Offerta Botte Kverneland

Ecco il pioniere di una nuova agricoltura dove i conti tornano

«Quando ho deciso di passare dall’aratura alla minima lavorazione, mi serviva un’attrezzatura che, di fronte a una massa di residui colturali importanti come quelli del mais, non si fermasse e tutte quelle che avevo provato non mi convincevano. Ma un giorno ho messo gli occhi sul Qualidisc di Kverneland. Dino Durì dell’Agriservice di Talmassons mi ha proposto di provarlo, e così ho trovato il mio attrezzo ideale, perché consente di avere un interramento e una miscelazione perfetta della cotica erbosa con il terreno, abbinata a una notevole velocità di intervento». Chi parla è Daniele Pavan, agricoltore di Buttrio (Udine) che lavora, tra la terra di proprietà e quella dei clienti agricoltori, oltre 250 ettari e raccoglie il mais su oltre 800 ettari.

A sinistra Daniele Pavan e a destra Dino Durì.

Qualidisc: un portento di attrezzatura, soprattutto sui sassi

«Il primo anno ho provato il Kverneland Qualidisc su un vasto appezzamento, con una prima passata un po’ più profonda e, prima della semina del mais, con altri due giri veloci più superficiali. La mappa di raccolta in autunno registrava con mia grande soddisfazione 140 ql/ha di produzione, non solo come punte in piccole zone. Quel dato rimaneva costante per più tempo, andando avanti nel campo. La stessa produzione veniva registrata dove avevo arato ed erpicato, a dimostrazione che il Qualidisc aveva fatto un lavoro egregio con un risparmio di almeno 100 euro/ha. Da quel momento mi sono detto: questa è la strada giusta da battere, soprattutto sui terreni molto sassosi dove la macchina non teme nulla, mentre gli erpici incontrano molti problemi anche di rotture».

Il Qualidisc 4000 di Kverneland acquistato quattro anni fa da Pavan.

Ecco i terreni sassosi di Pavan lavorati dal Qualidisc, che ha interrato le infestanti e ha preparato il letto di semina.

L’emergenza del mais seminato su questo terreno dalla seminatrice Kverneland Optima HD e-drive. Il risultato è ottimo.

Dalle mappe di raccolta alle dosi variabili con le nuove macchine

Ma Pavan, da bravo innovatore, non si ferma alla lavorazione del terreno: da molti anni ha mappato tutte le produzioni di mais suddivise per i vari appezzamenti, e così quest’anno ha deciso di fare un altro passo avanti, investendo sulle attrezzature innovative per la semina, la concimazione e il diserbo: «Grazie alle mappe di raccolta realizzate nei miei terreni ma anche in quelli dei clienti – ci spiega l’imprenditore friulano – conosco con esattezza le zone meno fertili e quelle più fertili dove si può aumentare sia l’investimento, come numero di piante al metro quadro, sia le unità di fertilizzante. Così quest’anno ho acquistato da Durì tre attrezzature Kverneland 100% Isobus dotate di sistemi satellitari: la seminatrice Optima HD e-drive a trasmissione elettrica, lo spandiconcime Exacta CL Geospread e la botte ixTer B».

Il terminale Tellus Go di Kverneland per la gestione delle dosi variabili.

A Pavan chiediamo quali siano le sue impressioni a caldo da prima campagna. Questa la sua risposta: «Con la seminatrice Optima HD, dopo qualche giorno necessario per capire e mettere a punto tutte le funzioni della macchina, ho seminato tutti gli ettari di mais 2017 a rateo variabile, compresi i sedici ettari dedicati al progetto Dekalb-Aquatek dove abbiamo mappato anche la tessitura del terreno. Con lo spandiconcime Geospread ho già verificato con soddisfazione mia e dei miei clienti che, se vado in campo con un sacco da 50 per fare 10 ettari, alla fine del campo non mi è rimasto nemmeno un grammo di concime, che significa una distribuzione in campo perfetta, senza sovrapposizioni. Infine, con la nuova botte iXter ho la possibilità di certificare tutto quello che distribuisco in campo e quindi garantire a chi acquisterà il raccolto la tracciabilità dei trattamenti. Successivamente cercheremo di utilizzare la macchina anche per effettuare i diserbi a dosi variabili».

Come si nota nella parte destra dell’appezzamento, la seminatrice guidata dal satellite ha evitato le sovrapposizioni con uno “stacco” perfetto che sembra fatto con il compasso.

Un’altra dimostrazione dell’importanza della regolazione automatica della semina. La seminatrice non depone il seme dove è già stato seminato.

La tecnologia serve davvero

Pavan allora è persuaso che questa tecnologia serve davvero? «Io ne sono convinto – risponde – ma la sfida è convincere gli agricoltori che mostrano ancora molto scetticismo verso queste innovazioni tecnologiche, che invece sono le sole che possono far aumentare la redditività del mais. Io, tengo a sottolinearlo, ho investito decine di migliaia di euro perché credo che queste tecnologie ci permettano di continuare a fare cereali e soia sui nostri terreni con soddisfazioni economiche».

Il ruolo del concessionario

Attori decisivi per diffondere l’innovazione, oltre ai contoterzisti, sono i concessionari, e Dino Durì merita un plauso per l’entusiasmo che mette nel proporre le nuove soluzioni. «D’altra parte – commenta Durì – io per primo sono convinto che queste attrezzature Kverneland siano davvero formidabili e mi fanno fare bella figura con i clienti, quindi spingo sull’acceleratore!».

Un agricoltore innovatore anche nelle scelte colturali

Un’ultima annotazione: Pavan è innovatore anche nelle scelte colturali. Infatti semina il miglio sotto contratto, destinato alla produzione di pane bianco per celiaci e soia biologica per un’azienda che produce tofu alimentare. Senza considerare il mais precoce, a destinazione alimentare.

La redditività, cari agricoltori, passa anche attraverso queste scelte, sempre che la produzione sia fatta con molta professionalità e competenza. Sappiamo bene che le produzioni sotto contratto necessitano di molte attenzioni e anche molta fatica, che tuttavia vengono quasi sempre ripagate dal mercato. Pavan… docet!

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.



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