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I contoterzisti devono rafforzare la loro funzione innovativa diffondendo l’agricoltura di precisione

I contoterzisti devono rafforzare la loro funzione innovativa diffondendo l’agricoltura di precisione

Su 1,6 milioni di aziende agricole attive in Italia, oltre 540 mila utilizzano a diverso titolo il contoterzismo e 175 mila hanno un affidamento completo di tutte le operazioni colturali, per un totale di 795 mila ettari. Sono i numeri del “Terzo rapporto sul contoterzismo” presentato all’ultima edizione dell’Eima di Bologna.

Tra le operazioni di affidamento parziale ai contoterzi, oltre all’aratura che viene utilizzata da 95 mila aziende, sono importanti le operazioni di raccolta e prima lavorazione, con quasi 300 mila aziende interessate.

I contoterzisti lavorano 5 milioni di ettari

Secondo le statistiche del rapporto, l’affidamento completo delle operazioni colturali interessa oltre 798 mila ettari, mentre l’affidamento parziale interessa quasi 4 milioni di ettari. La raccolta e la prima lavorazione interessano quasi 2,5 milioni di ettari, l’aratura 498.000 ettari, la semina 597.000 ettari, la concimazione 183.000 ettari e altre operazioni quasi 300.000 ettari.

L’affidamento completo di tutte le operazioni vede una maggiore concentrazione nelle regioni del Sud (quasi il 50% della superficie totale) rispetto al Nord (35% della Sau totale) mentre per l’affidamento parziale prevalgono le aziende del Nord.

C’è ancora una sfida da vincere

Ormai da alcuni anni i contoterzisti stanno contribuendo a migliorare i processi produttivi applicando giorno per giorno i concetti di sostenibilità, di risparmio degli inputs, di riduzione delle emissioni e di salvaguardia della struttura e fertilità dei suoli con l’applicazione delle lavorazioni conservative. Ora il prossimo passo determinante per le sorti della produttività degli agricoltori- clienti è quello di applicare con più convinzione sulle superfici gestite in toto o in parte, i sistemi dell’agricoltura di precisione.

Si deve partire con la mappatura dei suoli, tramite l’uso della cosiddetta “slitta” trainata da un quad che misura la resistività elettrica dei suoli e disegna delle mappe di tessitura distinguendo in un appezzamento le zone con sabbia, limo e argilla (ne abbiamo parlato in questo articolo).

L’attrezzatura trainata dal quad con la quale si realizzano le mappe di tessitura del suolo, punto per punto.

Sovrapponendo poi queste mappe con quelle di raccolta, realizzate dalla mietitrebbia, si costruiscono le mappe di prescrizione per implementare, con attrezzature Isobus e dotate di sistemi satellitari, la semina e la concimazione a dose variabile.

A destra la mappa di raccolta e a sinistra la mappa di prescrizione con semina a dose variabile.

È questa l’unica strada oggi a disposizione di contoterzisti e aziende di medio-grandi dimensioni per poter programmare un aumento della redditività aziendale. Altre vie non ce ne sono.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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