Spandiconcime Kverneland

Frumenti, non speculiamo sul seme: quello certificato ha più garanzie dell’aziendale

Frumenti, non speculiamo sul seme: quello certificato ha più garanzie dell’aziendale

L’annata no, almeno per il grano duro, può frenare il ricorso al seme certificato e conciato che, secondo alcuni agricoltori, costa molto di più di quello di produzione aziendale. Ma facendo due conti, riportati dall’Informatore Agrario sulla base di analisi economiche di Amedeo Reyneri per il tenero e di Gabriele Chiodini per il duro, la situazione è la seguente.

Frumento tenero

  • Costo di produzione del seme certificato e conciato: 107 euro/ha;
  • Costo di produzione del seme aziendale: 89 euro/ha;
  • Differenza: 18 euro/ha.

Frumento duro

  • Costo di produzione del seme certificato e conciato: 125 euro/ha;
  • Costo di produzione del seme aziendale: 100 euro/ha;
  • Differenza: 25 euro/ha.

Aumento delle piante emerse e della densità (e meno attacchi)

Secondo Reyneri, per quanto riguarda il frumento tenero l’applicazione della difesa fungicida sul seme in concia industriale permette un aumento della percentuale di piante emerse (intorno al 33%) e quindi della densità espressa in spighe/mq (+8%). Per quanto riguarda le malattie, la semente conciata riduce notevolmente la severità degli attacchi dovuti alle malattie fogliari. Quindi ne risulta che l’impiego di semente certificata consente all’agricoltore, a fronte di una spesa molto bassa rispetto all’uso di seme aziendale, di avere maggiori garanzie sul corretto insediamento della coltura, ma anche su una maggiore produzione di granella (in media il 5%) e anche su una maggiore qualità.

Analoghe considerazioni si possono fare sul versante del grano duro, aggiungendo che solo con il seme certificato si possono attivare i contratti di filiera che fanno incassare all’agricoltore il premio del Fondo Grano Duro.

Il ruolo fondamentale della ricerca genetica

Non dimentichiamo poi che i grandi progressi dell’agricoltura si devono anche al miglioramento genetico delle varietà realizzato dalle ditte sementiere, che quindi svolgono un ruolo determinante per garantire un costante aumento delle rese e della qualità delle nostre produzioni.

Dunque seme certificato e conciato significa:

  • certezza della varietà seminata;
  • tracciabilità;
  • sanità;
  • germinabilità;
  • purezza;
  • efficacia della concia;
  • uso dei più recenti ritrovati della genetica.

Tutto questo permette di ripagare, con gli interessi, l’investimento nel seme industriale. Ma come sempre non tutti saranno d’accordo.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


Tag assegnati a questo articolo:
frumentograno durograno tenero

Articoli correlati

Le migliori varietà di girasole consigliate per le prossime semine

Centoventi mila ettari concentrati per lo più nelle Marche, in Umbria e in Toscana: è l’estensione in Italia del girasole,

Mais: l’ibrido precocissimo ad alta densità per contrastare il cambiamento climatico

Ci vuole la seminatrice adatta per la semina a diamante Ma se si adotta l’alto investimento occorre anche spaziare in maniera diversa

Soia, seme aziendale o seme certificato? I pro e i contro di una scelta molto discussa

«Nel 2016 non ho speso nemmeno un euro per il seme di soia e di altre colture e nemmeno per

Nessun commento

Scrivi un commento
Nessun commento Puoi essere il primo a commentare questo articolo!

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato.
I campi contrassegnati da asterisco sono obbligatori.*