Soia, epoca e dosi per la concimazione azotata

Soia, epoca e dosi per la concimazione azotata

La soia si procura da sola l’azoto che serve alla sua crescita, attraverso l’attività dei rizobi simbionti. Ma qualcuno è convinto che un po’ di azoto aggiuntivo possa aumentare la produzione e la qualità del raccolto.

Diciamo subito che sperimentazioni ufficiali attendibili pare non ce ne siano, tuttavia alcuni tecnici esperti di soia consigliano la seguente strategia da applicare, almeno per la prima volta quest’anno, su una piccola superficie di prova.

  • Dose di azoto: non più di 40-50 unità/ettaro;
  • Prodotto: preferibilmente urea;
  • Due momenti di applicazione a confronto:
    • a) appena la coltura ha chiuso la fila;
    • b) quando il bacello è a 1 cm.

È chiaro che il problema è quello di entrare in campo con la coltura in pieno rigoglio e questo può fare la differenza nelle due epoche indicate. Infatti l’azoto distribuito nelle due epoche farà il medesimo effetto sulle piante, ma quello che cambia è l’entità dell’eventuale danno provocato alla coltura con il passaggio in campo.

Solo i conti a fine campagna potranno indicare se l’azotatura della soia è stata una buona o cattiva idea. In ogni caso vale la pena provare almeno per coloro che sono ancora in tempo.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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