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I piccoli agricoltori devono diventare dei piranha per avere un futuro

I piccoli agricoltori devono diventare dei piranha per avere un futuro

Il piranha è un predatore e per essere tale deve essere un lavoratore coraggioso, attento e veloce. Proprio come dovrebbe essere il piccolo-medio imprenditore agricolo di oggi. È il teorema del noto agronomo Angelo Frascarelli che, in un coraggioso editoriale sull’Informatore Agrario, ancora una volta lancia un sasso nello stagno un po’ imbalsamato della nostra agricoltura. Editoriale che è anche un messaggio di speranza, perché ha come presupposto quello che è oggi il mercato.

Tecnologia, robotica, precisione, e-commerce, marketing digitale, salutismo, consumatori sempre più connessi con le loro scelte “virali”: sono queste le nuove opportunità da cogliere per i piccoli e medi agricoltori e imprenditori dell’agroalimentare italiano, purché siano veloci, cioè capaci di innovare costantemente, con coraggio, agilità e rapidità nel prendere decisioni, puntando su prodotti di alta qualità e forte appeal e che siano disposti a collaborare con altre imprese. Guarda caso il piranha vive in branco, non isolato!

Bisogna puntare su prodotti che rispondano in pieno al bisogno del consumo responsabile, sfruttando anche le nuove piattaforme distributive. Gli spazi sono enormi, anche all’estero, perché l’agroalimentare italiano è il più copiato nel mondo e si copia ciò che i consumatori desiderano, non altro.

Ma si può essere piranha anche producendo grano, soia, erba medica, mais, eccetera. La dimensione non è più il fattore di successo e i capitali contano, ma meno delle buone idee. Conta solo essere veloci, vince chi ha più desiderio, più coraggio, più capacità di interpretare velocemente le innovazioni della tecnologia e i mutamenti di mercato.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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