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Per avere successo con la minima lavorazione occorre la corretta gestione dei residui colturali

Per avere successo con la minima lavorazione occorre la corretta gestione dei residui colturali

Tra i principi più importanti per applicare con successo la minima lavorazione al posto delle arature tradizionali, oltre a evitare il calpestamento del suolo, al secondo posto mettiamo la gestione dei residui colturali e in particolare quelli di maggiori dimensioni e ingombro, come sono quelli del mais.

Mauro Agosti di Condifesa Lombardia Nord Est, che da anni divulga agli agricoltori i sani principi dell’agricoltura conservativa, fa una serie di raccomandazioni che ci sembra utile ricordare anche nel nostro portale, anche perché alcuni lettori del Nuovo Agricoltore hanno sollevato alcune perplessità e tanti dubbi.

I residui colturali sono un fattore importante per mantenere la fertilità

Innanzitutto va ribadito che la presenza dei residui colturali sulla superficie del campo rappresenta un’importante fattore per il mantenimento della fertilità dei suoli ed è uno dei principi chiave dell’agricoltura conservativa. La lenta degradazione dei residui favorisce infatti la formazioni di sostanza organica stabile, la cui azione positiva si evidenzia su molte delle caratteristiche fisicochimiche del terreno.

I residui colturali lasciati in superficie hanno inoltre un’altra importantissima funzione, che è quella di proteggere il suolo dall’azione battente delle piogge, che rappresenta un importante fattore di degradazione della struttura glomerulare che prelude al compattamento.

Allo stesso tempo, i residui colturali in superficie possono però rappresentare un ostacolo alle operazioni di preparazione del terreno, di semina, di rincalzatura e di irrigazione per scorrimento, ostacolando l’azione delle macchine operatrici e il deflusso dell’acqua. La presenza di abbondanti residui in primavera rallenta inoltre il riscaldamento del terreno e la sua asciugatura, costringendo a ritardare le semine, soprattutto nella non lavorazione.

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La semina del mais in due diverse situazioni con presenza di residui sulla superficie del suolo. A sinistra molto ingombranti come gli stocchi di mais trinciati; a destra di minori dimensioni su residui di colza. In entrambi i casi, se la seminatrice è quella adatta, vengono rispettati sia l’investimento sia la profondità di semina prestabilita.

Importante la trinciatura dei residui

Poiché questi organismi vivono nel suolo, è fondamentale che i residui colturali per essere degradati vengano a contatto con il terreno. Residui non trinciati, soprattutto nel caso del mais, o accumulati in una parte del terreno (per esempio le andane dietro la mietitrebbia) rimarranno in parte sospesi dal terreno e non si degraderanno entro la primavera successiva.

La trinciatura dei residui ne riduce la dimensione favorendo l’attacco di funghi e batteri e limitando l’intralcio meccanico dei residui stessi, che non intasano gli organi lavoranti delle macchine operatrici e non formano barriera in caso di irrigazione per scorrimento.

La trinciatura e la distribuzione uniforme sul terreno favoriscono inoltre il contatto dei residui con il suolo, favorendone la degradazione. La trinciatura degli stocchi può essere fatta con dei trinciastocchi, che devono garantire un buon sminuzzamento del residuo, oppure direttamente dalla mietitrebbia se dotata di dispositivi trinciastocchi sotto la barra.

Essenziali anche i trinciapaglia e i dispositivi che possono anche allargare il residuo evitando la formazione di andane, importante soprattutto in caso di barre molto grandi.

L’incorporazione nei primi centimetri di suolo

Questa pratica, attuabile in autunno con una dischiera che mescoli gli stocchi con il terreno senza interrarli, favorisce il contatto fra i residui, il terreno dove risiedono i batteri e i funghi che ne determineranno il degrado durante l’inverno.

Ovviamente, in caso di minima lavorazione del terreno sia autunnale sia primaverile, si avrà un certo interramento degli stocchi nei primi centimetri di terreno, che sarà più o meno significativo a seconda del tipo di macchina utilizzato per la lavorazione. La forma delle ancore, la presenza di dischiere prima o dopo le ancore, o ancora la forma dei dischi montati, determineranno un interramento e una lavorazione più o meno significativa del residuo colturale.

Il Qualidisc 3000 di Kverneland porta anteriormente due fili di dischi di grandi dimensioni che tagliano perfettamente qualsiasi tipo di residuo colturale, che è il presupposto per una minima lavorazione eseguita a regola d’arte.

Il Qualidisc 3000 di Kverneland porta anteriormente due fili di dischi di grandi dimensioni che tagliano perfettamente qualsiasi tipo di residuo colturale, che è il presupposto per una minima lavorazione eseguita a regola d’arte.

Il CLC di Kverneland è un’attrezzatura dotata di ancore e dischi che opera con un solo passaggio sui residui colturali per la preparazione diretta del letto di semina. Nei casi più ostici, si fa prima un passaggio con Qualidisc e un secondo con CLC. Poi si semina.

Il CLC di Kverneland è un’attrezzatura dotata di ancore e dischi che opera con un solo passaggio sui residui colturali per la preparazione diretta del letto di semina. Nei casi più ostici, si fa prima un passaggio con Qualidisc e un secondo con CLC. Poi si semina.

Come detto, la minima lavorazione porterà a interrare nei primi centimetri una parte del residuo rimasto, ma non facendolo sparire come invece avviene con l’aratura.

Utilizzare una seminatrice adatta a lavorare sui residui

Le seminatrici che si andranno a utilizzare dovranno essere ovviamente a disco, e possibilmente montare anteriormente delle ruote per la pulizia della linea semina e/o un disco taglia-residuo che può anche determinare una minima lavorazione sulla linea-semina, favorendo la deposizione del seme. La pulizia della linea-semina non solo eviterà che il seme venga piantato negli stocchi o nella paglia – una situazione estremamente negativa – ma spostando il residuo stesso favorirà il riscaldamento del terreno proprio lungo la linea-semina.

La seminatrice Kverneland s-drill PRO è costruita in modo tale da operare con successo direttamente sui residui colturali.

La seminatrice Kverneland s-drill PRO è costruita in modo tale da operare con successo direttamente sui residui colturali.

Per quanto riguarda il fatto che i residui colturali lasciati più o meno in superficie possano accrescere le problematiche relative ad attacchi di fusarium, micotossine e piralide, fatta eccezione per casi molto particolari, l’esperienza di campo più che decennale dimostra che si tratta di un falso problema. Non c’è dubbio che queste problematiche esistono, ma la realtà è che si presentano sia che si faccia aratura sia che si lavori con le tecniche conservative, con una frequenza assolutamente identica. Quindi occorre prestare sempre molta attenzione con la prevenzione, evitando per esempio le monosuccessioni e facendo in modo che le colture non entrino in stress.

Un problema che rispetto all’aratura si può davvero presentare se si adottano le minime lavorazioni riguarda invece gli attacchi di limacce, che vanno opportunamente monitorate e controllate con mezzi idonei nel caso il livello di infestazione superi le soglie limite.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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