Senza agrofarmaci, produzione a picco e crollo del made in Italy

Senza agrofarmaci, produzione a picco e crollo del made in Italy

Non hanno tutti i torti coloro che tremano di fronte a quel “meno 50% dell’uso di agrofarmaci” scritto chiaro e tondo nel programma europeo Farm to Fork, che ispirerà la politica agricola dei prossimi quindici anni. Infatti uno studio del Vsafe (Value sustainable agri-food and enviroment), uno spin-off dell’Università Cattolica di Piacenza che ha messo sotto la lente ben 18 filiere (dalla frutta al vino, dagli ortaggi al frumento, e poi mais, soia, riso, eccetera), stima che se non venissero impiegati gli agrofarmaci, il valore delle produzioni agricole crollerebbe del 71%, passando dagli attuali 15,1 miliardi a 4,4 miliardi di euro.

Davanti a questa stima anche l’ambientalista più convinto dovrebbe fare un balzo sulla sedia, considerando inoltre che il valore delle esportazioni passerebbe da 14 a 4 miliardi di euro e le importazioni aumenterebbero pericolosamente, da un valore di 6 al valore mostruoso di 15 miliardi di euro. Attenzione dunque!

Per la difesa e il diserbo delle nostre colture, che tutto il mondo ci invidia, dobbiamo andare piano con i tagli troppo drastici, anche perché le statistiche ufficiali ci dicono che dal 2004 al 2019 la riduzione dell’uso di agrofarmaci c’è stata anche sotto il profilo dei principi attivi utilizzati, dando l’assoluta preferenza a prodotti con un ottimo profilo tossicologico. I dati Istat indicano infatti che nel 2019 oltre il 72% delle miscele di prodotti fitosanitari distribuiti in campo apparteneva alla categoria dei prodotti “non classificabili”, cioè meno impattanti.

Comportamenti virtuosi sì, ma senza farci troppo male

La nuova Pac dunque dovrà certamente premiare i comportamenti virtuosi verso l’ambiente, senza tuttavia togliere all’agricoltore mezzi tecnici assolutamente indispensabili per fare bilancio. Poi come in tutte le cose ci vogliono equilibrio, professionalità e innovazione, quindi ben vengano tutti gli strumenti elettronici e satellitari di precisione per aiutarci a non disperdere molecole nell’ambiente mirando al meglio le distribuzioni. Ma da qui a dire che possiamo tagliare della metà l’uso dell’agrochimica… ne deve passare di acqua sotto i ponti!

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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1 comment

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  1. MM
    MM 12 Luglio, 2021, 10:31

    non proprio una ricerca “neutrale”… dal sito Vsafe si apprende che la ricerca in oggetto è “svolta nel 2018-2020 per conto di Agrofarma – associazione nazionale imprese agrofarmaci che fa parte di Federchimica”.

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