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Fondo grano duro: ecco come funziona il contratto di filiera triennale del Mipaaf

Fondo grano duro: ecco come funziona il contratto di filiera triennale del Mipaaf

Alcuni giorni fa abbiamo anticipato le linee generali del decreto in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, che prevede aiuti per ettaro per chi sottoscrive un contratto di filiera in vista delle prossime semine di grano duro. Poiché molti lettori ci hanno chiesto ulteriori chiarimenti, di seguito cerchiamo di illustrare i punti chiave del decreto, nella speranza che la pubblicazione avvenga rapidamente, dato che è già tempo di predisporre le semine e la campagna segue logiche e tempistiche ben diverse da quelle del mondo politico-burocratico.

Caratteristiche del contratto di filiera triennale per il grano duro

Il contratto di filiera deve avere durata triennale e deve essere sottoscritto dai produttori di grano duro, singoli o associati, e altri soggetti delle fasi di trasformazione e di commercializzazione e in particolare:

  1. Agricoltore – Industria molitoria
  2. Agricoltore – Industria pastaria
  3. Agricoltore – Industria molitoria – Industria pastaria
  4. Centro di stoccaggio – Industria molitoria/pastaria

Nel caso 4) il contratto di filiera deve essere integrato da copia dell’impegno/contratto di coltivazione tra centro di stoccaggio e l’impresa agricola. Tale impegno/contratto può avere durata annuale e deve essere stipulato successivamente al contratto di filiera. Naturalmente vale sempre l’impegno di base triennale.

Infatti il contratto di filiera può essere costituito da una parte generale di durata triennale contenente i seguenti elementi:

  1. La superficie a grano duro oggetto del contratto.
  2. Le varietà di grano duro da coltivare con l’obbligo di impiegare sementi certificate.
  3. Le pratiche colturali funzionali al miglioramento qualitativo delle produzioni. Cioè il disciplinare di produzione che deve comprendere un percorso agronomico il più possibile innovativo e improntato ai principi della massimizzazione delle rese e della qualità e del minor impatto ambientale.

Sementi certificate

Le varietà di sementi certificate indicate nel contratto di filiera debbono essere iscritte al Registro nazionale delle varietà. La documentazione da allegare alla domanda da presentare ad Agea deve essere integrata da una copia della fattura di acquisto delle sementi, riportando l’indicazione della categoria e del numero di identificazione del lotto.

I quantitativi minimi di sementi certificate impiegate devono essere pari almeno a 150 kg/ha.

Anno di coltivazione e invio del contratto

Il decreto si applica al grano duro seminato nel periodo autunno-inverno 2016-2017 e non si applica alla produzione di grano duro da seme.

Il contratto deve essere inviato ad Agea da parte del sottoscrittore entro 30 giorni dalla data di pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale.

Limiti dell’importo massimo di aiuto

L’aiuto spettante a ciascun beneficiario è commisurato alla superficie agricola espressa in ettari coltivata a grano duro, con il limite massimo di 50 ettari, anche se il contratto di filiera sottoscritto prevede superfici più ampie.

L’aiuto è concesso nel limite di un importo massimo di 15.000 euro nell’arco di tre esercizi finanziari. Il che vuol dire 5000 euro all’anno, quindi 100 euro/ha, sempre che il numero delle domande non superi il budget così da determinare un taglio all’aiuto per accontentare tutti.

Ma se il produttore ha già ricevuto aiuti ai sensi del “de minimis” agricolo negli ultimi 3 anni finanziari, compreso quello in corso al momento della concessione dell’aiuto, l’importo da concedere va ridotto, dal momento che non si può superare la soglia dei 15.000 euro.

Come sempre, un lavoro fatto a metà

Il Mipaaf con questo decreto intende convincere gli agricoltori che la strada maestra da seguire per le colture cerealicole è quella dei contratti di filiera. Finalmente se ne è accorto, ed è una cosa positiva, ma gli strumenti messi in campo per incentivare i nostri agricoltori refrattari agli accordi ante-semina sono molto scarsi. Il tetto massimo di 50 ettari è basso e anche il rispetto dei limiti del famigerato regolamento “de minimis “ (reg. n. 1408/2013) applicato agli aiuti di Stato in agricoltura sembra poco opportuno.

Altro aspetto alquanto “ridicolo” è l’adesione al contratto di filiera entro 30 giorni dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, che obbliga gli agricoltori a consultarla ogni giorno per non farsi scappare l’occasione.

Insomma, sembra proprio che il Mipaaf abbia una fifa tremenda che siano in troppi a correre per farsi finanziare i contratti di filiera. Ma allora è una via maestra da incentivare oppure no? I soliti burocrati che vogliono “botte piena e moglie ubriaca”!

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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3 commenti

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  1. Pietro Tandeddu
    Pietro Tandeddu 28 febbraio, 2017, 11:55

    Ma questo benedetto decreto è stato pubblicato sulla G.U. e quando ? Quali sono le modalità di presentazione delle domande ?
    O siamo ancora alla ” gazzosa ”
    Gradirei una risposta, se potete darmela.
    Grazie
    Pietro Tandeddu

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    • Roberto Bartolini
      Roberto Bartolini Autore 2 marzo, 2017, 12:38

      Gentile Pietro, il decreto è stato pubblicato il 28 novembre 2016. Cliccando sui link forniti dal sig. D’Addario nel suo commento qui sotto, troverà tutti i riferimenti sulle modalità di presentazione delle domande.

      Rispondi a questo commento

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