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Norme incerte e inefficienza informatica di Agea: tre esempi che penalizzano gli agricoltori

Norme incerte e inefficienza informatica di Agea: tre esempi che penalizzano gli agricoltori

Gli agricoltori italiani sono ormai ben consapevoli che devono garantire, oltre ai prodotti che ci servono per vivere, anche alcuni benefici ambientali a fronte di pagamenti specifici previsti dalla nuova Pac. «I veri problemi degli agricoltori nascono però dall’incertezza delle norme e dalle inefficienze informatiche di Agea», tuona Angelo Frascarelli dell’Università di Perugia, che riporta tre esempi di ciò che non funziona e che qualcuno al Ministero dovrebbe mettere a posto in vista della domanda 2017.

La questione dell’erba medica

Dal 2016 l’erba medica e le leguminose foraggere sono “coltura” e non sono classificate come “erba o altre piante da foraggio”. Questo cambiamento ha finito per penalizzare molto l’Italia, soprattutto nelle zone di produzione del Parmigiano Reggiano e dei foraggi essiccati. Il Ministero è stato incapace di tutelare a Bruxelles i nostri legittimi interessi.

La coltura diversificante

Ai fini della diversificazione, su una superficie in cui si pratica la policoltura intercalare coltivando una coltura seguita da una seconda coltura, la superficie si ritiene occupata esclusivamente da una sola coltura detta “coltura diversificante”. Dopo ben due circolari di Agea non è stata fatta ancora chiarezza su questo tema e gli agricoltori fanno le loro scelte colturali nella più totale incertezza.

Elementi caratteristici del paesaggio

In Italia abbiamo tantissimi alberi, siepi, fasce tampone, fossi e bordi di campo che possono essere utilizzati ai fini della dimostrazione del famoso 5% di area ecologica. Ma la quasi totalità degli agricoltori non utilizza questi elementi del paesaggio, perché i calcoli delle percentuali sono complicatissimi e perché non si fidano dei sistemi informatici di Agea al momento dei controlli. Ecco allora che convertono una parte dei terreni a set aside oppure a colture azotofissatrici anziché utilizzare elementi paesaggistici che ogni agricoltore ha in abbondanza.

Su questi e su altri aspetti della Pac che non vanno, qualcuno interverrà per il 2017?

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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