Advertisement

Le dieci regole d’oro per produrre grano duro di qualità a costi sostenibili

Le dieci regole d’oro per produrre grano duro di qualità a costi sostenibili

Crediamo di essere bravi produttori di grano duro, ma purtroppo la realtà dice invece che non siamo in grado di soddisfare i fabbisogni nazionali di materia prima, sia in termini di quantità prodotta sia in termini di qualità. Il motivo risiede in un sistema di coltivazione che, tranne alcune eccezioni, è poco efficiente e quindi poco competitivo.

Per fortuna c’è qualcuno che ha cercato di capire dove e come si commettono gli errori agronomici e ha svolto a sue spese un’importante attività a pieno campo che nel giro di 4 anni ha coinvolto 25 aziende agricole dislocate in diverse aree produttive italiane. Si tratta della società Barilla che, insieme a Horta, con il progetto BSF (Barilla Sustenaible Farming) è riuscita a capire dove gli agricoltori italiani sbagliano e ha riassunto in dieci regole il sistema di coltivazione che permette all’agricoltore di produrre un grano duro con le caratteristiche che richiede l’industria molitoria, a costi competitivi e con basso impatto ambientale. Quindi il grano duro che vuole il mercato ma anche che remunera adeguatamente chi lo coltiva.

Tutto ruota attorno alla nuova figura dell’imprenditore agricolo sostenibile, che è colui che prende decisioni complesse sia strategiche (cioè di lungo periodo) sia tattiche (cioè pronta risposta agli eventi che accadono in campo, tenendo conto di una molteplicità di risorse, limitazioni e obiettivi). E che alla fine di ogni anno guadagna anziché perdere euro, come fanno molti suoi colleghi attaccati alle regole del passato.

La corretta applicazione delle dieci regole in quattro anni ha portato ai seguenti risultati:

  1. Aumento del 20% delle rese del grano duro
  2. Riduzione del 13% dei costi di coltivazione
  3. Riduzione dal 12 al 30% delle emissioni di CO2 in atmosfera

Le dieci regole d’oro per il grano duro

Ecco cosa fare in campo nelle dieci regole d’oro elaborate da Barilla.

1. Avvicendare le colture

Inserire il frumento in una rotazione con dicotiledoni quali soia, girasole, colza, pomodoro, barbabietola, medica, leguminose da granella, per poter utilizzare dosi inferiori di concimi e aumentare le rese grazie all’avvicendamento rispetto ai ristoppi.

2. Lavorare il suolo rispettandolo

Il tipo di lavorazione va scelta in modo flessibile a seconda dei suoli e del sistema colturale dove è inserito il grano duro.

  • La minima lavorazione va applicata con precessione a mais, sorgo, frumento tenero.
  • La semina su sodo si addice con precessioni a soia, colza, pomodoro, medica pisello proteico e favino sempre che i terreni siano ben livellati e non siano stati calpestati al momento della raccolta.

3. Usare la migliore varietà

Sembra ovvio, ma purtroppo nella maggior parte dei casi la scelta dell’agricoltore non è fatta in maniera professionale. È infatti importante conoscere la riposta produttiva e qualitativa oltre che la resistenza a stress di vario genere, nella propria realtà aziendale. Come si fa? Ogni anno va dedicata una parte della superficie alla semina di varietà nuove per l’azienda. Solo così si potranno individuare nel tempo quelle che veramente si adattano al luogo dove vengono coltivate.

4. Usare solo sementi certificate e conciate

Purtroppo ancora il 40% del seme messo nel terreno non è certificato e conciato industrialmente, e questa è una delle principali cause della scarsa produzione italiana di grano duro, spesso di bassa qualità. Solo il seme certificato garantisce l’identità varietale e la qualità in termini di purezza, germinabilità e resistenza alle avversità.

5. Seminare al momento giusto

Ogni varietà ha un’epoca di semina ideale e produce in maniera anche molto diversa a seconda di quando viene messa in campo.

Come si vede dal grafico qui a destra, in generale a ogni mese di ritardo nella data di semina corrisponde una minore produzione, ma le tre varietà danno risposte differenziate.

Resa di tre varietà seminate in epoche differenti. Alcune varietà si adattano meglio al ritardo della semina. Elaborazione dati Horta.

