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Mais ogm: la Corte di giustizia UE riabilita le semine clandestine

Mais ogm: la Corte di giustizia UE riabilita le semine clandestine

L’agricoltore Giorgio Fidenato e un gruppo di suoi colleghi friulani avevano sfidato i divieti italiani, coltivando nel 2014 il mais biotech Monsanto Mon 810 e subendo le conseguenze di un procedimento penale da parte del Tribunale di Udine. Ma la Corte di giustizia europea ha affermato che non è lecito vietare la coltivazione di ogm senza che sia dimostrato il pericolo per la salute umana. Ad affermarlo è una sentenza emessa il 13 settembre scorso, che va ad aggiungere un ulteriore tassello all’infuocato dibattito sugli organismi geneticamente modificati.

L’incertezza scientifica che ancora regna sovrana sul mais ogm in merito agli eventuali rischi per la salute, non sarebbe quindi un presupposto sufficiente per adottare misure di emergenza come il divieto alla coltivazione – almeno secondo quanto afferma la sentenza europea. Ma nonostante questo, l’Italia persevera nella scelta di non coltivare gli ogm, nemmeno a scopo sperimentale, bensì di importarli; tanto che, per esempio nel caso della soia che per l’alimentazione animale, tutti sappiamo che è ogm per almeno l’85% della materia prima che giunge nei nostri porti.

Dunque gran parte dell’Europa, fatta eccezione per Spagna e Romania, continua a essere territorio “ogm free” per scelta e non per obbligo, con una indiscussa forte penalizzazione per i nostri agricoltori. Ricordiamo infatti che mais ogm non significa solo resistente al glifosate, ma anche e soprattutto ibridi capaci di resistere alle avversità climatiche e in particolare alla siccità. Il nostro ministero delle politiche agricole è proprio sicuro che ibridi di questo tipo non ci farebbero davvero tanto comodo per limitare le importazioni di materia prima indistinta e per valorizzare il nostro made in Italy?

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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