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”Tutta l’azienda a semina su sodo: scommessa vinta”

«Per il momento sono soddisfattissimo di aver fatto la scelta controcorrente di destinare tutta la superficie aziendale alla semina su sodo per medica, frumento e mais. Quando la seminatrice era in azione, a bordo campo un gruppetto di colleghi molto scettici mi hanno sfidato: se quelle colture nascono, ti paghiamo una cena. Ne ho vinte cinque». Giuseppe Alai, titolare del Podere Ca’ de’ Suore a Guastalla (Reggio Emilia), per la sua zona è un autentico pioniere del sodo, dal momento che tutti continuano ad arare ed erpicare. Ma visti i risultati delle sue semine di quest’anno, già un’altra azienda vicina si è convertita, decidendo all’istante di fare semina su sodo almeno per una parte della superficie.

Occorrono informazioni tecniche adeguate per evitare errori

«Passare da decenni di aratura al sodo non è semplice – dice Alai – e occorre avere le giuste informazioni per evitare errori che sono dietro l’angolo. Prima di tutto bisogna mettere in campo le macchine giuste, e devo dire che la seminatrice Optima HD e-drive di Kverneland ha fatto un lavoro molto preciso, riuscendo a seminare alla giusta profondità anche in mezzo ai residui colturali devitalizzati dal glifosate e agli stocchi di mais. Poi bisogna avere alcune accortezze, come per esempio la corretta gestione del residuo colturale che, nel caso della paglia, non va trinciata ma distribuita in maniera omogenea. Inoltre il glifosate va distribuito per tempo, almeno 25-30 giorni prima della semina, perché possa devitalizzare completamente tutta la vegetazione, e ancora il mais va trebbiato alto perché rimanga in campo uno stocco residuo alto e lungo che così non ostacola il lavoro della seminatrice».

E per chi lamenta danni da limacce con l’adozione del sodo, Alai risponde così: «È vero, può capitare, infatti ho distribuito 5 kg/ha di Sluxx che è un fosfato ferrico molto efficace utilizzato anche in agricoltura biologica, che mi ha messo al riparo da attacchi. Infatti le emergenze del mais sono perfette».

Mais seminato su sodo con la seminatrice Optima HD e-drive di Kverneland su residui colturali di frumento e di cover di trifoglio devitalizzati dal glifosate.

La medica Arpege

«Su residui colturali di mais ceroso, il 28 agosto 2018 ho seminato su sodo la medica Arpege che ho irrigato immediatamente. Ho cercato di seminare non troppo profondo, a 2-3 cm, e l’emergenza è stata fantastica. Oggi questo campo di medica presenta uno sviluppo superiore a tutti i medicai della zona e mi è già stato richiesto da parecchi allevatori».

Lo straordinario sviluppo della medica Arpege seminata su sodo nell’agosto 2018.

Il frumento Giorgione e il mais Pioneer P1916

«Sempre su sodo, sugli stocchi di mais ho seminato il frumento da seme Giorgione, che oggi al 20 di maggio 2019 mostra già una spiga e una pianta davvero eccezionali», prosegue Alai.

Il frumento Giorgione seminato su sodo
Notare lo sviluppo della piante di Giorgione e il particolare degli stocchi lasciati lunghi per non intralciare la seminatrice da sodo.

«Per quanto riguarda la superficie destinata al mais, dopo la raccolta del frumento 2018 ho seminato una cover crop di trifoglio, che nel 2019 ho devitalizzato con glifosate per seminare il mais su sodo con la Optima HD il 2 aprile scorso. Le nascite sono perfette e lo sono anche dove non mi sarei mai aspettato, cioè su un appezzamento che ha ospitato prato per 12 anni. Su sodo ho seminato il mais e il risultato è sorprendente!».

Mais seminato su sodo da Optima HD e-drive su un prato di 12 anni. Notare la perfetta emergenza della coltura e l’interruzione della sovrapposizione delle file grazie al sistema GEOSEED.

Ora non resta che aspettare la sentenza della mietitrebbia per poi fare i conti e vedere il livello di redditività che ha garantito il sodo.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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1 commento

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  1. Lucagb
    Lucagb 31 Maggio, 2019, 15:16

    Non sono un agricoltore ma un semplice hobbista ortista, però esistono decine di esperienze di semina su cover crop di trifoglio nano senza bisogno di devitalizzare con glifosate, viste anche le cause miliardarie che Bayer-Monsanto stanno perdendo in U.S.A per tumore, il frumento ed il mais non avrebbero difficoltà a germinare e nella crescita a togliere vitalità al trifoglio che dopo la trebbiatura riprende forza azotando il terreno.
    Ripeto non sono un professionista ma tante sono le esperienze che si possono trovare a giro per il mondo.

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