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Aiuto di 200 euro/ha per grano duro in filiera: la tipologia del contratto e gli obblighi dell’agricoltore

Aiuto di 200 euro/ha per grano duro in filiera: la tipologia del contratto e gli obblighi dell’agricoltore

Alcuni lettori ci hanno chiesto ulteriori chiarimenti sul decreto “Fondo grano duro”, che stanzia 10 milioni di euro per i contratti di filiera (vedi articolo). Si tratta di contratti triennali da stipulare entro il 31 dicembre 2017 che danno diritto a un aiuto di 200 euro per ogni ettaro seminato a contratto, nei limiti di superficie di 50 ettari. Se le richieste saranno superiori alla dotazione dei 10 milioni di euro, l’importo di 200 euro/ha scenderà progressivamente.

Tipologia dei contratti

Il contratto deve avere durata triennale e può essere sottoscritto tra:

  1. Produttore agricolo – industria molitoria
  2. Produttore agricolo – industria pastaria
  3. Produttore agricolo – industria molitoria – industria pastaria
  4. Centro di stoccaggio – industria molitoria/pastaria

Nel caso 4, il contratto di filiera deve essere integrato da copia dell’impegno/contratto di coltivazione tra il centro di stoccaggio (impresa privata/cooperativa/consorzio/organizzazione di produttori) e l’impresa agricola. Tale impegno può avere durata annuale e deve essere stipulato successivamente al contratto di filiera.

I contratti devono indicare:

  • La superficie coltivata a grano duro fatta oggetto del contratto, che non può eccedere quella inserita nel piano colturale della Domanda Unica.
  • La varietà di grano duro da coltivare.
  • Le pratiche colturali funzionali al miglioramento qualitativo della produzione. Si tratta cioè di indicare il disciplinare di produzione che normalmente viene stabilito dall’acquirente in base alle sue esigenze.

Obbligo di sementi certificate

Per accedere al Fondo Grano Duro, gli agricoltori dovranno utilizzare solo sementi certificate, cioè varietà iscritte al Registro nazionale delle varietà. Alla domanda per ricevere i 200 euro/ha da presentare ad Agea, deve essere allegata la copia della fattura di acquisto delle sementi con l’indicazione della categoria e del numero di identificazione del lotto.

Devono essere rispettati anche i quantitativi minimi di sementi certificate e coerenti con la superficie seminata. Si tratta di una norma sacroasanta, dal momento che ancora una buona parte del seme che viene messo in campo deriva da riproduzione aziendale. Un risparmio solo apparente, dal momento che, così facendo, si lasciano in campo tanti quintali che sarebbero utili per il bilancio finale.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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4 commenti

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  1. Colonna Giuseppe
    Colonna Giuseppe 20 dicembre, 2017, 13:17

    Per chi fa biologico ha diritto anche a premio?

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    • Roberto Bartolini
      Roberto Bartolini Autore 22 dicembre, 2017, 10:11

      Il premio Fondo Grano Duro riguarda tutti coloro che sottoscrivono contratti di filiera, indipendentemente che sia grano biologico oppure convenzionale.

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  2. Deere3350
    Deere3350 6 gennaio, 2018, 13:33

    Salve, vorrei sapere se il contratto va registrato obbligatoriamente all’agenzia dell’entrate. Non lo trovo specificato da nessuna parte…

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    • Roberto Bartolini
      Roberto Bartolini Autore 8 gennaio, 2018, 23:48

      Salve, il contratto deve essere sottoscritto da entrambe le parti e inviato ad Agea. Non ci risulta che l’Agenzia delle entrate sia chiamata in causa.

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