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La buona coltivazione del mais: tecniche e consigli

La buona coltivazione del mais: tecniche e consigli

Il mais è la coltura sulla quale agronomi e agricoltori stanno innovando di più sul fronte delle possibili strade agronomiche per aumentare le produzioni unitarie di granella e di trinciato. Non c’è dubbio che la componente genetica è ancora un caposaldo importante, e quindi è bene seminare sempre ibridi di nuova generazione; tuttavia si è notato che l’aumento delle rese per ettaro oggi, rispetto al passato, si può ottenere soprattutto con l’applicazione di percorsi agronomici innovativi.

Aumentare il numero di piante al metro quadro

È possibile aumentare il numero di piante al metro quadro grazie a ibridi che sono in grado di resistere all’alto investimento senza subire danni da stress e da competizione con le piante vicine. L’obiettivo è di raggiungere investimenti di 10-12 piante/mq al posto delle tradizionali 7-8 piante al mq, con ibridi che mantengono inalterate le caratteristiche della spiga come dimensione e numero di ranghi.

Ma se si adotta l’alto investimento, le piante si devono sistemare in campo in modo diverso per evitare una competizione per l’assunzione di acqua e nutrienti che può provocare stress alla coltura. Ecco allora che si deve eseguire una semina a file sfalsate, a quinconce e/o a diamante per far sì che l’apparato radicale delle piante abbiano un sufficiente spazio sia in orizzontale sia in verticale

La concimazione del mais

Il mais è particolarmente avido di azoto e potassio. È evidente che se i residui colturali vengono lasciati in campo, i 4/5 del potassio asportato dalla coltura ritornano al terreno.

In pre-semina

Le forti quantità di azoto da distribuire al mais, che possono superare anche le 250 unità/ha, consigliano di impiegare in pre-semina fertilizzanti contenenti azoto a cessione graduale con i quali è possibile risparmiare almeno una delle distribuzioni azotate in copertura. Così facendo si rallenta la messa a disposizione dell’azoto nelle forme più dilavabili come la nitrica e si fornisce alla coltura la giusta dose di nutriente in corrispondenza dei ritmi di assorbimento. Se occorre somministrare oltre all’azoto anche fosforo e/o potassio, è consigliabile distribuire in pre-semina un concime organo minerale.

Alla semina

In questo momento è buona norma localizzare un concime fosfatico prontamente disponibile vicino alla radichetta, per favorire l’effetto starter e quindi una rapida emergenza, particolarmente importante nei terreni a sodo che sono generalmente più freddi. Sono adatti allo scopo i concimi micro granulati o liquidi da abbinare allo zinco. Lo zinco, alla quantità di 200-300 grammi/ha, evita ingiallimenti e clorosi del mais quando il decorso primaverile è molto piovoso e freddo. Inoltre la scarsa disponibilità di zinco ostacola anche il completo assorbimento del fosforo.

In copertura

Per l’ultima dose di azoto da distribuire in copertura, si può optare per una o due distribuzioni entro la levata per evitare danneggiamenti alle piante con il passaggio delle attrezzature. La prima distribuzione va eseguita alle tre foglie con lo spandiconcime, la seconda dopo circa un mese dalla semina quando si effettua la sarchiatura.

Molto interessante è la concimazione liquida con distributori a canaletta che localizzano l’azoto lungo la fila, perché si può entrare in campo anche dopo la levata, avvicinandosi così al periodo di maggiore assorbimento da parte della coltura.

Concimare con il rotolone, una tecnica sostenibile

Piccole quantità di fertilizzanti, distribuiti in modo uniforme e in quantità proporzionale alla fase vegetativa, che garantiscono un’alimentazione puntuale e continuativa della pianta che assimila l’intera dose di concime senza che vi siano rilasci di nitrati in falda. Questo è in sintesi il sistema di fertilizzazione applicato al rotolone o alle ali piovane, che è stato oggetto di approfondita indagine da parte del Cer (Consorzio per il Canale Emiliano-Romagnolo) nell’ambito del progetto Roto-Fert.

L’importante è disporre di rotoloni semoventi che realizzino uniformi bagnature sul terreno attraverso sistemi di automazione: solo così anche il fertilizzante può essere dosato opportunamente.

Dai dati di campo si rileva che per il mais da granella questo sistema di concimazione, insieme all’acqua di irrigazione, a confronto con un piano di concimazione tradizionale porta incrementi di resa pari al 7%.

