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L’agricoltura del futuro? Di precisione e innovativa (ma biologica solo in parte)

L’agricoltura del futuro? Di precisione e innovativa (ma biologica solo in parte)

Con le brume invernali e il rallentamento dei lavori in campo, c’è più spazio per dare uno sguardo al futuro della nostra agricoltura.

L’agronomo Angelo Frascarelli, in uno stimolante editoriale pubblicato nei giorni scorsi sull’Informatore Agrario, sostiene che l’agricoltura prossima ventura sarà biologica e di precisione. Questo perché lo vuole il consumatore, dice Frascarelli, assodato che dal 2007 al 2017 i consumi di prodotti alimentari biologici sono cresciuti del 15% in valore e oggi il bio vale il 3% dei consumi alimentari.

In effetti ogni anno la crescita del biologico è esponenziale, tuttavia non dobbiamo dimenticare che si tratta di un tipo di agricoltura molto impegnativa dal punto di vista tecnico, che esige alta professionalità e che presta il fianco anche a numerosi interrogativi sulla sua reale applicabilità tecnica, soprattutto con i cambiamenti climatici in atto.

I dubbi sull’agricoltura biologica

Per esempio, la scienziata Elena Cattaneo dell’Università di Milano professa forti dubbi sulla futura crescita delle produzioni biologiche così come si intendono ora, anche perché – sostiene la docente in un recente articolo de La Repubblica – gli alimenti bio nella grande distribuzione presentano un ingiustificato ricarico di prezzo senza però differire in qualità al consumo rispetto ai corrispettivi non biologici. Senza contare che le procedure del biologico su larga scala sono piene di deroghe e di truffe.

A nostro avviso il cibo biologico piace e crescerà, ma probabilmente ancora per molto tempo rimarrà una nicchia dorata, soprattutto se i prezzi di mercato rimarranno così elevati, escludendo di fatto dagli acquirenti la maggior parte dei cittadini che, come è noto, non navigano certo nell’oro.

I limiti attuali sono nell’alta professionalità

Inoltre, come sostiene giustamente Frascarelli, l’agricoltore che fa biologico deve avere un bagaglio di conoscenze su biologia, agronomia, clima e suolo molto superiori a quelle necessarie all’agricoltore convenzionale. E questo costituirà, secondo noi, un forte vincolo che almeno per molto tempo terrà lontana dal biologico (quello autentico s’intende) la maggior parte degli imprenditori.

La cosa certa è che invece l’agricoltura, non del futuro ma di domani mattina, è agricoltura di precisione, nella gestione delle operazioni colturali e dei dati aziendali. Il motivo è sotto gli occhi e nel portafogli degli agricoltori che l’hanno già messa in pratica: si riducono gli sprechi, si migliora la fertilità del terreno, si risparmia in carburanti e manodopera, si aumenta la qualità dei raccolti e la sostenibilità ambientale, interpretando al meglio una logica di filiera a tracciabilità totale.

La gestione intelligente dei dati, dice Frascarelli, è il business del futuro, ma anche in questo caso il vero limite sono le capacità professionali necessarie, che sono acquisibili solo con pazienza e dedizione. La diffusione dell’agricoltura di precisione quindi procederà lentamente, ma poi assisteremo a una sua crescita esponenziale, una volta persuasi gli agricoltori degli enormi e ineguagliabili vantaggi che porta con sé.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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1 commento

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  1. Giuliano
    Giuliano 14 dicembre, 2017, 20:05

    Senza dimenticare che per produrre in modo biologico bisogna aumentare la superficie coltivabile in quanto con il bio si produce il 40% in meno.

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