I residui colturali sono una risorsa importante, ma vanno trattati con attrezzature ben progettate

I residui colturali sono una risorsa importante, ma vanno trattati con attrezzature ben progettate

In questi ultimi anni tantissimi agricoltori stanno finalmente rivalutando i benefici dei residui colturali, che aumentano la dotazione di sostanza organica del suolo e riducono i fenomeni erosivi, il ruscellamento in collina, la lisciviazione dei nitrati in falda e le perdite per evaporazione, tesaurizzando l’umidità necessaria alla buona germinazione del seme. Dunque i residui non vanno interrati ma, se non si opta per la semina diretta su sodo, occorre gestirli in maniera adeguata con una lavorazione superficiale conservativa, utilizzando però attrezzature costruite in un certo modo. Per evitare che poi si creino problemi al momento del passaggio della seminatrice.

Per gestire bene elevati quantità di residui colturali rimasti in superficie dopo la raccolta soprattutto di colture come mais e sorgo, l’attrezzatura per la minima lavorazione deve disporre di una adeguata luce libera dal suolo. Inoltre gli elementi di lavoro, ben dimensionati, devono essere ben distanziati tra loro e disposti in più ranghi per evitare ingolfamenti e aumento dello sforzo di trazione.

Importante è anche la possibilità di regolazione di tutti gli organi di lavoro e la possibilità di adattarli alle condizioni di lavoro che si presentano, così su un unico telaio deve esserci la possibilità di costruire diverse combinazioni tra lame, dischi e rulli di diversa foggia. Il segreto di un buon attrezzo da minima lavorazione, in poche parole,  sta nella sua versatilità e robustezza.

La combinazione di ancore e dischi è la soluzione più diffusa, ma anche in questo caso occorre saper scegliere bene per evitare inconvenienti con preparazioni del letto di semina troppo grossolane.

Il coltivatore CLC di Kverneland: diversi modelli per tutte le condizioni

Il CLC di Kverneland modello Wings con due file di denti spaziati sino a 420 mm, una fila di dischi e il rullo terminale. I dischi sono montati su supporti in acciaio dotati di quattro ammortizzatori in gomma che proteggono ogni disco da eventuali sollecitazioni e urti.

Il Kverneland CLC Evo modello Wings con due file di denti spaziati sino a 420 mm, una fila di dischi e il rullo terminale. I dischi sono montati su supporti in acciaio dotati di quattro ammortizzatori in gomma che proteggono ogni disco da eventuali sollecitazioni e urti.

I denti terminano con particolari alette esplosori che consentono di lavorare su terreni ricoperti da masse abbondanti di residui e infestanti, aumentando l’effetto miscelazione.

I denti terminano con particolari alette esplosori che consentono di lavorare su terreni ricoperti da masse abbondanti di residui e infestanti, aumentando l’effetto miscelazione.

Grazie alle sue peculiarità costruttive...

Grazie alle sue peculiarità costruttive…

...ecco il risultato di un passaggio di CLC Wings su stoppie di riso.

…ecco il risultato di un passaggio di CLC Wings su stoppie di riso.

Il CLC modello Pro con tre file di denti opportunamente distanziate e in posizione asimmetrica per escludere qualsiasi ingolfamento, una fila di dischi a profilo ondulato e il rullo Actipack che garantisce una seconda lavorazione delle zolle grazie alla presenza di coltelli ammortizzati tra un dente e l’altro.

Il CLC modello Pro con tre file di denti opportunamente distanziate e in posizione asimmetrica per escludere qualsiasi ingolfamento, una fila di dischi a profilo ondulato e il rullo Actipack che garantisce una seconda lavorazione delle zolle grazie alla presenza di coltelli ammortizzati tra un dente e l’altro.

Le tre file di denti sono supportate dal sistema di sicurezza Auto Reset di Kverneland, lo stesso utilizzato sugli aratri. L’escursione e la compressione della balestra (in verde nella foto) garantiscono il superamento di ostacoli oltre i 35 cm e la pressione del dente è tarata a 640 kg, quindi anche in condizioni molto difficili il dente mantiene una stabilità impareggiabile.

Le tre file di denti sono supportate dal sistema di sicurezza Auto Reset di Kverneland, lo stesso utilizzato sugli aratri. L’escursione e la compressione della balestra (in verde nella foto) garantiscono il superamento di ostacoli oltre i 35 cm e la pressione del dente è tarata a 640 kg, quindi anche in condizioni molto difficili il dente mantiene una stabilità impareggiabile.

L’effetto vibrante che il dente Kverneland imprime al suolo riduce lo sforzo di traino e aiuta a ridurre la zollosità del suolo.

L’effetto vibrante che il dente Kverneland imprime al suolo riduce lo sforzo di traino e aiuta a ridurre la zollosità del suolo.

Ecco il risultato di un solo passaggio di CLC Pro...

Ecco il risultato di un solo passaggio di CLC Pro…

...su due terreni diversi per tessitura e presenza di residui e infestanti.

…su due terreni diversi per tessitura e presenza di residui e infestanti.

Il CLC si presta per distribuire anche digestati e liquami. In questo caso è abbinato a un Claas Xerion dotato di distributore Vogelsang.

Il CLC si presta per distribuire anche digestati e liquami. In questo caso è abbinato a un Claas Xerion dotato di distributore Vogelsang.

In corrispondenza di ogni dente del CLC scende la calata del distributore che interra il liquame per un utilizzo agronomicameente perfetto.

In corrispondenza di ogni dente del CLC scende la calata del distributore che interra il liquame per un utilizzo agronomicameente perfetto.

Kverneland Italia

Kverneland Italia

Kverneland Group è una multinazionale leader nello sviluppo, nella produzione e nella distribuzione di macchine e servizi per l’agricoltura.


Tag assegnati a questo articolo:
coltivatoriKvernelandmacchine agricole

Articoli correlati

Trincia Kverneland: versatili, affidabili, efficienti

In questo approfondimento vogliamo offrirvi una panoramica su alcuni modelli di trincia Kverneland adatti per diversi tipi di esigenze. Ecco

Agricoltura conservativa, non basta eliminare l’aratro. Ecco le altre pratiche da mettere in campo

Nel 1943 un agronomo americano di nome Edward H. Faulkner scrisse un libretto dal titolo “La follia dell’aratore”, che già

Lavorazione del terreno e semina con un solo passaggio, direttamente sui residui colturali

«Applicare la minima lavorazione del terreno è indispensabile per un’azienda agricola che vuole rimanere competitiva e non perdere reddito. Da

Nessun commento

Scrivi un commento
Nessun commento Puoi essere il primo a commentare questo articolo!

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato.
I campi contrassegnati da asterisco sono obbligatori.*