È indispensabile disporre di pompe dosatrici specifiche per l’iniezione calibrata e proporzionale dei fertilizzanti nell’acqua di irrigazione, e la presenza sul mercato di nuovi fertilizzanti a elevata solubilità permette di operare con precisione in corrispondenza delle varie fasi fenologiche, con un assorbimento molto rapido a mezzo di attivatori e/o microelementi catalizzatori delle più importanti azioni foto sintetiche della coltura. Le pompe dosatrici più moderne hanno pressioni di lavoro che variano da 0,5 a 12 bar con le seguenti dosi iniettate: a 0,5 bar 100 litri/ora, a 3 bar 200 litri/ora, a 10 bar 400 litri/ora. Il costo della pompa è attorno ai 2000 euro, ammortizzabili su 15 ettari in 5 anni.

Per quanto riguarda i fertilizzanti cristallino-idrosolubili (34%), c’è un costo aggiuntivo rispetto al nitrato ammonico del 27% (delle tesi di concimazione tradizionale), pari a 0,1 euro/kg di azoto. In definitiva con la fertirrigazione si spendono mediamente 40-60 euro/ha in più.

La somministrazione frazionata dell’azoto in fertirrigazione determina una più prolungata disponibilità di azotati fin dalle fasi più avanzate del ciclo colturale. Ciò consente un più regolare accumulo di sostanza secca negli organi produttivi delle colture. Dunque siamo di fronte a una tecnologia “sostenibile” grazie al basso impatto ambientale, che permette un uso mirato e razionale del fertilizzante con l’eliminazione di sprechi e perdite nell’ambiente, aumentando nel contempo l’efficienza d’uso di una risorsa preziosa come l’acqua di irrigazione.

Irrigazione a goccia del mais.

Irrigazione a goccia del mais.

Diversificare gli usi per cercare più valore aggiunto

Produzioni di mais specializzate a determinati fini produttivi. È questa la nuova frontiera che l’agricoltore deve esplorare.

  • Mais vitrei. Sono mais a endosperma vitreo nella porzione esterna, che vengono utilizzati per l’alimentazione degli avicoli ma anche da alcuni molini a pietra per ottenere farine speciali per alcuni usi alimentari. C’è ad esempio la varietà Biancoperla per preparare la polenta.
  • Mais bianchi. Anche per questa tipologia sta crescendo la domanda da parte di aziende che operano nell’alimentare e nel comparto zootecnico.
  • Mais waxy. È il segmento, spesso poco considerato dagli agricoltori, che consente di stipulare un contratto di coltivazione con l’industria di trasformazione, direttamente oppure tramite un intermediario che può essere un consorzio agrario, che consente di determinare un prezzo garantito con l’aggiunta di premialità, insieme alla certezza di conferimento. Di questi tempi sono due condizioni assai vantaggiose. È evidente che l’agricoltore deve seguire un disciplinare di produzione e conferire un prodotto sano e di alta qualità.
  • Mais da biogas. Sono ibridi particolarmente adatti alla produzione di trinciato da destinare agli impianti di biogas, dove prevale la produttività in termini di biomassa a scapito di altre caratteristiche della granella.

Lavorazione e letto di semina

L’aratura tradizionale può essere sostituita senza conseguenze sulla produttività da tecniche di minima lavorazione del terreno, cercando di limitare il numero di passaggi con cantieri che abbinano a una lavorazione superficiale la semina in contemporanea e la lavorazione a strisce o strip tiller. Condizione indispensabile affinché questi sistemi abbiano successo è che il terreno sia in tempera, cioè che abbia un giusto grado di umidità per favorire la buona lavorabilità e disgregazione delle zolle.

Altro elemento importante è l’uso di cantieri capaci di gestire bene i residui colturali, che non devono ostacolare la deposizione del seme alla giusta distanza e profondità. La seminatrice deve essere versatile, dato che le condizioni in cui si lavora possono essere anche molto diverse, attraverso la sostituzione o l’aggiunta-rimozione di organi lavoranti di diversa tipologia e quindi comportamento sul terreno. Se la semina viene fatta bene, già la metà della produzione è al sicuro.