Resa di tre varietà seminate in epoche differenti. Alcune varietà si adattano meglio al ritardo della semina. Elaborazione dati Horta.

6. Usare la giusta dose di semi

La densità di semina varia a seconda della varietà, dell’areale, dell’epoca di semina e delle condizioni del suolo. Semina troppo fitte impediscono alla coltura di sfruttare al meglio le risorse e finiscono per favorire lo sviluppo delle malattie. Semine troppo rade possono invece limitare la produzione.

Come si vede dal grafico a destra, la varietà A riduce le rese sia a basse che ad alte densità di semina; mentre la varietà B ottiene alte rese con investimenti fitti.

Resa di due varietà seminate a diverse densità. La varietà A riduce le rese sia alle basse che alle alte densità di semina. La varietà B ottiene le più alte rese con investimenti fitti. Elaborazione dati Horta.

Resa di due varietà seminate a diverse densità. Elaborazione dati Horta.

7. Diserbi tempestivi

Ritardare i trattamenti diserbanti può portare a consistenti perdite di produzione a causa della forte competizione esercitata dalle infestanti nei confronti di nutrienti ed acqua.

Come si vede dal grafico a destra, l’intervento di diserbo effettuato in primavera avanzata porta a perdite produttive di granella anche dell’80% rispetto al trattamento diserbante effettuato in inverno.

Resa in granella in rapporto all’epoca di applicazione di due avenicidi. L’intervento di diserbo effettuato in primavera avanzata può comportare perdite produttive anche dell’80% rispetto all’intervento invernale. I dati nel grafico sono indicizzati considerando la resa della prima epoca di applicazione uguale a 100. Elaborazione dati Horta.

Resa in granella in rapporto all’epoca di applicazione di due avenicidi. I dati nel grafico sono indicizzati considerando la resa della prima epoca di applicazione uguale a 100. Elaborazione dati Horta.

8. Dosare bene l’azoto

L’azoto alla semina ha un’efficienza bassa poiché è soggetto a dilavamento. L’azoto distribuito con la coltura in atto ha maggiore efficienza soprattutto se è frazionato e così contribuisce ad aumentare la ressa in granella e il tenore in proteine dei chicchi.

La stessa dose di azoto (41 unità) somministrata in accestimento, a inizio levata e a fine levata porta rispettivamente a un contenuto proteico del 10%, 11,5% e 13% sulla sostanza secca. Ciò dimostra che l’epoca di distribuzione è una scelta strategica.

9. Proteggere la pianta dalle malattie

I trattamenti di difesa fungicida in relazione alle condizioni di rischio dell’area di coltivazione e dell’annata sono fondamentali. Il controllo della fusariosi deve essere effettuato con sistemi preventivi e soprattutto curativi attraverso i trattamenti con fungicidi specifici all’inizio della fioritura.

10. Estendere la sostenibilità al sistema aziendale

Le buone pratiche agricole non devono essere limitate alla coltivazione del grano duro, ma debbono essere estese con attenzione e cura anche alle altre colture del sistema aziendale.

 


 

Chi legge le dieci regolette potrebbe dire che sono cose ovvie: infatti lo sono e lo dovrebbero essere per tutti coloro che coltivano il grano duro e le altre colture ma purtroppo non è così e lo abbiamo spiegato all’inizio di questo articolo tant’è che siamo importatori sia di grano duro sia di grano tenero, per non parlare della soia.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


Tag assegnati a questo articolo:
Barillagrano duroHorta

Articoli correlati

Grano duro, stoccaggio differenziato e contratti: finalmente gli operatori valorizzano il raccolto

Dopo tante polemiche e perplessità, finalmente qualcosa si muove sul fronte del grano duro nell’ottica di valorizzare il raccolto, prima

Frumento foraggero Ludwig: l’alternativa economica al silomais per l’allevamento da latte di alta qualità

«Dal 2011, anno di esordio del frumento di forza Ludwig per la destinazione foraggera, la crescita di superficie dal nord

La bietola è ancora regina per la redditività

I risultati di un monitoraggio svolto dai tecnici delle associazioni bieticole Anb, Cnb e Abi e coordinato da Beta mostrano

Nessun commento

Scrivi un commento
Nessun commento Puoi essere il primo a commentare questo articolo!

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato.
I campi contrassegnati da asterisco sono obbligatori.*