Cereali e oleaginose biologici, la conversione conviene: i prezzi di mercato raddoppiano

Cereali e oleaginose biologici, la conversione conviene: i prezzi di mercato raddoppiano

Grano tenero: bio 40 euro/ql, convenzionale 23 euro/ql
Mais: bio 35 euro/ql, convenzionale 19 euro/ql
Soia: bio 63 euro/ql, convenzionale 37 euro/ql
Orzo: bio 29 euro/ql, convenzionale 16euro/ql

Le produzioni “bio” sono più basse rispetto alle convenzionali, ma i prezzi di mercato di questi ultimi anni sono talmente alti che compensano alla grande il minor raccolto, tant’è che il risultato economico per chi fa agricoltura biologica è maggiore del 150%.

Il super aiuto dei PSR

Senza contare che il biologico è superfinanziato da tutti i PSR regionali, con aiuti che vanno da 240 a 559 euro/ha a seconda delle regioni. E i finanziamenti sono concessi anche per i due anni di conversione, obbligatoria, dal convenzionale al biologico.

Oggi la superficie a bio in Italia è di circa 1,5 milioni di ettari, molto al di sotto rispetto alle richieste di un mercato in continua crescita. Lo spazio dunque c’è, e quindi l’azienda che fa seminativi può cominciare a pensare di dedicare, se non tutta, almeno una parte della sua superficie al biologico.

Gli ostacoli tecnici che sinora venivano considerati insuperabili sono in gran parte stati rimossi, come sostiene Andrea Calgaro di Agricola Grains in una recente intervista rilasciata a Terra e Vita: «L’agricoltura di precisione offre una grande opportunità anche per il produttore bio per ottimizzare tempi e risorse. Inoltre la gestione delle malerbe riesce perfettamente attraverso l’uso di attrezzature meccaniche ad hoc e per la concimazione, dato che non si possono impiegare concimi chimici, si ricorre ai sovesci di pisello da foraggio, avena, veccia e trifoglio. Un aiuto per la partenza delle colture è la concia, con l’inoculo di funghi micorrizici, tricoderma e altri batteri della rizosfera».

Lo schema della rotazione perfetta

Quale può essere un’ipotesi di rotazione per un’azienda che inizia la conversione? «Si parte dal frumento seminato a ottobre 2017 e raccolto a giugno 2018 come convenzionale – risponde Calgaro – per lasciare poi spazio a una soia di secondo raccolto (da luglio a ottobre) seguita da una coltura da sovescio nell’ inverno 2018. Nell’aprile 2019 si potrà seminare girasole, che ad agosto potrà essere venduto come prodotto in conversione. Da settembre 2019 si potrà passare alla semina di colza e a primavera 2020 a soia e mais che potranno essere raccolti e venduti come “bio”. Per il mais “bio” abbiamo rese tra 70 e 90 ql/ha e per la soia “bio” da 35 a 55 ql/ha. La soia “bio” produce di più rispetto al convenzionale perché non subisce lo stress da diserbo».

Il periodo migliore per iniziare la conversione è nei mesi invernali, perché al termine dei due anni, con le semine primaverili di mais, soia e girasole, quello che si raccoglierà in autunno potrà essere venduto come biologico.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all’Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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1 commento

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  1. vittorio
    vittorio 30 maggio, 2017, 17:36

    tutto molto bello peccato che poi in Calabria non ci siano acquirenti per il prodotto bio a questi prezzi….

    sakuti, Vittorio

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