Diabotrica e piralide: strategie di difesa

Diabotrica

Il danno economico rilevante è ad opera delle larve che si nutrono delle radichette e scavano gallerie nelle radici più grosse, provocando allettamenti alla pianta e riducendone la capacità di assorbire nutrienti e acqua. Tipico sintomo di attacco elevato sono le piante a collo d’oca, cioè che sono allettate ma che si risollevano dal suolo formando dei gomiti.

Cosa fare. Se gli attacchi sono consistenti e si ripetono negli anni, se possibile è bene interrompere la coltivazione del mais con la rotazione perché, così facendo, le larve presenti nel terreno, non trovando più le radici del mais, muoiono. È opportuno poi scegliere ibridi che hanno apparati radicali più sviluppati, e quindi più resistenti agli attacchi delle larve rispetto agli ibridi con apparati radicali più ridotti e anche dotati di stocco molto robusto. I geoinsetticidi sono l’arma più indicata per abbattere la popolazione larvale di diabotrica.

Interventi alla semina. Il prodotto applicato nel solco o in concia dà buoni risultati, riducendo i danni alle radici con un miglioramento deciso della stabilità delle piante. Il geoisetticida combatte contemporaneamente anche gli elateridi.

Interventi alla rincalzatura. Si chiama Ercole, è prodotto da Sipcam Italia ed è l’unico insetticida registrato su mais per l’applicazione in rincalzatura. È a base di lamba-cialotrina, agisce per contatto e ingestione e forma un effetto barriera nei confronti delle larve parassite. Si fissa alla sostanza organica del terreno e quindi non viene dilavato dalle precipitazioni, fornendo una protezione agli apparati radicali del mais per circa 60 giorni. Ercole va distribuito alla sarchiatura quando il mais è alla sesta foglia, insieme all’urea o ad altro azotato alla dose di 15 kg/ha. Il periodo deve corrispondere alla schiusura delle uova della diabotrica e alla fuoriuscita delle larve. Un primo intervento con Ercole può essere effettuato alla semina con 12 kg/ha nel solco insieme al perfosfato per combattere gli elateridi.

Piralide

Tra metà maggio e fine giugno sfarfalla la prima generazione alla quale segue la seconda, la più prolungata pericolosa, dalla prima decade di luglio fino a oltre la metà di settembre, con voli consistenti nel periodo estivo. Le larve attaccano peduncolo e tutolo del mais e scavano gallerie nella spiga, che sono una via di accesso per la diffusione dei funghi responsabili della produzione di micotossine. Per mettere in atto una buona strategia di difesa non si può fare a meno delle indicazioni fornite dalle trappole a feromoni. La soglia di intervento corrisponde alla cattura di 50 adulti/ settimana consecutivi per 2 settimane.

Prodotti. Formulati ovolarvicidi consentono di anticipare trattando durtante l’ovideposizione. Formulati solo larvicidi vanno impiegati in corrispondenza del picco dei voli degli adulti e della nascita delle prime larve.

Tempistica. I risultati migliori si hanno distribuendo l’insetticida nella settimana che segue la fioritura del mais, quando le spighette sono già fuoriuscite e hanno le cosiddette “barbe” che virano dal verde al marrone.

Consigli agronomici. Semine anticipate del mais sono utili perché provocano uno sfasamento tra ciclo biologico della piralide e ciclo del mais. La scelta dell’ibrido deve privilegiare piante con stocco molto robusto e apparato radicale ben sviluppato.

Prodotti per la lotta a diabotrica e piralide

  • Diabotrica: Betacyflutrin, Alfacipermetrina, Deltametrina, Zetacipermetrina, Ciflutrin, Lambdacianotrina e Indoxacarb (max 2 trattamenti). Per i prodotti citati, massimo un trattamento all’anno tranne che per Indoxacarb.
  • Piralide: trichogramma, bacillus thuringensis, Clorantraniliprole ( 2 tratt./anno), Diflubenzuron , Indoxacarb ( 2 tratt./anno)

Diserbo di pre-emergenza

Può essere l’intervento unico e risolutivo, ma in presenza di infestanti perennanti come sorghetta, convolvolo/calystegia, stoppione, equiseto, è necessario intervenire anche in fase di post-emergenza. Così come nei terreni torbosi, dove il post è quasi sempre indispensabile.

Se si usa la Terbutilazina

Dosi espresse in l/ha di formulato commerciale.

