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Il Kultistrip lavora solo le bande di semina: l’ideale è fare l’operazione in autunno sui residui colturali

Lo strip-till è il sistema di minima lavorazione che probabilmente avrà il maggiore sviluppo in Italia, quando gli agricoltori avranno compreso e verificato i vantaggi che offre a chi fa mais e soia (» leggi la nostra guida sullo strip-till per saperne di più). Lavorare solo le bande di terreno che ospiteranno il seme e lasciare sulla restante superficie i residui colturali, significa migliorare nel giro di 4-5 anni in maniera sensibile la fertilità del suolo e ottenere notevoli risparmi nei costi.

L’aumento di fertilità è da intendersi come aumento della percentuale di sostanza organica, ma anche come miglioramento deciso della struttura e quindi della trafficabilità dei campi.

Il Kultistrip di Kverneland, tra le attrezzature per effettuare lo strip-till, è stato l’ultimo ad arrivare sul mercato, ma proprio per questo oggi presenta alcune esclusività che costituiscono dei vantaggi per chi lo usa. Le elenchiamo qui di seguito.

Il Kverneland Kultistrip, in questo caso a quattro file, oggi è disponibile sino a dodici file con interfila a 45 o 80 cm.

Prima tra tutti, c’è la possibilità di regolare in maniera semplice ognuno dei cinque organi di lavoro in maniera indipendente dagli altri, così da avere una lavorazione perfetta in ogni condizione di suolo, anche sui più tenaci o ricoperti di abbondanti residui e infestanti. Ma c’è anche la possibilità di scegliere tra diverse tipologie di ancora per la lavorazione della striscia di terreno a seconda della tessitura del suolo, così come differenti tipi di rulli che chiudono il cantiere di lavoro.

Ecco i cinque organi di lavoro del Kultistrip capaci di farsi largo tra residui e infestanti e di lavorare una porzione di terreno che potrà accogliere nel migliore dei modi il seme.

In questo caso in primavera, il letto di semina viene preparato con il Kultistrip e contemporaneamente si effettua la semina del mais.

Il Kultistrip lavora la striscia di terreno da seminare da 5 a 35 cm di profondità. Il terreno così preparato verrà seminato in primavera, utilizzando il segnale RTK per poter centrare perfettamente la banda lavorata con l’organo di deposizione della seminatrice e quindi mettere il seme al posto giusto.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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