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Agricoltori piccoli e soli, non c’è più futuro. Ecco i vantaggi delle reti d’impresa

Agricoltori piccoli e soli, non c’è più futuro. Ecco i vantaggi delle reti d’impresa

«Al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere». Conosciamo tutti questo antico proverbio che, purtroppo, da decenni viene applicato con scrupolosa scientificità dalla maggior parte di coloro (compresi i numerosi rappresentanti delle organizzazioni agricole!) che dovrebbero invece aiutare gli agricoltori a conoscere meglio ciò che li riguarda. Soprattutto oggi che le normative sono cambiate.

Come superare il “piccolo è bello”

Uno dei problemi più grossi del nostro tessuto agricolo è la piccola dimensione delle aziende, aggravato dall’atavico vizio del mondo rurale di guardare sempre con sospetto il vicino di campo (non è sempre vero che chi fa da sé fa per tre…!). Bene, tutti coloro che sono a stretto contatto con gli agricoltori oggi dovrebbero sbandierare ai quattro venti, con tanta informazione mirata, che la nuova Pac ha previsto una normativa specifica che porta notevoli vantaggi a chi realizza “reti di imprese agricole”. E questo vale soprattutto per le piccole o medie aziende, che oggi sono quelle che soffrono di più.

Libera aggregazione con obiettivi precisi

In poche parole, rete d’impresa significa una libera aggregazione tra singole imprese che hanno obiettivi strategici comuni che il legislatore individua come innovazione e competitività, due delle parole chiave sulle quale si muove la nuova Pac.

Chi può creare le reti di impresa e perché

Possono costituire una rete d’impresa due o più imprenditori senza limiti dimensionali, territoriali e merceologici. Quindi non solo gli agricoltori tra di loro, ma anche insieme a trasformatori e commercianti. Si aggregano mantenendo la propria autonomia giuridica e fiscale, ma dando vita a un nuovo modello organizzativo del lavoro con lo scopo di migliorare l’efficienza delle singole attività, razionalizzare i costi, aumentare i ricavi e realizzando economie di scala, ad esempio con investimenti che il singolo non si sarebbe mai potuto permettere.

Molti vantaggi delle reti d’impresa da sfruttare

Le reti di impresa possono contare sui seguenti vantaggi rispetto ai singoli:

  1. Agevolazioni fiscali con credito di imposta al 40% per investimenti sino a 400 mila euro (decreto 272 del 31/1/2015).
  2. Priorità nei PSR per l’accesso ai finanziamenti previsti dalle diverse misure della programmazione 2015-2020. In pratica le domande presentate dalle reti di impresa, rispetto a quelle dei singoli, hanno più probabilità di ricevere i finanziamenti.
  3. Partecipazione a gare di appalto per contratti pubblici (decreto 179 convertito in legge 221/2012).
  4. Migliore accesso ai capitali grazie alla considerazione positiva delle banche nei confronti delle aggregazioni di imprese, che risultano certamente più “solide” rispetto a un singolo imprenditore.
  5. Facilitazioni sul fronte commerciale con la possibilità di offrire al mercato quantità maggiori di prodotto con determinate caratteristiche qualitative e di sviluppare nuovi prodotti.

Il contratto di rete

Le reti d’impresa vengono regolate da un contratto di rete con atto pubblico iscritto al Registro delle imprese. Il contratto di rete può essere predisposto anche in modalità informatica, con sottoscrizione digitale delle parti contraenti e da parte della organizzazione di categoria. Dunque le organizzazioni professionali dovrebbero esercitare un ruolo di consulenza ma anche di indirizzo.

Possono costituire una rete di impresa due o più imprenditori senza limiti dimensionali, territoriali e merceologici che si aggregano, mantenendo la propria autonomia giuridica e fiscale, con lo scopo di migliorare l’efficienza delle loro singole attività.

Possono costituire una rete di impresa due o più imprenditori senza limiti dimensionali, territoriali e merceologici che si aggregano, mantenendo la propria autonomia giuridica e fiscale, con lo scopo di migliorare l’efficienza delle loro singole attività.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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