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In Basilicata la sperimentazione in campo con mappe di prescrizione e concimazione a rateo variabile

«Riconoscere, definire e gestire la variabilità e le reali potenzialità produttive degli appezzamenti aziendali rappresenta un fondamentale obiettivo da perseguire in una logica di sostenibilità economica e ambientale delle produzioni agricole in territori come la Basilicata, culle di produzioni tipiche e di alta qualità. Nel contesto cerealicolo poi tali aspetti risultano essere di primaria valutazione se associati a un’operazione quale la concimazione azotata, che ad oggi rappresenta ancora un intervento fortemente impattante dal punto di vista economico e ambientale». Da queste motivazioni espresse da Paola D’Antonio dell’Università della Basilicata, responsabile scientifico del progetto di cui parliamo in questo articolo, ha preso avvio per la durata di tre anni la “Sperimentazione di mappe di prescrizione e concimazioni a rateo variabile per la cerealicoltura del meridione d’Italia”, che ha come partner Kverneland Group Italia, l’azienda agricola Francesco Saverio Lopinto di Melfi e la Digimat di Matera.

Garantire un made in Italy con bassi impatti ambientali

«Da un lato dobbiamo garantire la qualità e tradizionalità del nostro made in Italy – osserva D’Antonio – dall’altro cercare di ridurre i costi del processo colturale, che oggi sono non solo i costi produttivi, ma anche quelli ambientali legati a pratiche che prevedono l’impiego di prodotti di sintesi ad alto impatto sull’ambiente».

La mappatura del suolo oggetto di sperimentazione avverrà a opera di Agrisoing, che fornirà i dati analitici sulla base dei quali, con la collaborazione di Kverneland Group Italia, verranno predisposte le mappe di prescrizione per effettuare la distribuzione dei fertilizzanti azotati al frumento a dose variabile con lo spandiconcime Kverneland GEOSPREAD Exacta TL dell’azienda Lopinto.

L’azienda Lopinto ha già messo in campo il GEOSPREAD

Francesco Saverio Lopinto ha già utilizzato quest’anno lo spadiconcime GEOSPREAD TL sui terreni seminati a grano duro. «Indubbiamente l’attrezzatura ha un contenuto tecnologico molto elevato – osserva Lopinto – e ci permette di dosare con estrema precisione il concime senza sprechi, con una gestione automatica dell’avanzamento in campo che impedisce le sovrapposizioni. È chiaro che all’inizio occorre impiegare un po’ di tempo per prendere confidenza con un’attrezzatura molto differente da quelle che avevamo in uso, ma alla fine il risultato ci è sembrato molto buono. La parola definitiva la dirà lo stato vegetativo del frumento nelle prossime settimane. Il prossimo passo sarà l’uso delle mappe di prescrizione in autunno sulla base delle mappe del suolo per distribuire il concime a dose variabile».

Una gestione impostata sulle colture da seme

Così è impostata l’azienda cerealicola di Lopinto: «Il frumento occupa un centinaio di ettari e viene alternato con piante miglioratrici, come richiesto dalle disposizioni regionali. In passato ho seminato favino, cece, lenticchia, pisello, ma da qualche anno ho puntato sul trifoglio che ritengo sia la coltura ideale per la rotazione e inoltre si è dimostrato molto adatto a queste zone. Le mie coltivazioni sono tutte da seme e a questa regola risponde anche il trifoglio: certamente il costo del seme è elevato, ma il contratto di coltivazione fissa un prezzo minimo di 85 euro/ql e le rese medie di 7-8 ql/ha danno già una buona soddisfazione economica. Addirittura quando si arriva a 10 ql/ha la coltura è più remunerativa anche del grano da seme».

Concime azotato a cessione graduale

Ma quale prodotto ha usato Lopinto per la concimazione azotata del frumento? «Quest’anno ho utilizzato Rhizovit 26 N-Process di Timac, con 18% di azoto ureico e 8% ammonicale», risponde l’imprenditore agricolo. «Si tratta di un prodotto a rilascio graduale grazie alla protezione del granulo con membrana Meta, che funge anche da attivatore della microflora e che dovrebbe indurre anche un incremento dell’attività fotosintetica. È il primo anno che lo utilizzo, quindi aspettiamo di vedere i risultati sulla vegetazione».

Un agricoltore che da anni adotta la semina su sodo

Interessante è anche la preparazione dei letti di semina in questa azienda agricola: «Da tantissimi anni adotto solo la semina su sodo – spiega Lopinto – e devo dire che è un successo a tal punto che i miei terreni hanno raggiunto un tasso di sostanza organica molto elevato che non si riscontra nelle nostre aree, con effetti positivi sulle rese che nella mia azienda sono generalmente superiori alla media di questi areali. È aumentata la fertilità, è migliorata la struttura e anche la popolazione di microfauna, terricola con particolare riferimento ai lombrichi che hanno colonizzato stabilmente gli appezzamenti».

La mappatura dei suoli sarà effettuata in estate dopo la raccolta del trifoglio da seme e la distribuzione a dose variabile del concime azotato sarà effettuata in autunno sul frumento che verrà seminato in successione.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.



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