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Soia: la semina a dose variabile rimette a reddito un terreno abbandonato

«Quegli undici ettari a ridosso di un torrente erano il mio assillo, perché da anni perdevo soldi a coltivarli e addirittura mi mangiavo anche la Pac. Avevo ormai deciso di abbandonare quel terreno, ma quest’anno ho pensato di dargli l’ultima possibilità, con la semina della soia a dose variabile nell’ambito di un prova agronomica realizzata insieme a Sipcam Italia». Daniele Pavan di Buttrio (Udine), oltre a essere un contoterzista molto preparato e attrezzato sotto tutti i punti di vista, è sempre disposto ad accettare nuove sfide e anche questa volta la sua intraprendenza è stata ben ripagata.

«Quel terreno ha una variabilità estrema – spiega Pavan – si va dal medio impasto con un buon livello di fertilità al terreno quasi inerte con tantissimo scheletro e quindi poverissimo. La scelta di Sipcam Italia, sulla base delle mappe del suolo, è stata quella di applicare due densità estreme: 35 piante/mq nella zona povera e 55 piante/mq nella zona fertile. La semina è stata effettuata il 30 giugno e il 1° luglio 2018, dopo un trattamento con glifosate e solo due passaggi di erpice Kverneland Qualidisc, che ancora una volta si è comportato egregiamente anche su un materasso di infestanti devitalizzate dello spessore di almeno 50 cm. L’investimento finale è risultato in media di 26 piante/mq circa nella zone peggiore e di 50 piante/mq nella zona fertile».

Il Kverneland Qualidisc 4000 di Pavan riesce a preparare letti di semina anche in condizioni estreme, come tessitura di suoli e massa di infestanti o residui, dove con ripuntatori ed erpici si dovrebbero effettuare numerosi passaggi successivi a volte senza buoni risultati.

Se avesse eseguito una semina tradizionale seguendo il consiglio di semina del catalogo Sipcam per quella varietà, quante piante avrebbe messo uniformemente su tutto il campo?

«Considerando che abbiamo seminato la varietà EM Sole, avremmo messo 48 piante/mq su tutto l’appezzamento e sarebbe stato un guaio, perché nella zona peggiore sarebbero state falcidiate dalla siccità estiva».

Invece cosa è successo?

«Grazie alla semina a dose variabile, nella zona peggiore ho prodotto 16 ql/ha con un tenore proteico del 42% e nel terreno migliore ho prodotto fino a 31 ql/ha con un tenore proteico intorno al 40%. La media produttiva sugli 11 ettari è di 20,42 ql/ha di soia secca e posso dire che mi sono ripagato tutte le spese dei mezzi tecnici e delle lavorazioni, mi è avanzato anche qualche euro e tutta la Pac. Dunque il rateo variabile mi ha salvato da una perdita economica sicura su un terreno ai limiti della praticabilità».

Quali altre considerazioni operative si possono fare?

«Innanzitutto che anche in terreni marginali, grazie a un investimento mirato e ponderato del numero di piante al metro quadrato, si possono ottenere livelli proteici ottimi. In secondo luogo, non è vero che un terreno leggero e povero abbassa il tenore proteico del seme di soia. Terzo, da almeno quattro anni si confermano vincenti le semine tardive anche in primo raccolto, cioè effettuare nei primi giorni di giugno. Chi semina in maggio produce sempre di meno».

Clicca qui per scaricare la mappa delle produzioni del terreno lavorato da Pavan e verificare i risultati di questo successo.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.



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