  • Primagram Gold: 4-4,5
  • Lumax: 3,5-4,5
  • Akris: 2-3
  • Click Combi: 2-2,8
  • Aspect: 1,7
  • Koban T, Romin T, Erbifen K: 3
  • TrekP: 2,5-3
  • Cklick Duo: 3-4
  • Sulcotrek: 2-2,5

Se non si usa la Terbutilazina

Dosi espresse in l/ha di formulato commerciale.

  • Adengo: 1,5- 2
  • Dual Gold, Antigram Gold: 1,2-1,4
  • Camix: 2,5-2,8
  • Spectrum: 1-1,3
  • Alcanse CS: 1,5-2
  • Command 36 CS: 0,2-0,3
  • Challange, Valzer: 1-1,5
  • Merlin Flexx: 1,5-2
  • Sulcogan: 1,5

Post-emergenza: quando e perché

Si usano per completare l’azione del pre-emergenza in caso di sua parziale efficacia, per il controllo delle infestanti a ciclo perenne e in terreni dotati di alto contenuto di sostanza organica dove sono l’unica soluzione davvero efficace.

Fare un diserbo solo in post può portare alcuni rischi, come il ritardo dell’intervento a causa di andamenti climatici avversi che impediscono di entrare in campo, la parziale efficacia sulle infestanti a causa di periodi siccitosi frequenti nel mese di maggio, insorgenza di popolazioni di infestanti resistenti agli erbicidi di post-emergenza come il giavone e alle sulfoniluree graminicide.

Giavone e graminacee. Ghibli, Nicogan Vo, Nisshin Extra 6OD, Ghibli 240 OD sono tutti a base di nicosolfuron, Equip (foramsulfuron), Titus Mais extra e Kelvin Duo a base di rimsulfuron+nicosulfuron.

Sulle graminacee annuali: Laudis (2 l/ha) a base di tembotrione.

Sulle poligonacee: Peack (20-25 gr/ha) e Casper (0,3-0,4 kg/ha).

Su fallopia: Tomagan (0,4-0,6 l/ha).

Su persicaria e fallopia: Mondak 21S, Dicumba 0,6-1,2 l/ha.

Su amarantacee, chenopodiacee, solanacee e ruderali: Elumis (1,5-2 l/ha), Laudis (2 l/ha) e Principal Mais (350-440 g/ha).

Quando trattare?

  1. Unico trattamento quando il mais ha differenziato 5-6 foglie per il completamento di efficacia del pre-emergenza.
  2. Unico trattamento alle 4-5 foglie della coltura per il controllo di infestanti graminacee e dicotiledoni annuali.
  3. Doppia applicazione nei terreni organici con mais a 2-3 foglie seguito da un secondo a distanza variabile in base al clima

Come evitare gli attacchi di micotossine

La rotazione ancora una volta si segnala come l’arma più efficace per portare a casa granella di mais sana ed esente da micotossine. Infatti riduce le sorgenti di inoculo dei funghi che si conservano nel suolo.

Ibridi precoci sono più sensibili alle contaminazioni da aflatossine perché completano il loro ciclo in concomitanza di periodi con alte temperature, mentre gli ibridi tardivi sono più predisposti alle contaminazioni da fumonisine, dato che la loro maturazione avviene in periodi più piovosi e umidi.

Occhio agli stress

Il punto chiave per mettersi al riparo dalle contaminazioni da micotossine è evitare nella maniera più assoluta che la pianta di mais vada in stress. Quindi è importante una corretta e bilanciata fertilizzazione azotata, evitando tuttavia gli eccessi. Ad esempio, nel caso la dose di azoto in copertura sia di 100 o più kg/ha, è bene frazionare le applicazioni in campo.

L’irrigazione è l’elemento forse più importante per evitare lo stress alla coltura. È importante fornire l’acqua al mais con una certa continuità e a dosi non eccessive per ogni intervento. In questo senso stanno rivelandosi molto vantaggiosi sistemi di irrigazione innovativi come le ali gocciolanti stese in superficie o interrate a 40 cm nel suolo e altri già conosciuti ma molto validi dal punto di vista agronomico come i pivot e i ranger.

Il trattamento alla piralide è l’ultimo tassello indispensabile, e quindi questo intervento non va mai eliminato dall’elenco degli interventi agronomici da non mancare.

Irrigazione del mais con pivot.

Irrigazione del mais con pivot.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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