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Agricoltura, la mappatura del suolo serve o non serve per le dosi variabili?

Agricoltura, la mappatura del suolo serve o non serve per le dosi variabili?

Il nostro recente articolo “Fare la mappa di prescrizione è semplice con Climate Field View” ha suscitato immediatamente una domanda, che per la verità ci aspettavamo, da parte dei nostri lettori: «Ma allora la mappatura del suolo, di cui parlate da tanto tempo, non serve a nulla se si usano le mappe satellitari?». La risposta è che le mappe del suolo servono eccome, se si desidera avere tutte le informazioni oggi possibili per costruire una mappa di prescrizione al fine di applicare dosi variabili di seme, concime e agrofarmaco.

Due percorsi differenti

Poiché in Italia, almeno per quanto riguarda le colture estensive, gli agricoltori manifestano ancora molte perplessità nell’investire sull’agricoltura 4.0 e sulle tecniche di precisione, Climate Field View, semplificando il lavoro di analisi ed elaborazione ma riducendo la spesa, può certamente contribuire ad accelerare il cambio di mentalità degli operatori.

Non c’è dubbio che fare una mappa di prescrizione partendo dai dati satellitari che indicano lo stato di salute del campo, magari confrontati con le mappe di produzione delle ultime annate, è un percorso diverso rispetto a una prescrizione che si fonda sulle mappe del suolo, almeno quelle molto complete e dettagliate fornite da Agrisoing che si utilizzano per esempio nel progetto Kverneland Academy. Dobbiamo chiarire bene che si tratta di due percorsi differenti con due diversi approcci: uno, Climate Field View, è più semplificato e capace di fare da apripista per tutti all’agricoltura di precisione; l’altro, quello basato sulle mappe del suolo e su app dedicate per creare le mappe di prescrizione, è più complesso ma anche più preciso, dato che può contare su una grande mole di informazioni sul terreno dove si coltiva. Cambiano i costi e cambia l’impegno per l’agricoltore, ma i due percorsi non devono entrare in conflitto, altrimenti l’agricoltura di precisione rimane al palo.

Le mappe del sistema Climate Field View. Sotto a sinistra lo stato di salute del frumento (rosso male, verde bene), a destra la diversa evapotraspirazione delle piante espressa in mm/giorno (blu bene, giallo male).
Climate Field View. A sinistra la mappa dello stato di salute della coltura e a destra la mappa di raccolta.
La mappa del suolo dell’appezzamento della Kverneland Academy 2019, dove i diversi colori stanno a indicare diverse tipologie di suolo dal punto di vista della tessitura (sabbia, limo, argilla, eccetera).
Una delle tante mappe che fornisce l’analisi di Agrisoing. In questo caso si vede come varia la disponibilità di fosforo assimilabile nelle diverse zone dell’appezzamento.

Cosa dovrebbero fare gli agricoltori

In chiusura ci permettiamo un consiglio pratico rivolto a due tipologie di agricoltori.

Agricoltore innovatore: prima fa fare le mappatura del suolo sugli appezzamenti, poi acquista Climate Field View per costruire una mappa di prescrizione con tutti i dati possibili e per registrare tutto quello che, anno dopo anno e punto per punto, viene fatto in campo.

Agricoltore tradizionalista e dubbioso: prima acquista Climate Field View per impratichirsi sull’agricoltura digitale con minori spese, poi… presto si renderà conto che una mappatura dei terreni è necessaria, perché gli consentirà di capire finalmente perché in quella zona rossa della mappa di Field View il mais o il frumento stanno peggio.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.



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