Come scegliere le migliori cover crops, piante che aumentano la fertilità del suolo

Come scegliere le migliori cover crops, piante che aumentano la fertilità del suolo

Condifesa Lombardia Nord-Est, in collaborazione con Padana Sementi Elette, anche quest’anno ha realizzato nelle aziende agricole Fratelli Motti e Lussignoli, in provincia di Brescia, dei campi dimostrativi dedicati alle colture di copertura o cover crops. Ecco dunque i consigli divulgati agli agricoltori per la scelta delle migliori cover crops.

Cover crops gelive, una scelta vincente

Nei campi dimostrativi è stata riservata particolare attenzione alle specie “gelive” di cover crops, che cioè si disattivano entro il periodo delle semine primaverili, senza la necessità di essere disattivate con il glifosate. E considerando che sul glifosate pende la spada della sospensione definitiva, sono proprio queste le specie sulle quali è bene puntare sin dal prossimo autunno.

La cover “geliva” secondo noi più interessante è il Radish Tillage, a cui abbiamo già dedicato un articolo specifico (clicca qui per leggerlo). Ma ci sono anche altre interessanti cover:

1) Trifoglio incarnato e alessandrino, veccia comune e villosa, favino, che sono leguminose che arricchiscono il suolo di azoto organico grazie ai batteri radicali azotofissatori che convertono quello atmosferico e presentano una biomassa con un basso rapporto C/N che ha una rapida degradabilità nel suolo.
2) Senape dotata di attività biocida nei confronti di nematodi e funghi patogeni.
3) Avena e Tillage Radish che incrementano soprattutto l’humus stabile e la struttura del suolo, dato il loro alto contenuto in fibre e alto rapporto C/N.

Le cover crops vanno seminate il più presto possibile, meglio se entro fine settembre, per favorirne il massimo sviluppo prima dell’avvento del gelo invernale, anche se nulla vieta semine più tardive.

Cover crops in purezza

Trifoglio alessandrino seminato il 13 settembre 2016 alla dose di 25 kg/ha. Come si vede dalla foto, è disattivato dal gelo ma non muore del tutto e non consente una perfetta copertura del suolo.

Senape bianca )varietà Attak) in purezza seminata sempre il 13 settembre 2016 alla dose di 20 kg/ha. Si tratta di una cover molto interessante, perché cattura l’azoto residuo nel suolo, compreso quello delle letamazioni, e riesce a soffocare le infestanti che non emergono. La sua biomassa non è fibrosa e si degrada rapidamente, in modo da non ostacolare la minima lavorazione e nemmeno la semina diretta.

Favino alla dose di 180 kg/ha. Si tratta di una leguminosa che, come si vede, muore con il gelo. Il favino assorbe una buona quantità di azoto, ma la copertura del suolo è piuttosto scarsa e quindi lascia sviluppare le infestanti, non svolgendo in pieno le funzioni di copertura che devono avere le cover crops.

I miscugli tra due specie

Senape bianca (15%) e veccia sativa (85%) alla dose di 50 kg/ha. Si tratta di un miscuglio molto interessante, perché la senape copre il suolo con abbondante biomassa che è importante per la stabilità dell’humus, mentre la veccia, più bassa, forma una specie di reticolo sul terreno, fissando una notevole quantità di azoto e arricchendo il suolo. Si tratta di azoto molto prezioso perché è “a lenta cessione”, dato che viene fissato man mano che si degrada la biomassa e quindi rimane a disposizione della coltura successiva.

Avena strigosa (20%) e veccia sativa (80%) alla dose di 55 kg/ha. Miscuglio molto interessante perché combina l’avena, che ha funzioni di incrementare l’humus stabile e quindi migliorare la struttura fisica del suolo, e la veccia che da leguminosa fissa azoto atmosferico, arricchendo il terreno di questo importante elemento. Come si vede, a fine febbraio la vegetazione è quasi completamente disattivata.

Avena sativa (30%) e veccia sativa (70%) alla dose di 65 kg/ha.

Avena sativa (25%) e veccia del bengala (65%) alla dose di 55 kg/ha. Si nota che l’avena ricaccia. Si tratta di due consociazioni che lasciano, rispetto alla precedente, una maggiore quantità di massa verde sul terreno che non è stata disattivata dal gelo.

Apparati radicali che lavorano in maniera diversa

I miscugli tra leguminose e graminacee sono interessanti, perché le due specie hanno apparati radicali che lavorano nel suolo tra gli aggregati in maniera differente. Infatti le leguminose hanno apparati radicali che vanno più in profondità, mentre le graminacee hanno apparati radicali fascicolati che lavorano il suolo in senso orizzontale.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all’Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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