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Diserbo mais: perché scegliere l’intervento di pre-emergenza con gli erbicidi residuali

Diserbo mais: perché scegliere l’intervento di pre-emergenza con gli erbicidi residuali

Sul mais, per combattere le principali infestanti, la maggior parte dei bravi agricoltori si orienta sulla prevenzione, cioè sui trattamenti di pre-emergenza ad azione preventiva, grazie alla disponibilità di principi attivi con elevata e costante attività erbicida nei confronti della maggior parte di graminacee e dicotiledoni e anche di malerbe ruderali e difficili.

Mantenere le aree diserbate preventivamente è un fattore importante, dice Denis Bartolini di Terremerse, in prospettiva anti-resistenza evitando l’impiego di erbicidi di post-emergenza appartenenti alle famiglie più a rischio quali le solfuniluree nei confronti dell’insorgenza di popolazioni di malerbe resistenti.

Trattamenti di pre-emergenza sul mais: i vantaggi principali

Il successo della strategia dei trattamenti di pre-emergenza sul mais sta in quattro vantaggi:

  1. Sensibilità della coltura del mais a elevate infestazioni di malerbe, soprattutto nel periodo critico che va dall’emergenza alle prime 4 foglie del mais.
  2. Ampio spettro di azione e prolungata persistenza.
  3. Finestra applicativa molto ampia da dopo la semina sino alle 2-3 foglie del mais.
  4. Attività specifica molto elevata su alcune infestanti chiave come abutilon poligonacee.

Senza contare che chi semina in anticipo nel mese di marzo, grazie al pre-emergenza tiene bene a freno sia tutte le infestanti che sviluppano a fine inverno sia le specie a ciclo primaverile estivo.

A quale stadio devono essere le infestanti per un efficace effetto erbicida?

Le infestanti emerse, se sono graminacee, devono trovarsi in campo allo stadio delle 2-3 foglie; mentre se sono dicotiledoni, devono trovarsi alla fase di plantula – cioè con i cotiledoni e due foglie vere.

Questa tipologia di intervento con erbicidi preventivi permette anche di allentare la pressione di infestazioni di specie difficili da controllare quali Fallopia convolvulus, Polygonum aviculare, Abutilon.

Le alternative alla terbutilazina

Il principio attivo della terbutilazina ha superato la revisione europea dei prodotti fitosanitari, ma rimane un osservato speciale in certe aree, e così alcune regioni nei loro disciplinari ne limitano la dose di impiego. Pertanto ci si può orientare con successo sulle innumerevoli soluzioni di prodotti senza terbutilazina, come per esempio le miscele di tiencarbazone+isossaflutolo addizionate con antidoto agronomico come l’Adengo.

Ci sono poi numerose miscele con s-metolaclor, petoxamide addizionati a pendimentalin, aclonifen, sulcotrione, clomazone. I nomi commerciali più noti sono Merlin Flexx, Command 36 CS, Challenge, Merlin Combi, Bismark, Camix.

Qual è l’epoca ottimale per il trattamento

La maggior parte dei formulati ad azione residuale sono adatti anche per interventi in post-emergenza precoce e quindi la scelta dell’epoca di intervento va fatta in relazione alla transitabilità dei terreni e alle previsioni meteo dei giorni successivi alla semina.

Se per esempio è previsto un lungo periodo siccitoso, gli interventi con formulati ad azione preventiva possono essere posticipati con piante di mais allo stadio di 2-4 foglie e con l’avvertenza di non intervenire in assenza di infestanti nate o con le stesse ai primissimi stadi di sviluppo (per le graminacee 1-3 foglie e per le dicotiledoni 4 foglie vere).

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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