Grano in Emilia: nella patria dell’aratura profonda, qualcuno fa i conti e punta sul sodo

Grano in Emilia: nella patria dell’aratura profonda, qualcuno fa i conti e punta sul sodo

«Mi dica lei, con i prezzi attuali del grano, come si può pensare di preparare il terreno con aratura e due o tre erpicature. È una follia di quelli che non fanno i conti e si lamentano. Da qualche anno da alcuni miei clienti di “ampie vedute” ho cominciato a seminare il frumento su sodo con ottimi risultati produttivi e ora mi ringraziano, dicendo che se non si fa così, addio grano!». Così si esprimeva qualche giorno fa nella pianura bolognese un contoterzista (che ci chiede di mantenere l’anonimato), bersagliato dalle solite feroci critiche da parte di molti colleghi e agricoltori tradizionalisti della zona, che non ne vogliono sapere di abbandonare l’aratura, ma che evidentemente non fanno bene i loro conti.

Questo contoterzista ci ha fatto visitare alcuni campi di grano seminato su sodo direttamente sui residui colturali del mais, e non c’è dubbio che la coltura goda di ottima salute, al pari di quella seminata in maniera tradizionale, ma con molte spese superflue in più.

Ormai in molte altre parti d’Italia, centro e sud compresi, la semina dei cereali vernini su sodo è diventata una prassi consolidata, dal momento che, oltre al risparmio sui costi, si ottengono notevoli vantaggi sulla fertilità chimica e fisica dei suoli che aumentano anno dopo anno, anche quando si semina mais effettuando la minima lavorazione o lo strip-till. Lo spauracchio degli attacchi fungini, che sarebbero causati dai residui colturali rimasti in superficie anziché interrati con l’aratura, non è più terreno di discussione dal momento che oggi, se si vuole fare frumento, bisogna farlo bene e quindi non si può prescindere dai trattamenti fungicidi, almeno nelle aree padane.

Ecco il video e le immagini del terreno emiliano seminato su sodo: come potete vedere, il frumento è nato perfettamente con la semina diretta, anche tra i copiosi e ingombranti residui colturali di mais, lasciati in superficie dopo la raccolta autunnale.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all’Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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