Attuare misure più mirate con una selezione rigorosa dei progetti aziendali presentati con il miglior rapporto costi/benefici, focalizzando meglio l’aiuto.
  3. Migliorare il sistema di valutazione, cioè definire indicatori di realizzazione e di risultato per valutare i progressi e l’efficienza degli strumenti di aiuto rispetto agli obiettivi auspicati.

Anche l’Ismea si è data da fare sull’argomento e ha realizzato una pubblicazione in funzione della nuova Pac post 2023 per cercare di migliorare le cose. Ci auguriamo che venga tenuta in debito conto da coloro che stanno predisponendo le nuove misure.

I punti chiave per finalizzare gli aiuti ai giovani

Innanzitutto occorre verificare la chiara volontà di insediarsi. Il premio per il primo insediamento va indirizzato solo a quelle situazioni che dimostrano una chiara volontà del giovane di insediarsi, a fronte di una idea imprenditoriale solida.

Si devono quindi ridurre a zero tutte le forme opportunistiche di primo insediamento e per questo si fa strada l’idea di prevedere un periodo di tutoraggio a cui legare l’esito di ammissione all’aiuto richiesto. È un periodo nel quale il giovane verrà accompagnato nella sua volontà di insediarsi, selezionando solo le domande e i piani aziendali che rispondono alle finalità della misura di aiuto.

Necessaria è poi la creazione di un fondo legato a un contratto stipulato dal ministero, dalla banca europea per gli investimenti e da altri fondi per ridurre i tempi di affidamento delle risorse finanziarie, eliminare tanta burocrazia inutile e mettere in campo procedure codificate e trasparenti. Si deve trattare di un premio di start-up che soddisfi tre condizioni:

  • la giovane età, scendendo ai 35 anni come limite massimo;
  • l’avviamento di una nuova azienda, con una propria idea di impresa da mettere su di sana pianta;
  • l’insediamento per la prima volta, o anche il subentro, ma evitando forme speculative (ovvero, se il giovane subentra al padre deve presentare un reale progetto di innovazione radicale per ampliare/diversificare le attività già presenti, evitando condizioni artificiose).

Dunque si deve imprimere un cambio di passo notevole che deve realizzarsi su queste basi:

  1. idea imprenditoriale innovativa;
  2. accompagnamento di esperti nel percorso;
  3. bandi che non si basino più su aspetti procedurali e normativi;
  4. erogazione del premio legato agli investimenti;
  5. attività del giovane a tempo pieno
  6. eliminazione di tutti i vincoli burocratici attuali.

Si tratta di una bella sfida per i burocrati italiani!

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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