Roberto Bartolini2 Giugno 20223min7190

Agricoltura, ambientalisti all’attacco: con gli aiuti alla guerra, addio “vincoli verdi”

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L’ultimo numero dell’Espresso (il numero 21 del 29 maggio 2022), con un pezzo dal titolo roboante “Chi specula sulla fame”, sostiene a gran voce la tesi degli ambientalisti e di una schiera di consumatori e di agricoltori biologici che ha scritto una lettera al presidente del consiglio Mario Draghi, sostenendo che con gli aiuti europei varati per la guerra in Ucraina, si allentano i “vincoli verdi” faticosamente raggiunti con la nuova Pac e con la strategia Farm to Fork. Quale sarebbe lo scandalo in questione? La decisione di Bruxelles secondo la quale «gli Stati membri possono produrre qualsiasi coltura sui terreni incolti e anche sulle cosiddette Ecological focus area per tutto il 2022».

La messa a coltura di più terra non cancella gli impegni

In pratica, dice l’articolo dell’Espresso, sarebbe stato dato il via libera alla messa a coltura convenzionale di tutti i fazzoletti di terra disponibili, cancellando gli obiettivi “verdi” raggiunti con i nuovi accordi politici sulla Pac 2023. «L’Europa – si legge nell’articolo dell’Espresso – si è piegata agli interessi delle lobby agroindustriali che stanno sfruttando la situazione per eliminare misure a loro sgradite».

Siamo troppo dipendenti dalle importazioni

Siamo di fronte a una carenza senza precedenti di materie prime agricole, non solo a causa della guerra in Ucraina, ma anche per il fatto che gli stock mondiali sono ai minimi termini per via del cambiamento climatico, abbiamo la necessità soprattutto in Italia di aumentare il nostro autoapprovvigionamento, e l’Espresso continua a portare avanti tesi che sembrano riguardare un altro pianeta e un’altra realtà. Ma dove vivono coloro che scrivono che «l’Europa ha imboccato una strada suicida sulla scia di una speculazione che usa la paura per derogare alle poche regole fissate per cambiare un sistema agroalimentare malato»…? Come si permettono? Di quale sistema agroalimentare malato parlano, se il made in Italy è invidiato in tutto il mondo e i nostri produttori hanno imboccato con decisione la strada della sostenibilità ambientale e del benessere animale? Perché dobbiamo gettare la croce addosso a un comparto che, pur con tutti i miglioramenti ancora da compiere, sta tenendo a galla i conti dello Stato e garantisce cibo a tutti, anche a coloro che lo denigrano?

Dobbiamo produrre di più cercando di limitare gli impatti per ridurre l’eccessiva dipendenza dalle importazioni di materie prime strategiche. Questo è l’imperativo categorico dei nostri tempi, e abbiamo tutti i mezzi tecnici per raggiungere l’obiettivo.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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