Mais, Gattoni: “Con la dose variabile si produce di più, anche sui terreni difficili”

Mais, Gattoni: “Con la dose variabile si produce di più, anche sui terreni difficili”

Quando c’è un ingegnere alla conduzione di un’azienda agricola, come è il caso di Carlo Gattoni che dirige insieme al figlio Piero la “Cascinazza” a Meleti (Lodi), non c’è dubbio che si sappiano fare molto bene i conti e che i numeri debbano quadrare ogni anno, e che si guardi con grande curiosità e attenzione all’innovazione agronomica e tecnologica, soppesandone i pro e i contro sempre con la calcolatrice a portata di mano.

Il successo di un’impresa (anche agricola, ricordiamolo sempre!) dipende prima di tutto dalla professionalità di chi la conduce ed è per questo che alla Cascinazza, 280 ettari a seminativo, un impianto di biogas da 1 MW e una stalla con manze, si punta sulla diversificazione e sulle tecnologie.

Carlo Gattoni accanto alla seminatrice aziendale Kverneland Optima HD e-drive.

Minima lavorazione al posto dell’aratura

«Da più di cinque anni – dice Gattoni – abbiamo introdotto con una certa gradualità, data la grande variabilità dei nostri terreni, la minima lavorazione e oggi possiamo dire che l’aratro lo abbiamo venduto. Non rovesciare più la fetta di terra e integrare la fertilizzazione con tecniche di immissione diretta del digestato proveniente dall’impianto di biogas, ci ha portato vantaggi in termini produttivi, perché produciamo di più rispetto all’aratura, e anche economici dato che risparmiamo nei tempi di lavoro e in gasolio. Maggiore tempestività unita a un miglioramento della fertilità complessiva dei nostri terreni. Un bel risultato!».

Diversificazione colturale, con un occhio al mercato

La diversificazione colturale è un altro aspetto importante di questa azienda: «Dobbiamo alimentare l’impianto di biogas e le nostre manze, ma vanno prese in considerazione anche colture che oggi hanno mercato come per esempio le orticole come pisello, fagiolo o il mais dolce. La maggior parte della superficie è comunque destinata al mais di primo e di secondo raccolto, oltre 80 ettari sono occupati dal triticale e una trentina circa da erbai e dalla medica. Certamente la strada dei secondi raccolti continueremo a percorrerla, perché riteniamo sia un’opportunità agronomica ed economica importante da cogliere».

L’irrigazione a goccia, un’innovazione da considerare

Anche per quanto riguarda l’irrigazione, la “Cascinazza” sta testando alternative allo scorrimento: «Da qualche anno stiamo provando l’irrigazione a goccia con le ali stese in superficie, che affianca gli altri due sistemi aziendali, aspersione e scorrimento. Non c’è dubbio che con questo sistema le produzioni aumentano, anche se ci sono costi da affrontare, ma soprattutto su certi tipi di terreni il sistema lo riteniamo molto valido».

La semina a dose variabile del mais

Sul mais, nel 2019 l’azienda ha provato la semina a dose variabile. Così Gattoni racconta da dove è partito il progetto e quali riscontri ha avuto dal campo: «Alcuni test, sempre con il supporto agronomico del servizio tecnico di Dekalb, sono stati fatti nel 2017 e nel 2018 ma possiamo considerare il 2019 l’anno di partenza di questa nuova esperienza. Abbiamo dedicato alla dose variabile un appezzamento di circa 12 ettari che presenta una grande variabilità nella composizione del suolo, passando da zone sabbioso-limose a zone decisamente argillose. Sulla base delle informazioni desunte dalla mappatura del suolo e dalle mappe di vigoria della coltura 2018 elaborate da Climate Field View, abbiamo realizzato delle mappe di prescrizione con una variabilità di semina da 7 a 9,5 semi/mq. L’ibrido prescelto è stato il DKC 7074, che è tra quelli adatti alla semina a dose variabile e la seminatrice che abbiamo utilizzato è quella aziendale, la Optima HD e-drive di Kverneland. Le mappe di vigore di Climate Field View del mese di agosto mostravano una invidiabile omogeneità di tutto l’appezzamento, dato inaspettato dal momento che sappiamo bene come il 2019 sia stato un anno assai poco favorevole per il mais, tant’è che anche le nostre produzioni sono risultate più basse rispetto alle nostre medie storiche».

Da questa mappa del suolo si desumono le diversità di tessitura di terreno, per lo più FS (franco-sabbioso), a eccezione di un’area SF (sabbioso-franca). Per quanto riguarda l’aspetto “drenaggio”, come si vede dalla foto, la variabilità anche su una piccola superficie è elevata.

Ecco la mappa di prescrizione della semina a dose variabile creata dal servizio tecnico Dekalb grazie a Climate Field View. Si va da 70 a 95 semi/mq.

Il 17 agosto 2019 Climate Field View ha prodotto questa mappa di vegetazione. Si nota una notevole uniformità dell’ottimo stato vegetativo del mais, indicatore importante che anticipa una produzione che si è rivelata la migliore rispetto alla media aziendale, dove il mais è stato seminato a dose fissa.

La dose variabile migliora la redditività

Vediamo ora i riscontri produttivi della semina a dose variabile, paragonandola con la semina a dose fissa di tutta l’azienda: «L’ibrido DKC 7074, sui 12 ettari con semina a dose variabile irrigati a goccia, ha prodotto 208 ql/ha di sostanza secca, mentre su altri appezzamenti con dose fissa di seme, la media produttiva dello stesso ibrido è stata pari a 196 ql/ha di sostanza secca. La media produttiva del mais aziendale irrigato a goccia, ma con dose fissa di seme, è stata pari a 204 ql/ha di sostanza secca, maggiore della media totale dell’azienda che è risultata di 200 ql/ha di sostanza secca, ma comunque inferiore alla produzione con seme variabile, che è pari a 208 ql/ha di sostanza secca. Quindi possiamo concludere che la semina a dose variabile ci ha dato circa 80 euro/ha in più, pertanto nel 2020 la estenderemo su un’altra parte dell’azienda, creando le nuove mappe di prescrizione partendo dalle mappe satellitari di Climate Field View».

Minima lavorazione del suolo, irrigazione a goccia e semina a dose variabile, oltre a un ben calibrato piano di concimazione e di difesa, sono le chiavi del successo produttivo ed economico della Cascinazza, a dimostrazione, ancora una volta, che la professionalità paga sempre.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.



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